Croce: “Dateci le mascherine, non siamo eroi ma nemmeno martiri o untori”

Croce: “Dateci le mascherine, non siamo eroi ma nemmeno martiri o untori”

Roma, 25 marzo –  Cresce il numero dei farmacisti contagiati dal coronavirus nelle farmacie e parafarmacie aperte al pubblico, una delle pochissime trincee rimaste aperte al pubblico sul fronte del contrasto all’epidemia di Covid-19. E la categoria paga il suo tributo di vittime: a Lorenzo Repetto, titolare di farmacia deceduto il 19 marzo, a Saint Vincent, è purtroppo seguita la morte a Lodi di Raffaele Corbellini.
A fronte di un servizio reso ogni giorno con dedizione ai cittadini, che nelle farmacie capillarmente distribuite sul territorio nazionale trovano, anche in questi giorni difficili, professionisti preparati e disponibili a rispondere alle loro richieste di salute, svolgendo anche un fondamentale compito di corretta informazione e di rassicurazione, niente cambia in ordine alle condizioni in cui i farmacisti sono costretti a operare, privi dei più elementari dispositivi di protezione individuale, nonostante le reiterate richieste indirizzate da un mese a questa parte alle autorità sanitarie e alla protezione civile.
“Nelle ultime quattro settimane abbiamo scritto ormai a tutti fuorché a Babbo Natale” afferma con amara ironia il presidente dell’Ordine di Roma Emilio Croce (nella foto) “chiedendo più e più volte di essere riforniti, per il nostro servizio professionale, delle mascherine necessarie a chi, come noi, è ogni giorno a stretto e diretto contatto con i cittadini, esattamente se non più di altri professionisti della salute. Non abbiamo ancora avuto risposte e, intanto, cresce di giorno in giorno il numero di colleghi che risultano contagiati dal Sars-CoV-2, stante l’impossibilità a trovare sul libero mercato i Dpi necessari per operare il servizio con un minimo di sicurezza”.

“È una situazione assurda, alla quale va posto subito rimedio: tra i farmacisti dipendenti, che sono la maggioranza del totale, cresce infatti la protesta per essere costretti a lavorare in condizioni di massima esposizione al rischio” continua Croce “e aumenta geometricamente il numero di chi comprensibilmente si rifiuta ormai di operare in condizione oggettivamente precarie sotto il profilo della sicurezza. Di questo passo, saranno molti gli esercizi costretti a sospendere il servizio, e a rimetterci saranno in primo luogo i cittadini”.
“Torniamo a ripetere un pubblico, pressante appello alle autorità e alla Protezione civile” insiste Croce. “Come emerge dagli stessi decreti emergenziali che in questi giorni difficili le obbligano a stare aperte, le farmacie e le parafarmacie sono uno snodo fondamentale nella difficile battaglia contro l’epidemia e vanno dunque messe nelle condizioni di lavorare con la necessaria sicurezza, anche nell’interesse dei milioni di cittadini che ogni giorno entrano in questi esercizi”.
“Non chiediamo privilegi ma rispetto” spiega Croce “che non si esprime né a parole né tantomeno a paroloni: non siamo né vogliamo essere chiamati eroi, la retorica non ci interessa. Vogliamo piuttosto essere messi in condizione di non diventare martiri, e neppure untori. Anche se sappiamo delle difficoltà a reperirle sul mercato, quello che chiediamo sono mascherine protettive per svolgere il servizio per quanto possibile protetti” conclude il presidente dell’Ordine dei Farmacisti. “Le stesse mascherine, per capirci, che vengono fornite ai medici e agli infermieri, categorie alle quali va la nostra incondizionata stima e il nostro ringraziamento. Ma siamo in guerra anche noi, esattamente come loro, e non siamo davvero figli di un dio minore”.

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