Le conseguenze di Covid-19, Corte dei Conti: “Situazione simile a quella di un conflitto”

Le conseguenze di Covid-19, Corte dei Conti: “Situazione simile a quella di un conflitto”

Roma, 26 marzo – Mentre l’attenzione sull’epidemia di Covid-19 è per la massima parte comprensibilmente e giustamente concentrata sugli aspetti sanitari della vicenda, atteso l’alto numero di vite umane che l’epidemia ha già provocato e continua a provocare, c’è chi comincia a valutare quali saranno le ricadute  del coronavirus sull’immediato futuro dell’economia nazionale. E le previsioni sono di quelle da restare svegli la notte con gli incubi. La Corte dei Conti, nelle osservazioni rese in audizione  sul decreto Cura Italia e depositate in Commissione Bilancio di Palazzo Madama, parla  di uno scenario così compromesso da richiedere interventi paragonabili a quelli che si adottano quando l’economia “esce da un conflitto”.

“Saranno necessari interventi nuovi da realizzare con le modalità proprie e i tempi di una economia che esce da una situazione paragonabile a quella di un conflitto e le cui energie vanno recuperate e sostenute” affermano testualmente i magistrati contabili, paragonando l’impatto economico prodotto da Covid-19 a quello di una guerra. A complicare il tutto, il fatto che la “nostra esposizione debitoria rimane rilevante” e sarà dunque estremamente problematico trovare le risorse per fare fronte alla crisi che verrà. Il  ruolo della Banca centrale europea, che ha annunciato un significativo piano di acquisto di titoli in grado di alleviare, nei prossimi mesi, molte delle potenziali pressioni sul nostro debito pubblico, sarà importantissimo ma insufficiente. Ad avviso della Corte dei Conti, sarà anche indispensabile  una politica di bilancio comune tra Paesi europei, “eventualmente anche finanziata con risorse da raccogliere sul mercato attraverso l’emissione diretta di debito” per una “ripresa consistente” dopo l’emergenza Covid-19. “Fondamentale sarà la capacità di graduare e mirare gli interventi da operare con il bilancio in deficit”  spiega la magistratura contabile, per la quale sarà fondamentale “mantenere sotto controllo, anche in questo contesto, la qualità e l’effettiva necessità della spesa, specie non potendo valutare con precisione l’orizzonte temporale entro cui ci si dovrà muovere”.

Tra le altre criticità per i conti del Paese, la Corte sottolinea in particolare due necessità: quella di  “aumentare le spese per la sanità anche per ripristinare la normale attività delle strutture ospedaliere una volta superata la crisi” e quella di destinare altre risorse “per affrontare le difficoltà economiche di tutti i soggetti che andranno incontro a cadute del reddito e che necessitano di interventi di sostegno”.

Per quel che riguarda gli interventi dei governi nazionali, occorrerà tener presente  – ammonisce in conclusione la Corte dei Conti – che anche se le regole di bilancio europee sono sospese, essi “saranno costantemente scrutinati dai mercati e dipenderanno comunque dalle condizioni di sostenibilità del debito”. Un esplicito memento a non considerare l’allentamento dei vincoli imposti dall’Europa una sorta di “libera tutti”  che autorizza a comportamenti improvvidi.

Non  sono purtroppo migliori le previsioni che arrivano dall’Istat: “Il diffondersi della crisi sanitaria connessa all’epidemia di Covid-19 in Cina e nell’estremo oriente dalla seconda metà di gennaio e successivamente nei Paesi europei, proprio a partire dall’Italia, e infine negli Stati Uniti, ha imposto limiti alla circolazione delle merci e delle persone e alle attività produttive sempre più stringenti e ora tali da determinare uno shock di dimensioni inimmaginabili all’economia internazionale” scrive infatti l’istituto nazionale di statistica. Per avere un bilancio sull’impatto complessivo del coronavirus sull’economia, bisognerà in ogni caso attendere almeno fino alla fine di maggio. Fino a quella data, scrive l’Istat “si avranno esclusivamente misure relative alla fase iniziale della crisi e nelle quali sarà quasi impossibile identificare/isolare l’ampiezza dell’effetto di contrazione dell’economia derivante dalla situazione che si è progressivamente aggravata”.

Più ottimista è invece Banca d’Italia, secondo la quale “il disegno delle misure (del Cura Italia, NdR), che ha un orizzonte di breve periodo, e l’entità dell’impegno finanziario appaiono adeguati alla fase attuale di sviluppo dell’epidemia (…). Il Governo ha già annunciato di essere pronto ad assumere ulteriori provvedimenti in funzione dell’evoluzione della crisi” osserva Bankitalia. “I margini di azione si sono ampliati con il riconoscimento da parte delle istituzioni europee della sussistenza delle condizioni per l’attivazione della general escape clause del Patto di stabilità e crescita. Tale clausola, pur non sospendendo l’operatività del Patto, consente deviazioni dal percorso di rientro verso l’obiettivo di bilancio di medio termine (e una ridefinizione dei termini per il rientro dalle situazioni di disavanzo o debito eccessivo raccomandati dal Consiglio)”. Secondo Palazzo Koch, “le risorse che il Paese prenderà a prestito andranno utilizzate in maniera oculata, per affrontare l’emergenza e avviare la ripresa. Quando i tempi saranno nuovamente propizi sarà necessario assicurare le condizioni per riavviare il percorso di riduzione del rapporto tra debito pubblico e prodotto”.

A giudizio della Banca centrale, però,  i provvedimenti messi in campo al momento non prevedono misure “in favore della generalità dei dipendenti a tempo determinato e, più generale, di chi non trovi un lavoro”.  E questo potrebbe essere un serio problema. “Nel caso degli occupati a termine, va considerato tra l’altro che sebbene essi abbiano accesso ai trattamenti di integrazione salariale formalmente analoghi a quelli dei lavoratori a tempo indeterminato” spiega  Bankitalia “i periodi di fruizione della Cig non prolungano la durata del rapporto di lavoro in scadenza. Considerato anche il temporaneo blocco dei licenziamenti disposto dal decreto, i lavoratori a termine avranno ridotte possibilità di rimanere occupati alla scadenza del contratto e dovranno ricorrere alla Naspi (la Nuova assicurazione sociale per l’impiego, ovvero l’indennità di disoccupazione riconosciuta ai lavoratori dipendenti che perdono involontariamente il lavoro, NdR), che tuttavia garantisce trattamenti di durata ridotta a disoccupati con carriere discontinue. Un incremento temporaneo della durata dei trattamenti Naspi per chi rientri tra i suoi beneficiari a partire da una certa data sarebbe stato giustificato dalla riduzione della possibilità di ottenere un impiego” .

 

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