Covid-19, quanto hanno pesato su emergenza i tagli alla sanità degli ultimi 10 anni?

Covid-19, quanto hanno pesato su emergenza i tagli alla sanità degli ultimi 10 anni?

Roma, 8 aprile  – Come è arrivata la sanità italiana, considerata da molti una delle migliori del mondo,  all’appuntamento con una prova devastante come  lìemergenza Covid-19, assolutamente imprevista? Decisamente in condizioni non ottimali, a giudizio, di molti, anzi profondamente debilitata da un’emorragia di risorse prolungatasi per un un decennio.

Al tema dedica un take l’agenzia Agi, partendo dal report Gimbe del settembre 2019, dal quale emergeva che  il finanziamento della sanità pubblica è stato decurtato di oltre 37 miliardi in dieci anni, di cui circa 25 miliardi nel 2010-2015 per tagli conseguenti a varie manovre finanziarie ed oltre 12 miliardi nel 2015-2019, quando al Ssn sono state destinate meno risorse di quelle programmate per esigenze di finanza pubblica.

In termini assoluti il finanziamento pubblico in 10 anni è aumentato di 8,8 miliardi, crescendo pero’ in media dello 0,9% annuo, tasso inferiore a quello dell’inflazione media annua. Un taglio che si traduce inevitabilmente in un calo nel livello di assistenza: viene stimata una perdita di oltre 70 mila posti letto negli ultimi 10 anni, con 359 reparti chiusi, oltre ai numerosi piccoli ospedali riconvertiti o abbandonati. Non a caso i dati Ocse, nel rapporto sulla salute in Italia nel 2019, dimostrano che il nostro Paese si attesta sotto la media, sia per la spesa sanitaria totale, sia per quella pubblica, precedendo solo i paesi dell’Europa orientale oltre a Spagna, Portogallo e Grecia.
Nel periodo 2009-2018 l’incremento percentuale della spesa sanitaria pubblica si è attestato al 10%, rispetto a una media Ocse del 37%. La metà dei 37 miliardi in meno alla sanità nel decennio considerato, sottolineava  Gimbe nel suo rapporto, riguarda peraltro il personale sanitario. Con il risultato  (che, in un Paese sotto choc, oggi preoccupa ancora di più) , che siamo arrivati in Italia a 3,2 posti letto per mille abitanti. La Francia ne ha sei, la Germania otto.

Leggendo ancora i dati Ocse, continua il lancio Agi, salta all’occhio che la spesa per abitante annua in Italia sia di 2.483 euro, il 15% in meno della spesa europea. Il rapporto dà anche una fotografia più  generale sullo “stato di salute” dell’Italia, con due buone notizie: l’aspettativa di vita alla nascita è la quarta quarto più alta tra i Paesi Ocse; gli italiani hanno il quarto tasso più basso di mortalità prevenibile. Che però diventano, in tempi di coronavirus, anche una delle possibili spiegazioni di una letalità superiore alla media: in Italia il 22,3% della popolazione ha più di 65 anni, contro il 19,4% della media Ue, e questo conta eccome nel valutare l’incidenza di un virus che ha dimostrato di causare complicazioni gravi soprattutto nei più anziani. Non è un caso che da noi l’aspettativa di vita alla nascita arrivi a 83,1 anni, la seconda più alta in Europa dopo la Spagna, altro Paese dove i tassi di mortalità per il coronavirus sono particolarmente alti. Meno appurato è il collegamento tra status socioeconomico e tasso di contagio, ma in ogni caso in Italia il tasso di povertà relativa èb del 20,3% contro la media Ue del 16,9%.

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