Contenziosi su speculazioni in farmacia, quando a indossare le mascherine sono le notizie

Contenziosi su speculazioni in farmacia, quando a indossare le mascherine sono le notizie

Roma, 2 aprile – In questi giorni, al nostro giornale è capitato (con dispiacere) di dover riportare notizie in ordine a farmacisti deferiti all’autorità giudiziaria dalle forze dell’ordine per pratiche speculative o comunque commercialmente scorrette (su tutte la vendita a prezzi ritenuti eccessivi di mascherine e altri Dpi) connesse all’attuale emergenza Covid- 19. L’ultima segnalazione, lo scorso 31 marzo, ha riguardato un sequestro di oltre 137 mila tra mascherine di varie tipologie (chirurgiche, Ffp2 e Ffp3)  effettuato a Firenze dalla Guardia di Finanza, operazione che ha interessato anche alcune farmacie fiorentine e del nord Italia.

Così come abbiamo doverosamente diffuso quella notizia, basata su una nota del Comando regionale toscano della GdF ampiamente ripresa dai giornali locali, riportiamo anche una precisazione dell’avvocato  Bruno Riccardo Nicoloso che ha il merito di entrare più in profondità nella vicenda e illustrarne aspetti non desumibili dalla nota della Guardia di Finanza.

Nicoloso, che difende uno dei farmacisti toscani coinvolti nel contenzioso amministrativo promosso dalle Fiamme Gialle, ha agio nel dimostrare che, a volte, a indossare la mascherina (non protettiva, ma travisante) sono le stesse notizie. Perché, spiega l’avvocato alla luce di una conoscenza diretta della vicenda,  la contestazione riguarda la vendita di qualche centinaio di Dpi (Ffp3, nella fattispecie) senza il foglietto illustrativo, previsto dal Regolamento CE 9 marzo 2016, n.2016/425Ue, pur in presenza del certificato di conformità. Il ricarico operato nella compravendita dal suo cliente, precisa l’avvocato, è stato del 10% rispetto al prezzo d’acquisto. Percentuale che corrisponde a meno di un terzo del margine del 30,35% riservato alle farmacie nella dispensazione dei medicinali posti a carico del Ssn, precisa Nicoloso,  al fine di evidenziare come si sia in presenza di comportamenti lontani mille anni luce da pratiche commerciali speculative.

In pratica, evidenzia l’avvocato (ma anche al nostro giornale la pratica risulta piuttosto frequente, come emerge da non poche testimonianze di farmacisti sulle piattaforme social e su chat molto qualificate, come quella di Asfi), ci sono anche  farmacisti che hanno acquistato e venduto le mascherine in stato di necessità e nell’esercizio di una facoltà ritenuta legittima se non addirittura imposta da una causa di forza maggiore correlata alla situazione di contagio da Covid-19,  e lo hanno fatto senza trarne profitto  (“come un munus publicum” –  spiega l’avvocato – ricordando che la professione farmaceutica è  svolta “attraverso un’impresa economica, la cui natura è ‘marginale’ rispetto al servizio”, facendo esplicito riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale n. 87/2006.

E quei farmacisti, in un contenzioso come quello aperto dalla GdF nel capoluogo toscano,  conclude Nicoloso, “possono ora opporre, tra l’altro, le cause di esclusione dell’illecito amministrativo di cui alla legge n. 689/1981, ma sopra ogni cosa di aver agito come farmacisti”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi