Dpi, detonatori di polemiche inevitabili: 600mila mascherine “sbagliate” ai medici

Dpi, detonatori di polemiche inevitabili: 600mila mascherine “sbagliate” ai medici

Roma, 2 aprile – Dpi, di questo passo, non sarà più l’acronimo di dispositivi di protezione individuale, ma di  detonatori di polemiche inevitabili (ma anche, a scelta, italiane, infiammate e incontenibili). E la colpa, meglio dirlo subito, è tutta di alcuni evidenti e gravi errori compiuti dalla macchina che, guidata dalla Protezione civile, coordina tutte le azioni e gli interventi per contrastare la grave epidemia che fa del nostro Paese quello che ha fin qui pagato il tributo più alto a Covid-19.

Al netto delle ormai conclamate titubanze e inadeguatezze iniziali (l’epidemia ha trovato fin da subito il Paese completamente impreparato, sotto il profilo della disponibilità di Dpi sul mercato nazionale), sono stati in tutta evidenza compiuti gravi errori anche quando Covid-19 ha cominciato a mietere vittime tra i professionisti della sanità impegnati a fronteggiare l’epidemia in primissima linea: giusto per ricordarlo, sono 66 i medici morti per il coronavirus, e quasi 10 mila i professionisti che risultano contagiati. Una tristissima contabilità alla quale vanno aggiunti anche i tre farmacisti deceduti per aver contratto il Covid nel loro servizio a tutela della salute dei cittadini.

L’errore più marchiano,  incomprensibile e potenzialmente in grado di generare conseguenze gravissime si è verificato in questi giorni e, se le circostanze non fossero quelle drammatiche dell’emergenza,  potrebbe sembrare il più classico dei pesci d’aprile: una dotazione straordinaria di 600 mila mascherine “spacciate” per Ffp2 ma in realtà non per uso sanitario inviate dalla Protezione civile agli Ordini provinciali dei medici per la distribuzione agli iscritti. Comprensibile, dunque, la sorpresa e la dura reazione dei camici bianchi quando, al momento di organizzare la distribuzione del carico, si sono accorti della conformazione sospetta delle mascherine, con l’immediata richiesta di spiegazioni alla Protezione civile. Che non ha potuto fare altro che ammettere l’errore e cospargersi il capo di cenere, parlando di un “errore logistico” nella consegna di Dpi in realtà destinati alla collettività, provenienti da un carico donato dalla Cina.

“Un episodio gravissimo, che poteva mettere a repentaglio la vita di migliaia di medici e che non dovrà assolutamente più ripetersi” ha tuonato il presidente della Fnomceo Filippo Anelli (nella foto), che ha però accettato le scuse subito avanzate dal costernatissimo commissario straordinario per l’emergenza Covid-19, Domenico Arcuri. Che ha assicurato che simili, colossali topiche non potranno più verificarsi in futuro: “Da oggi, d’intesa con Angelo Borrelli, le forniture oggetto di ‘donazioni’ verranno sottoposte a un controllo a campione, per essere certi della corrispondenza tra bolla di consegna, indicazioni stampate sulla confezione e prodotti donati” scrive Arcuri nella sua lettera di scuse al presidente Fnomceo, offrendo anche rassicurazioni in ordine alla consegna “entro questa settimana” di un nuovo stock di mascherine Ffp2.
Le scuse sono state “apprezzate e naturalmente accettate”  da Anelli, “così come l’impegno a essere scrupolosi nelle procedure che riguardano la sicurezza del personale sanitario. Apprendiamo tra l’altro solo oggi che il materiale era stato donato e non era quello acquistato per gli Ordini: stiamo valutando se gli Ordini possano essere un canale per veicolarne l’uso civile, al quale era destinato”. Preso atto della volontà di “mettere in atto strategie di controllo più stringenti, al fine di evitare che incidenti come questi abbiano a ripetersi“, Anelli mette una pietra sopra l’incidente, non senza mancare di ricordare che i medici restano in attesa “della consegna di una nuova fornitura di mascherine Ffp2”.

