Problemi sul mercato per il farmaco Plaquenil, la denuncia di Federfarma Roma

Problemi sul mercato per il farmaco Plaquenil, la denuncia di Federfarma Roma

Roma, 7 aprile – Che le carenze di Plaquenil, uno dei farmaci  farmaco più utilizzati per la cura dell’artrite reumatoide e del Les, il lupus eritematoso sistemico, stessero diventando un problema è cosa nota ormai da giorni, anche a seguito degli allarmi lanciati al riguardo dall’Anmar, l’Associazione nazionale malati reumatici, che ha raccolto le segnalazioni  preoccupate e in qualche caso disperate di malati in ogni angolo della penisola.

La situazione di criticità nella disponibilità del farmaco è altrettanto nota: si tratta di un “effetto collaterale” dell’epidemia di Covid-19 che sta flagellando il Paese, che ha portato alla spasmodica ricerca del medicinale a base di idrossiclorochina da quando è diventata di pubblico dominio la notizia di alcune evidenze relative a suoi possibili effetti positivi nel trattamento delle infezioni causate dal  Sars-CoV2. Notizia che è stata poi avvallata dalla stessa Commissione tecnico scientifica dell’Aifa, che il 17 marzo scorso ha espresso parere positivo sull’utilizzo di idrossiclorochina tra i farmaci utilizzati sperimentalmente per la cura di Covid-19, con tanto di inserimento del medicinale nell’elenco dei farmaci a carico del Servizio sanitario nazionale per questo utilizzo.

La conseguenza è che è scattata una vera e propria caccia all’antimalarico, con il risultato che il Plaquenil 200 mg è ormai  in rottura di stock da una ventina giorni, come denunciato nei giorni scorsi all’agenzia Adn Kronos anche dal segretario di Federfarma Roma Andrea Cicconetti. “La situazione è a macchia di leopardo, possono esserci due-tre confezioni in qualche farmacia a seconda dei giorni, ma il farmaco non si trova praticamente più, la richiesta è molto aumentata” ha spiegato il rappresentante dei titolari romani.

L’aumento abnorme della richiesta di Plaquenil e la conseguente alterazione della sua disponibilità sul mercato è essenzialmente dovuta a due fattori principali: da una parte, la tendenza dei pazienti affetti da artrite reumatoide e Les, che hanno bisogno della continuità di trattamento con il farmaco, ad accaparrarsene quanto più possibile (“Qualcuno se ne è fatto prescrivere anche 15 confezioni” conferma al riguardo Cicconetti);  dall’altra, “le tante richieste di cittadini che pensano sia una cura per Covid-19 e lo vogliono, nonostante precisazioni e chiarimenti che il farmaco va studiato e l’efficacia deve essere provata. Non si può avere senza ricetta”.

Anche perché – ed è il caso di ricordarlo – è ben vero che l’idrossiclorochina è usata nel trattamento dei pazienti affetti da Covid-19, ma solo negli ospedali. Proprio perché utilizzata off label, infatti, il suo nuovo impiego è sottoposto a un monitoraggio che non sarebbe possibile nel caso di assunzione del farmaco a domicilio, dove chi usa il farmaco sarebbe inevitabilmente esposto a conseguenze che potrebbero essere molto pericolose.

 

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