Sicurezza in farmacia ai tempi di Covid-19, i sindacati: “Aumentiamo le difese”

Sicurezza in farmacia ai tempi di Covid-19, i sindacati: “Aumentiamo le difese”

Roma, 26 marzo – Tra i molti che hanno bussato  alla porta delle autorità di governo chiedendo maggiori protezioni per i farmacisti impegnati al banco delle farmacie, ci sono anche le segreterie nazionali di Filcams, Fisascat e Uiltucs, che – alla luce delle  “troppe segnalazioni di disomogeneità forti nelle azioni di prevenzione e protezione, specie nelle farmacie private” ricevute dai farmacisti aderenti al sindacato –  dieci giorni fa hanno indirizzato una nota unitaria al ministro della Salute Roberto Speranza.

Esplicita la richiesta, oggetto anche di un carteggio con Federfarma: ove non si riesca a garantire ai lavoratori adeguate misure di protezione,  il servizio deve essere svolto necessariamente o obbligatoriamente a battenti chiusi. Al presidente del consiglio Giuseppe Conte, al ministro della Salute  Roberto Speranza,  al capo della Protezione civile Angelo Borrelli e al commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, i segretari generali di Filcams, Fisascat e Uiltucs segnalano anche il malaugurato caso che se i farmacisti venissero contagiati in numero significativo si potrebbero verificare ben più preoccupanti discontinuità nell’assistenza farmaceutica territoriale, con i lavoratori che potrebbero diventare, in assenza di strumenti di prevenzione nel periodo di incubazione, anche un formidabile veicolo di contagio verso la cittadinanza, proprio in considerazione del considerevole numero di accessi dentro le farmacie.

La lettera, come ricorda una nota pubblicata la scorsa settimana su farmacie.blog.it, sito di settore animato da Filcams,  ricalca peraltro quanto già richiesto anche dalla stessa Federfarma e, a livello locale, dai presidenti di molti Ordini provinciali su spinta della Fofi.
Farmacie.blog dà anche conto delle iniziative assunte da molte strutture sindacali regionali per sostenere la richiesta misure e provvedimenti a tutela dei lavoratori delle farmacie. Il sito
però evidenzia, oltre al numero limitato di Regioni che hanno adottato specifiche ordinanze, come anche da queste continuino a pervenire dai farmacisti dipendenti segnalazioni sulla insufficienza di precauzioni adottate  per garantire la sicurezza dei posti di lavoro, sostanzialmente limitate a “poco più di due cartelli sulle distanze“, e sull’atteggiamento di molti titolari, che decidono di non avvalersi della possibilità di operare a battenti chiusi per non deprimere gli incassi.

Riteniamo questo atteggiamento davvero grave nei confronti dei collaboratori e degli utenti, e siamo determinati a insistere nella richiesta di omogenea attenzione da porre sul tema di salute e sicurezza sul lavoro“, stigmatizza farmacie.blog, richiamando le norme in materia, a partire dalla legge 81/08 fino ad arrivare al protocollo firmato il 14 marzo  scorso dai sindacati confederali Cgil, Cisl e Uil e dal governo riguardo alla sicurezza nei luoghi di lavoro durante l’emergenza Covid-19.
Farmacie.blog ricorda anche che in data 17 marzo le organizzazioni sindacali della Toscana hanno inviato alle articolazioni regionali di Assofarm e Federfarma una richiesta nella quale si chiede, alla luce  dell’ordinanza della Regione che consente tale possibilità a scelta e responsabilità dei titolari degli esercizi, di tenere i battenti chiusi in tutte le farmacie in cui il datore di lavoro non riesca ad assicurare un’adeguata dotazione di Dpi e gli interventi strutturali atti a ridurre il rischio per i lavoratori. “Altre strutture sindacali regionali si stanno muovendo per fare altrettanto” scrive farmacie.blog “mentre la Filcams Lombardia ha scritto per sollecitare tutti i sindaci riguardo a battenti chiusi e fornitura di Dpi”.
“Noi ci siamo, al lavoro in farmacia tutti i giorni anche in tempi di Covid-19, a consigliare e rassicurare, a dispensare e ascoltare” conclude la nota di farmacie.blog “ma pretendiamo di farlo in condizioni di sicurezza adeguate come tutti gli altri lavoratori che garantiscono i servizi essenziali. Non vogliamo che ci siano più colleghi costretti ad andare avanti in queste condizioni, mentre i casi si diffondono e il rischio aumenta per tutti”.

 

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