Sinasfa Lazio: “Miope e pericolosa la reticenza contro il servizio a battenti chiusi”

Sinasfa Lazio: “Miope e pericolosa la reticenza contro il servizio a battenti chiusi”

Roma, 25 marzo – È logico pensare che “c’è una reticenza ad operare a battenti chiusi perché le vendite avrebbero volumi minori“, ma la sicurezza e la salute dei farmacisti che lavorano in farmacia viene prima di ogni cosa. E dunque i titolari avrebbero il dovere di considerare questa opzione di servizio come assolutamente prioritaria.

Ad affermarlo è il presidente di Sinasfa Lazio Valerio Battisti (nella foto), in una lettera indirizzata alla Direzione generale del Servizio farmaceutico, a Federfarma Lazio e ai cinque Ordini dei Farmacisti della Regione. Osservando che l’opzione del servizio a battenti chiusi è consentita dalle autorità regionali, Battisti rileva – sulla base di “numerose  segnalazioni che arrivano dai colleghi” –  che “da quando è iniziata l’emergenza coronavirus la situazione lavorativa dei colleghi in farmacia è  diventata sempre più preoccupante” e non sempre vengono rispettate le direttive da applicare per il servizio a porte aperte (obbligo di indossare i  dispositivi di protezione individuale, numero di utenti in farmacia debitamente contingentato, rispetto della distanza di sicurezza e uso di barriere fisiche, adeguata areazione del locale).

La situazione, afferma Battisti, diventa spesso oggetto di contenzioso tra titolari e dipendenti, che “chiedono legittimamente che vengano rispettate le norme di legge affinché  possano operare in sicurezza” e che ovviamente prospettano l’opzione dei battenti chiusi, che vede però “reticenti” i titolari degli esercizi. “Un atteggiamento miope e pericoloso perché c’è in gioco la salute dei lavoratori e svolgere la propria professione in queste condizioni espone i colleghi ad un rischio di contagio molto alto” osserva il presidente di Sinasfa Lazio, paventando la  possibile conseguenza, nel malaugurato caso che un farmacista risultasse positivo, della chiusura dell’esercizio.

Battisti stigmatizza anche i “comportamenti opinabili” delle autorità,  come ad esempio “quello di dare priorità nella distribuzione delle mascherine ai medici di base, che per la maggior parte, a differenza dei farmacisti, operano a porte chiuse senza venire a contatto con un paziente potenzialmente positivo”, e i comportamenti “poco razionali degli utenti che pur di evadere dalla quarantena, alla stregua della passeggiata col cane, visto che i provvedimenti legislativi sulla limitata mobilità glielo consentono, si recano in farmacia anche per esigenze tutt’altro che prioritarie”.  Tutti elementi che, spiega il sindacalista, concorrono ad aumentare l’esposizione al rischio contagio dei farmacisti che “sono in prima linea, fieri del loro ruolo e con un grande senso del dovere ma per lavorare esigono che sia  garantito loro il  diritto alla salute”.

Chiara la richiesta di Sinasfa Lazio:  il lavoro a battenti aperti va consentito “solo dove le condizioni lavorative lo consentono”, facendo ricorso in caso contrario al servizio a battenti chiusi.

“Come presidente rivolgo questo appello alle istituzioni di categoria” conclude Battisti “affinché si tutelino i diritti di tutti i farmacisti e intervengano, anche in  base alle norme del Codice deontologico, laddove comportamenti irresponsabili da parte di titolari,  che sembra non abbiano ancora capito la gravità della situazione che sta sconvolgendo il Paese,  mettono a repentaglio non solo la salute dei colleghi ma rischiano di creare un gravissimo danno alla collettività qualora la farmacia, così come è avvenuto in altri casi, dovesse essere chiusa per motivi correlati a un’infezione da Covid-19”.

 

 

 

 

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