Mascherine, Cini (Asfi): “I prezzi alti, sono un assist a chi disprezza la farmacia”

Mascherine, Cini (Asfi): “I prezzi alti, sono un assist a chi disprezza la farmacia”

Roma, 13 marzo- Dalla sempre vivace chat di scambi professionali dei soci Asfi sono emerse ieri segnalazioni e riflessioni utili a inquadrare alcuni aspetti dei fenomeni speculativi che, purtroppo,  si registrano sciacallescamente a margine dell’emergenza Covid-19, con rincari esorbitanti dei prodotti utili a proteggersi per quanto possibile dalla diffusione del contagio, su tutti le mascherine e i gel igienizzanti.

La tentazione di speculare sulla vendita di questi prodotti, anche alla luce della difficoltà a reperirli sul mercato, non risparmia ovviamente le farmacie, e la sigla professionale presieduta da Maurizio Cini (nella foto) registra al riguardo qualche caso significativo, a partire da quello denunciato due sere fa dal direttore del quotidiano Alessandro Sallusti in un intervento a una trasmissione Mediaset, acquirente egli stesso (incauto, verrebbe da dire) di quattro mascherine in una farmacia milanese al “modico prezzo” di 260 euro (65 euro a pezzo).

Ma sono documentate altre storture non meno riprovevoli: un socio, ad esempio, pubblica la fattura di un acquisto di 20 mascherine Ffp2 per un totale di 464,82 euro. “Ma vi rendete conto?” commenta il segretario di Asfi Francesco Palagiano 19 euro + Iva per una mascherina monouso, cioè che secondo il suo protocollo d’utilizzo dovrebbe essere utilizzata per non più di 6-8 ore, maneggiandola opportunamente e poi buttandola via. Perchè cercarle e comprarle a prezzi spropositati, per poi essere costretti a rivednere a prezzi ancora più spropositati?” si chiede e chiede Palagiano, che prende le distanze dal “commercio” di questi prodotti, dai quali afferma peraltro di tenersi alla larga.

Il caso più eclatante – anche in ragione delle sue ricadute mediatiche – resta però quello relativo all’acquisto di Sallusti, sul quale interviene lo stesso presidente Cini che lo riassume e lo commenta. Ecco il suo intervento:
“Ieri sera (la sera dell’11 marzo, per chi legge) nel corso della trasmissione di Rete 4 Stasera Italia il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti ha dichiarato di avere comperato in una farmacia di Milano quattro mascherine a costo di 260 euro. La dichiarazione ha suscitato meraviglia e disappunto tra gli ascoltatori, che si sono sfogati su Facebook (compreso il sottoscritto) circa la necessità di individuare la farmacia affinché possa dimostrare il prezzo di acquisto e quindi di avere aggiunto solo un modesto ricarico commerciale. Poco dopo ha risposto la dottoressa Paola Colombo, titolare della farmacia Boccaccio di Milano, che ha spiegato di averle trovate solo negli Stati Uniti e che sono di tipo Ffp3 pagandole 60 euro ciascuna. La spiegazione è senz’altro apprezzabile ma opportuno sarebbe mostrare la fattura di acquisto. Traggo però una considerazione” continua Cini. “Vendere a un tale prezzo, ancorché quello di acquisto sia troppo alto, non sembra opportuno perché si presta il fianco a chi disprezza la farmacia e non aspetta altro che criticare. Meglio sarebbe stato chiedere con insistenza i motivi della carenza di materiale sanitario in Italia, non solo per i cittadini ma anche per i farmacisti che, essendo convenzionati con il Ssn, sono a tutti gli effetti personale della sanità pubblica al pari dei medici di famiglia che, invece, possono chiudere gli studi e ‘visitare’ per telefono. Noi farmacisti” conclude il presidene di Asfi “non possiamo assicurare la fornitura dei medicinali essenziali via cavo!”.

A gettare qualche dubbio sul comportamento della farmacia milanese e sulla sua spiegazione (non sostenuta da pezze d’appoggio) dell’esorbitante prezzo chiesto a Sallusti per le mascherine, interviene un altro socio Asfi, che pubblica lo screen shot della reazione di Irudek Italia, che si qualifica come produttore e distributore sul territorio italiano delle mascherine in questione. L’azienda si dissocia dal prezzo di vendita applicato dalla farmacia (“non nostro cliente”, precisa Irudek) e non perde occasione per affermare che “in questa situazione difficile e  di emergenza  per il nostro paese, la Irudek Italia non specula sui suoi clienti. Tutti i nostri clienti acquistano mascherine Irudek a meno di un euro”.

Ma la Farmacia Boccaccio tiene il punto e difende la correttezza del proprio operato in un post pubblicato ieri sul suo profilo Facebook. Definendosi “storico hub del benessere milanese, tra le poche farmacie in città a fornire le mascherine Ffp3, raccomandate per la tutela della salute contro il rischio di contagio da Covid19”,  la farmacia scrive  di aver “subito critiche, offese e perfino minacce per il prezzo del prodotto, che offre la massima protezione rispetto ai modelli Ffp2 e Ffp1” e fa sapere che “oggi 12 marzo abbiamo avuto un’indagine di Nas e Guardia di Finanza e hanno appurato la piena regolarità del costo al pubblico delle nostre mascherine Ffp3, che ha destato tante illazioni, e di conseguenza la totale infondatezza delle accuse ricevute”

Affermazione che però non ha davvero coinvinto il pubblico, come attestanto le reazioni seguite a quest’ultima sortita: “Se aveste  davvero voluto dissipare ogni dubbio relativo al vostro comportamento” è il senso di  gran parte dei commenti al post pubblicato ieri dalla farmacia milanese “sarebbe bastato poco: pubblicare la fattura d’acquisto delle mascherine”. Cosa che, invece, non è stata fatta. Lasciando inevitabilmente del tutto impregiudicati i sospetti  di quasi tutti i commentatori, tra i quali non è mancato chi ha messo in dubbio che l’indagine di Nas e GdF sia realmente avvenuta.

Al di là del singolo caso, comunque paradigmatico anche in ragione del suo rilievo mediatico, resta aperta la questione di quanto e come i comportamenti professionali individuali (soprattutto in certe situazioni e condizioni) producano conseguenze che inevitabilmente vengono “pagate” a livello collettivo. Nel caso di specie, è evidente che il comportamento della farmacia milanese,  percepito come speculativo dai cittadini (e questo al di là della “totale infondatezza delle accuse” asserita dai responsabili dell’esercizio), produca un vulnus all’immagine di tutta la categoria, vanificando lo straordinario servizio professionale quotidiano che, anche in questi frangenti di grande difficoltà per il Paese, la rete delle farmacie italiane ha saputo assicurare e assicura ogni giorno, in ragione del noto principio del maggior rumore prodotto dall’albero che cade rispetto all’erba che cresce.  Ed è del tutto evidente che una riflessione su quali strategie e strumenti porre in atto per difendersi efficacemente, a tutti i livelli, dal rumore degli “alberi cadenti” non solo si impone, ma è ormai indifferibile.

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