Covid, dati in calo ma Arcuri ammonisce: “Non siamo a pochi passi dalla fine, non facciamo errori ora”

Covid, dati in calo ma Arcuri ammonisce: “Non siamo a pochi passi dalla fine, non facciamo errori ora”

Roma, 8 aprile – Per lungo che sia, si incomincia a intravvedere la luce alla fine del tunnel: scende infatti ancora il numero dei nuovi contagi di Sars-CoV-2, che ieri sono stati  3.039, circa 550 meno del giorno precedente, secondo quando riferito dal bollettino quotidiano della Protezione civile. Si tratta del terzo giorno consecutivo di dati in discesa. Il numero dei positivi, ricoverati o in isolamento domiciliare, scende addirittura sotto quota mille, 880 in un giorno, e scende anche sia il numero dei pazienti ricoverati per Covid (258 in meno rispetto al giorno prima) sia quello dei pazienti in terapia intensiva (106 in meno). Cresce per contro il numero dei guariti, 1.555 in giorno, che portano il totale a oltre 24mila. Resta però alto il numero dei morti, che sono stati 604,  per un totale di 17.127 decessi dall’inizio dell’epidemia. Anche in questo caso, però, va evidenziato che si tratta di un dato in calo da due giorni.

Al momento le persone che risultano positive al virus sono 94.067,  delle quali 61.557 si trovano in isolamento domiciliare (+ 1.244 rispetto al giorno prima), 28.718 ricoverate con sintomi (- 258) e 3.792 in terapia intensiva (-106), I casi totali da inizio epidemia a oggi sono stati 135.586.

In dettaglio,  i casi attualmente positivi sono 28.343 in Lombardia, 13.048 in Emilia-Romagna, 10.704 in Piemonte, 9.965 in Veneto, 5.427 in Toscana, 3.738 nelle Marche, 3.212 in Liguria, 3.365 nel Lazio, 2.765 in Campania, 1.890 nella Provincia autonoma di Trento, 2.137 in Puglia, 1.379 in Friuli Venezia Giulia, 1.859 in Sicilia, 1.491 in Abruzzo, 1.301 nella Provincia autonoma di Bolzano, 846 in Umbria, 821 in Sardegna, 733 in Calabria, 593 in Valle d’Aosta, 265 in Basilicata e 185 in Molise.

Buone notizie arrivano dal Lazio, dove i nuovi contagi in un solo giorno scendono da 151 a 118, con un trend che per la prima vota scende sotto la soglia del 3% di incremento. Bene anche Roma con 26 casi contro i 39 del giorno prima. Numeri che danno corpo alle previsioni degli epidemiologi che hanno fissato il traguardo del “zero contagi” nella Capitale già per fine aprile. Anche se questo non significherà un liberi tutti, perché se non vengano rilevati nuovi casi non significa che il virus sia scomparso dalla circolazione. Meno bene i numeri della Toscana, dove in un giorno salgono da 154 a 172 i nuovi contagi, a conferma anche qui da quanto preventivato dagli esperti che hanno indicato proprio questa Regione come l’ultima destinata a uscire dall’emergenza coronavirus, per essere stata anche tra le ultime ad aver registrato la circolazione del virus.

Covid 19 continua però a colpire la professione medica: secondo quanto reso noto dal presidente della Fnomceo, Filippo Anelli, sulla base degli ultimi dati dell’Istituto superiore di sanità, sono deceduti ieri altri cinque professionisti, che fanno saliree a 94 il numero complessivo dei medici che hanno perso la vita a causa del coronavirus. Anche gli infermieri pagano un alto tributo in termini di vite perse, 26 dall’inizio dell’epidemia, oltre a essere la categoria con il maggior numero di positivi: il 52% di tutti gli operatori sanitari, tra i quali il numero dei contagiati dal coronavirus sale complessivamente  a 12.681.

La conferma del tren in calo dei numeri non deve però autorizzare ad abbassare la guardia, come ha ricordato  il commissario straordinario all’emergenza Covid Domenico Arcuri (nella foto) nel corso di una conferenza stampa nella sede della Protezione civile, rinnovando anzi l’appello al rigido rispetto delle misure di contenimento del coronavirus: “Nulla di più sbagliato di pensare a un liberi tutti, non commettiamo errori proprio ora” ha detto Arcuri, che ha anche fatto il punto sulle forniture di dispositivi di protezione. “Il peggio è ormai alle spalle” ha affermato al riguardo, denunciando le speculazioni sul prezzo delle mascherine: “Una mascherina chirurgica non può essere rivenduta ad un prezzo dieci volte superiore del suo costo. Questa non è libertà di mercato ma speculazione insopportabile”.  

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