Federfarma Roma, accordo per fornitura mascherine. Con una nota stonata nella comunicazione

Federfarma Roma, accordo per fornitura mascherine. Con una nota stonata nella comunicazione

Roma, 30 marzo – Buone notizie da Roma, dove sembra essere avviato a soluzione il problema del reperimento della mascherine per le farmacie di comunità, almeno quelle associate a Federfarma Roma. È quanto si apprende da un post pubblicato su un  gruppo social di titolari romani dal tesoriere dell’associazione sindacale, Nicola Strampelli, che rende disponibile per gli associati un proforma di fattura per l’acquisto di quelle che sembravano diventate un’araba fenice, indisponibili sul mercato se non a condizioni molto più vicine alla pratica della grassazione che non a una corretta transazione commerciale in un frangente che, oltre tutto, richiederebbe la massima responsabilità e correttezza da parte di tutti gli operatori.

Anche per questo  trovare fornitori affidabili si è rivelata un’impresa fino qui impossibile, nonostante tutti gli sforzi posti in essere. Alla fine, però, una soluzione sembrerebbe essere stata trovata, anche se – probabilmente in considerazione delle difficoltà delle settimane passate e forse con un pizzico di scaramanzia – lo stesso Strampelli nelle frasi conclusive del suo post mette in ogni caso le mani avanti: “Speriamo arrivino e non vengano sequestrate! Vi aggiorneremo non appena arriveranno”.

Peraltro, su un altro frequentatissimo gruppo social (Mondo Farmacia) al quale aderiscono molti altri titolari di farmacia di Roma, non sono mancate nelle ultime ore forti polemiche, espresse pubblicamente, a proposito degli annunci diramati nei giorni scorsi da Federfarma Roma, che aveva annunciato (lo scorso 16 marzo) l’arrivo delle mascherine per il successivo giorno 18, senza che però niente accadesse: da qui le critiche di non pochi titolari della capitale e l’invito al sindacato a essere coerente e conseguente, nei suoi comportamenti,  con le informazioni anticipate  ai colleghi.

Al netto di questi contrasti, che trovano facile esca anche nella particolare, difficile situazione vissuta dai farmacisti in farmacia, resta il fatto che l’auspicio di tutti è ovviamente che la fornitura cui fa riferimento Strampelli nel suo post vada a buon fine e venga così avviata a  soluzione quella carenza di Dpi che ha costretto i farmacisti romani a operare in condizioni davvero difficili e senza le necessarie protezioni nei frangenti difficili dell’epidemia di Covid-19, con la spiacevolissima sensazione (per sovrammercato) di scontare una qualche forma di sotto-considerazione, rispetto ad altre categorie di professionisti sanitari, da parte delle autorità sanitarie nazionali e locali.

Gioverà ricordare che per ottenere le mascherine non è stato lesinato nessuno sforzo e l’intera professione, a partire dall’Ordine – tra i primi a muoversi e a sollecitare ripetutamente, per le vie formali e informali, tutte le autorità per ottenere le mascherine necessarie a garantire la sicurezza dei professionisti del servizio farmaceutico – si è mobilitata allo scopo. Ecco perché stona, un’affermazione che Strampelli si lascia sfuggire nel suo post: “Dal momento che le istituzioni non le garantiscono, l’Ordine non le garantisce, dal primo giorno ci siamo messi a disposizione alla ricerca di un fornitore…”.

Parole dai toni critici ben evidenti, sia nei confronti delle istituzioni (e fin qui…) sia in quelli dell’Ordine. Per il quale il rilievo del tesoriere del sindacato dei titolari appare però francamente incomprensibile, prima ancora che inopportuno e del tutto gratuito, tanto da richiedere una precisazione, che è dovuta a tutti i colleghi destinatari della estemporanea sortita del tesoriere del sindacato titolari romano.  Il quale, evidentemente, non ha avuto modo di prendere  buona nota dei molti interventi  anche pubblici effettuati dall’Ordine in relazione al problema, né deve essere stato informato dai suoi stessi colleghi del direttivo Assiprofar che l’Ordine ha messo a disposizione (anch’esso  “fin da subito”) i suoi buoni uffici e le sue conoscenze per reperire fornitori affidabili sul mercato, cercando anche soluzioni all’estero. Che poi l’Ordine, per la sua stessa natura di ente di diritto pubblico, non possa né debba andare oltre questo tipo di contributo, trovandosi nell’impossibilità di sottoscrivere accordi commerciali che esulano dalle sue competenze istituzionali, come sanno anche i bambini delle elementari,  niente leva al fatto che tutti i dirigenti dell’organismo di rappresentanza professionale abbiano fatto di tutto e di più per venire a capo della difficile situazione della carenza di Dpi.

Non fare alcun cenno a questo impegno e buttare una frase, quasi con noncuranza, che sembra postulare apoditticamente che l’Ordine “non garantisce” qualcosa  (con il sottinteso  che invece sarebbe suo compito garantirla), travisa inevitabilmente la verità dei fatti, finendo per sembrare (consapevolmente o meno) un esercizio di strumentalizzazione per altri fini di una vicenda che in sé, per la sua gravità, meriterebbe ben altre prove di serietà e responsabilità che non quella di rischiare di avvelenare i pozzi del dibattito di categoria (in un momento come questo!) accusando di presunte manchevolezze  l’Ordine e dando l’impressione di volerlo mettere in cattiva luce agli occhi dei colleghi, non importa se a torto a ragione, per fini ovviamente sottaciuti ma che non è difficile immaginare.

Credevamo, o ci eravamo illusi di credere, che comportamenti di questo tipo appartenessero al passato, ma evidentemente non è così.  Ma, nella convinzione che non è questo il modo per favorire e mantenere nei binari della dovuta correttezza il necessario confronto all’interno della categoria, deve essere chiaro che l’Ordine (come sta di fatto facendo in questa occasione) non esiterà a stigmatizzare, per il rispetto dovuto alla sua dignità di organismo pubblico di rappresentanza professionale e quindi per il rispetto dovuto a tutti i colleghi iscritti, ogni situazione o comportamento che,  come quello di cui si è appena riferito, appaia manifestamente scorretto o anche solo improprio rispetto ai binari della corretta interlocuzione tra le varie componenti della professione farmaceutica, che l’Ordine rappresenta tutta.

I dirigenti dell’Ordine, oltre tutto, non hanno bisogno di gruppi chiusi e chat vincolati al diktat della riservatezza, per esprimere i loro pensieri e le loro  valutazioni e opinioni. Se ha qualcosa da dire,  l’Ordine lo fa – come in questa occasione – in modo  pubblico e immediatamente accessibile ai colleghi. Con responsabilità, mettendoci la faccia, che è quella di chi lo rappresenta:  a quanti ancora sembrano non averlo imparato e spargono veleni al riparo dei gruppi ristretti costituiti sul web sembrerà strano, ma  si tratta del primo requisito che deve dimostrare di possedere chiunque sia investito del grande onore e onere della rappresentanza.

 

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