Covid-19, Rezza (iss): “La fine delle misure restrittive non sarà un tana libera tutti”

Covid-19, Rezza (iss): “La fine delle misure restrittive non sarà un tana libera tutti”

Roma, 2 aprile –  Un cauto ottimismo, quello espresso da  Giovanni Rezza,  direttore del Dipartimento di Malattie infettive dell’Istituto superiore di sanità (nella foto)  intervenuto ai microfoni  nel corso della trasmissione “notturna” di Rai Radio2 “I Lunatici” per parlare della lotta all’epidemia di Covid-19 che affligge il Paese.

“Quanto manca all’alba? Mi sembra che i segnali positivi da qualche giorno comincino ad esserci” ha affermato Rezza. “Stanno diminuendo i numeri per quanto riguarda i casi, soprattutto se andiamo a vedere il numero di casi per data di comparsa dei sintomi. Abbiamo una diminuzione del numero riproduttivo che ci dice quando si stia trasmettendo l’infezione e c’e’ una minor pressione sugli ospedali delle zone colpite. Qualche segnale di ottimismo potrebbe anche esserci, ma bisogna continuare a tenere alta la guardia, a fare sacrifici, almeno per un po’. Almeno fino a Pasqua bisogna aspettare per vedere se questo trend si consolida e poi riuscire a capire che tipo di misure bisogna prendere per riaprire gradualmente almeno un po’ l’Italia”.

Rezza ha anche affrontato il tema degli studi (uno dei quali dell’Imperial College) secondo i quali ci sarebbero dieci milioni di persone immuni in Italia: “È una cosa che in realtà nessuno sa. Non so come escano fuori numeri come i dieci milioni stimati dall’Imperial College, dove pensavo ci fossero matematici piuttosto seri. Anche i modelli possono sbagliare. Pensare che il dieci per cento della popolazione italiana si sia già infettata è veramente improbabile. Magari, dico io,  vorrebbe dire che moltissima gente si è infettata senza saperlo e quindi per il virus la vita diventerebbe più dura. Io non credo però che le cose stiano così e solo studi di sieroprevalenza ben fatti potrebbero dirci la verità”.

Altra questione, la previsione su quando potrà essere annunciato l’agognato e attesissimo  giorno del contagio zero: “Contagio zero entro i primi di maggio? Questa ipotesi è il risultato di un modello che, per quanto possa essere serio, non so se tiene conto del fatto che il virus potrebbe continuare a circolare nei nostri Ppaesi con focolai epidemici che scoppierebbero di volta in volta. Sarebbe bello arrivare a casi zero, ma non credo che questo sia uno scenario plausibile. Mi sembra troppo ottimistico”.

Rezza è anche intervenuto sulle possibili ragioni della maggiore letalità del virus in Italia e in particolare in Lombardia rispetto ad altri Paesi, escludendo che l’inquinamento atmosferico sia un fattore da tenere in considerazione. “Mi sembra veramente teoria. La verità è che noi abbiamo una popolazione molto anziana, con tante patologie di base, per cui purtroppo va più facilmente incontro ad un esito infausto. Poi certamente gli ospedali sono sotto stress, soprattutto in Lombardia, ed è naturale che non tutti possono andare in ospedale in tempi molto rapidi e questo può comportare un ulteriore aumento del tasso di letalità. Ma la Lombardia ha un sistema ospedaliero molto forte, molto più forte di quello di altre Regioni italiane e gli operatori sanitari hanno fatto un grande sforzo per assicurare al maggior numero di persone la migliore assistenza”.

Sull’impatto fin qui ridotto del virus al sud, Rezza invita a non parlare prima del tempo di pericolo scampato. “Il rischio  non sarà mai scampato finché  non avremo vaccinato la gran parte delle persone” ha spiegato l’esperto “e il vaccino non è ancora disponibile, né lo sarà per mesi. Abbiamo però una finestra di opportunità per intervenire al sud. Questo vuol dire prepararci a identificare prontamente tutti i casi, rintracciare i controlli, contenere eventuali focolai che scoppino”.

Altra questione calda, quella dei tamponi: farli o non farli? “Vanno fatti in maniera mirata alle persone che hanno sintomi” ha risposto Rezza. “Purtroppo a volte si arriva tardi a fare tamponi a queste persone. Abbiamo avuto un problema che riguarda i reagenti. Per cui c’è un problema di fattibilità a fare i tamponi a più persone, soprattutto agli asintomatici. E poi bisogna fare i tamponi in maniera mirata, non si può pensare di testare tutta la popolazione. Anche perché oggi potrei risultare negativo al test  e domani invece essere positivo”.

Infine i farmaci, di cui molto si parla, con particolare riferimento a quelli che avrebbero dimostrato una certa efficacia nel trattamento della malattia da coronavirus. “Ovviamente mi auguro che  arrivino” ha detto Rezza al riguardo “però aspetto di vedere soprattutto quelli che sono i risultati delle prove sperimentali per valutarne l’efficacia. Per ora non abbiamo ancora risultati da studi sperimentali controllati circa l’efficacia di certi trattamenti”.

Conclusione obbligata sulle previsioni relative a quando il Paese, duramente provato dalle misure restrittive adottate per arginare la diffusione del contagio, potrà tornare alla normalità: “È presto per fare previsioni. Fino a Pasqua probabilmente ci terremo questi provvedimenti, nel frattempo si comincerà a pensare a come, se e quando riaprire gradualmente le attività, in modo particolare quelle produttive. Sappiamo già da ora che bisognerà farlo in sicurezza” ha concluso Rezza, lanciando comunque un avvertimento:  “La fine di queste misure così  stringenti non sarà comunque un tana libera tutti. Dovremo essere avveduti e prudenti”.

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