Gimbe: “Covid, classificazione dei casi da rivedere, sovrastimati i guariti”

Gimbe: “Covid, classificazione dei casi da rivedere, sovrastimati i guariti”

Roma, 2 aprile – Sostituire definitivamente l’ambigua definizione “Dimessi/Guariti” con “Guariti”; i soggetti con status di guarigione non noto devono essere  esclusi dal contenitore “Dimessi/Guariti o riclassificati come casi attivi in isolamento domiciliare; i soggetti guariti vanno distinti in due gruppi:  guarigione clinica e guarigione virologica.

Queste le richiesta avanzate dalla Fondazione Gimbe per evitare che i dati forniti giornalmente dalla Protezione civile sull’andamento dell’epidemia di Covid-19 pubblicati sulla dashboard ufficiale  e sul sito del Ministero della Salute, possano diventare fonte di equivoci e fraintendimenti e portare per conseguenza a decisioni sbagliate.

I dati ufficiali, come è noto, sono aggregati in tre macro-categorie, la cui somma corrisponde al totale dei casi riportati quotidianamente dal nostro Paese all’Organizzazione Mondiale della Sanità.

  • Attualmente positivi: è la somma dei pazienti “Ricoverati con sintomi”, in “Terapia intensiva” e in “Isolamento domiciliare”.
  • Dimessi/Guariti: è un “contenitore” eterogeneo che include sia pazienti dimessi dall’ospedale (non sempre guariti), sia casi di guarigione clinica o virologica.
  • Deceduti: rimangono in attesa di conferma della causa di morte da parte dell’Istituto superiore di sanità che a cadenza bisettimanale pubblica il bollettino epidemiologico.

“In termini di sanità pubblica” spiega il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta  (nella foto) “questa classificazione mira a distinguere i casi attivi (totale positivi), che possono contribuire alla diffusione dell’infezione, dai casi chiusi, ovvero i deceduti e i guariti che non possono contagiare altre persone. Se il numero dei casi chiusi è condizionato, nel bene e nel male, dalla qualità dell’assistenza sanitaria, quello dei casi attivi influenza sia le decisioni sanitarie per contenere l’epidemia, sia quelle politiche per l’eventuale rimodulazione delle misure di distanziamento sociale“.

Dal monitoraggio Gimbe dei dati pubblici sono emerse alcune incongruenze, relative sia ai trend regionali dei “Dimessi/Guariti”, sia alle definizioni e alle modalità comunicative della Protezione civile. In particolare, nella dashboard nazionale si rileva una discrepanza tra la denominazione del box “Dimessi/Guariti” e la legenda che riporta “Guariti: totale persone clinicamente guarite”. Inoltre, in calce al report quotidiano, dove vengono riportati i totali del giorno, il dato della colonna “Dimessi/Guariti” viene etichettato come “Totale guariti”.

“Di fronte a queste discrepanze” chiarisce Cartabellotta “abbiamo deciso di approfondire la questione con ulteriori analisi condotte in collaborazione con YouTrend, progetto digitale di informazione e analisi dati, edito dall’agenzia Quorum”.

“Le nostre valutazioni” interviene Lorenzo Pregliasco, co-fondatore di YouTrend “evidenziano una notevole eterogeneità dei dati raccolti dalle Regioni e inviati alla Protezione Civile, vista anche l’assenza di un modello informatizzato univoco. Infatti, i dati sono trasmessi da ciascuna Regione con modalità diverse e i criteri sulla definizione dei casi “Dimessi/Guariti” sono estremamente variabili”.

L’analisi effettuata il 1 aprile su otto Regioni che rappresentano l’85,7% dei casi totali e il 91,6% dei “Dimessi/Guariti” comunicati dalla Protezione civile  conferma l’estrema eterogeneità di questo “contenitore” nel quale confluiscono quattro tipologie di casi: pazienti virologicamente guariti (2 tamponi negativi a distanza di 24 ore), pazienti in via di guarigione virologica (primo tampone negativo, in attesa del risultato del secondo), pazienti guariti clinicamente (non sottoposti a tampone), pazienti “dimessi” da un setting ospedaliero senza alcuna informazione sullo stato di guarigione, sia essa clinica o virologica.

“Al fine di sanare questa misclassificazione e garantire la massima trasparenza” aggiunge Pregliasco “è indispensabile uniformare i dati comunicati dalle Regioni alla Protezione civile, con la diffusione dei dettagli in formato open data per consentire ai ricercatori di effettuare analisi sui dati grezzi e su unità geografiche a livello di provincia e di comune“.

Emblematico l’impatto del caso Lombardia. La Regione, infatti, nel suo bollettino quotidiano non menziona affatto il numero delle guarigioni, ma riporta solo il numero di pazienti dimessi dall’ospedale (o dal pronto soccorso) e inviati in isolamento domiciliare. Tutti questi casi (ieri 11.415, il 68% del totale) confluiscono nei “Dimessi/Guariti” del bollettino nazionale sovrastimando il tasso di guarigione. Infatti, il comunicato stampa giornaliero della Protezione civile ieri riporta 16.847 persone guarite, dato confermato anche sul sito del Ministero della Salute.

“Al fine di non alimentare un irrealistico senso di ottimismo sul reale andamento dell’epidemia”  conclude Cartabellotta “rischiando di affidare le decisioni sanitarie e politiche a un numero che contiene anche casi ancora attivi, la Fondazione Gimbe chiede al ministero della Salute e alla Protezione civile di allineare la comunicazione pubblica ai criteri di guarigione clinica e virologica ribaditi  il 19 marzo dal Comitato Tecnico-Scientifico“. Da qui le richieste avanzate in premessa dei necessari “aggiustamenti”per comunicare meglio e con la dovuta chiarezza.

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