Messina, prescrizioni “anomale”,  arrestati un farmacista e medico di base

Messina, prescrizioni “anomale”, arrestati un farmacista e medico di base

Roma, 13 marz – I militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Messina hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare personale e reale nei confronti di sette indagati, emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Messina su richiesta della Procura della Repubblica, nell’ambito di un procedimento penale nei confronti di un’organizzazione dedita alla truffa nei confronti dell’Asp di Messina.

In particolare, al termine delle relative indagini, che hanno riguardato complessivamente dodici indagati, le cui condotte sono state rimesse alla valutazione del Giudice, quest’ultimo ha disposto la misura degli arresti domiciliari nei confronti di un farmacista e di un medico di base, entrambi di Messina, convenzionati con l’Asp della stessa città. Inoltre, con il medesimo provvedimento è stata disposta la sospensione della professione medica, per la durata di un anno, per altri cinque medici di base, nonché il sequestro preventivo di beni mobili o immobili o somme di denaro, per un importo di circa 50.000 euro nei confronti di sette degli indagati, coinvolti nella truffa.

Gli illeciti penali contestati a vario titolo agli indagati vanno dall’associazione per delinquere alla truffa aggravata, passando per il falso ideologico, l’esercizio abusivo della professione medica e la somministrazione di morfina senza la prevista prescrizione medica.

L’indagine, diretta dalla Procura della Repubblica di Messina, è nata a seguito di una denuncia, presentata proprio dall’Asp di Messina, per segnalare presunte irregolarità nell’emissione di prescrizioni mediche nei confronti di diversi soggetti fruitori di esenzioni ticket per motivi reddituali, concernenti l’acquisto di costosi farmaci a sua volta portati a rimborso.  In questo contesto, secondo quanto riferisce un lancio di AdnKronos, è stato rilevato che le prescrizioni mediche, ritenute “anomale”, “venivano utilizzate principalmente per acquisti effettuati quasi esclusivamente presso un’unica farmacia territoriale dell’Asp di Messina, con sede nella zona sud della città dello Stretto“.

Nell’ambito delle operazioni, condotte anche con l’ausilio di attività tecniche, è stata acquisita copiosa documentazione sanitaria e sono state sottoposte a sequestro numerose prescrizioni mediche, presso vari uffici dell’Asp di Messina. Le relative risultanze – riferisce l’agenzia – “hanno evidenziato l’esistenza di una collaudata associazione a delinquere, composta dal titolare della farmacia, da due dipendenti della stessa, dalla madre del farmacista e da un medico di base dell’Asp di Messina, finalizzata alla commissione di truffe per il conseguimento di indebite erogazioni pubbliche, allo stato quantificate in circa 140.000 euro”.

L’associazione “aveva quale base logistica la sede della farmacia messinese che, in breve tempo, ha visto aumentare in maniera esponenziale i propri complessivi flussi di vendita (prescrizioni mediche “rosse” più quelle “bianche”) che, nell’anno 2015, ammontavano a 827.071,05 euro, per passare poi, negli anni successivi, a 1.360.369,35 euro nel 2016 e ad a 1.501.317,85 euro nel 2017”   dicono le Fiamme Gialle.  “Tali volumi d’affari, tra l’altro, sarebbero in controtendenza con i minor flussi di vendita di tutte le altre farmacie territoriali presenti sul territorio messinese, tanto da porla tra le prime farmacie territoriali dell’Asp di Messina per fatturato da vendita di farmaci”.

“Il sistema di frode scoperto dalle Fiamme Gialle si presenta semplice ma funzionale, tanto da far passare in secondo piano l’interesse per l’ordinaria attività di farmacia, ovvero la vendita reale di farmaci ai consumatori, che si pone, per questo esercizio, quasi come una mera attività di facciata. Il titolare, infatti, con l’aiuto dei sodali, tra cui la madre ed alcuni collaboratori della farmacia, avrebbe gestito ed alimentato il collaudato meccanismo illecito”  spiegano ancora gli inquirenti. “Una vera e propria catena di produzione di false prescrizioni mediche, mediante il continuo approvvigionamento di ricette “rosse”, sulle quali apporre le fustelle, provenienti da farmaci scaduti o venduti a clienti fidelizzati e privi di esenzione ticket, ai quali veniva, di sovente, applicata una particolare scontistica. Successivamente, si passava alla meticolosa preparazione di una contabilità amministrativa apparentemente regolare, finalizzata alla riscossione dei rimborsi chiesti mensilmente e successivamente liquidati dall’Azienda sanitaria provinciale”.

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