Decisamente più aspri i toni utilizzati dalla Commissione Emergenza-Urgenza dell’Anaao-Assomed, la sigla dei medici ospedalieri, nei confronti, questa volta, dell’Iss, colpevole di aver diramato a fine marzo nuove indicazioni sui Dpi ritenute del tutto inadeguate a centrare quell’obiettivo di “zero positivi” tra i sanitari più volte indicato dalla stessa Protezione Civile. “Risulta veramente inaccettabile che lo stesso Iss, con un atteggiamento ambivalente, pubblicizzi ancora come valido nelle ultime linee guida del 28 marzo l’impiego di mascherine chirurgiche per l’assistenza a casi Covid-19 confermati”. Un giudizio tranchant, reso ancora più pesante dal provocatorio invito ai tecnici dell’Iss  “a recarsi a curare i malati con le sole mascherine chirurgiche per verificare sul campo la presunta bontà e razionalità delle loro decisioni”.

“Nel recepire ancora indicazioni provvisorie ormai già vecchie promulgate dall’Oms su larga scala in febbraio”  scrive ancora la Commissione dell’Anaao “l’Istituto superiore di sanità promulga in questo momento drammatico per la sanità pubblica disposizioni la cui ‘razionalità’ è inspiegabile poiché limitano gravemente la sicurezza del personale e la sicurezza dei pazienti, esposti a possibili contagi da parte del personale sanitario non adeguatamente protetto e tutelato. Motivi di ordine pratico e/o economico, ovvero la difficoltà obiettiva di reperire gli idonei DPI, non possono giustificare, a nostro avviso, la pubblicazione di queste raccomandazioni (che magari saranno cambiate ed aggiornate domani … ma troppo tardi per qualche altro collega costretto a lavorare non in sicurezza)”.

“Nel 2014 la stessa Oms  aveva già sollevato una serie di problematiche sull’inadeguatezza delle mascherine chirurgiche per proteggere le vie respiratorie specie se da nuovi patogeni“continua Anaao, precisando che lo stesso Inail non considera le mascherine chirurgiche come Dpi. “È inoltre evidente” evidenzia quindi la Commissione “che laddove non vi possano essere garanzie di adeguata separazione di aree “sporche/pulite” nell’assistenza ai pazienti COVID-19, con apposite aree filtro e sistemi di ventilazione a pressione negativa, disponibilità di sovracamici/tute Classe III, numero minimo di set di DPI, la mancanza di maschere filtranti aggrava ulteriormente il rischio di contagio”.

Quasi a voler invitare l’Iss a essere coerente e conseguente con le disposizioni sulla delicatissima materia, la Commissione deEmergenza-Urgenza della sigla dei medici ospedalieri ricorda che lo stesso ministero della Salute, con circolare del 22 febbraio scorso,  aveva già raccomandato che ‘Il personale sanitario in contatto con un caso sospetto o confermato di Covid-19 deve indossare Dpi adeguati, consistenti in filtranti respiratori Fffp2 (utilizzare sempre Ffp3 per le procedure che generano aerosol), protezione facciale, camice impermeabile a maniche lunghe, guanti‘ e che una successiva circolare, diramata il 3 marzo, precisava che ‘la responsabilità di tutelarli dal rischio biologico è in capo al datore di lavoro, con la collaborazione del medico competente”.

Da qui le circostanziate richieste avanzate all’Iss: la prima è  l’immediata rettifica delle linee guida dell’Iss,  prevedendo nella stanza dei pazienti Covid solo l’utilizzo di maschere filtranti Ffp2 per ogni turno di lavoro e non di mascherine chirurgiche, e l’utilizzo di Ffp3 per le procedure invasive. La seconda richiesta è che – in considerazione dell’imprevedibilità dell’evoluzione del quadro epidemiologico intra ed extraospedaliero –  tutto il personale sanitario che abbia un rapporto frontale diretto coi pazienti (degenze, ambulatori, radiodiagnostica, farmacie) venga opportunamente dotato di maschere filtranti Ffp2 per ogni turno di lavoro, “in quanto unica misura idonea a garantire uno standard minimo attendibile di protezione”. L’ultima richiesta riguarda la protezione più generale del personale sanitario, “di prioritaria importanza e nell’interesse di tutta la collettività”.

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