Quanto costano le mascherine? Inchiesta Altroconsumo nelle farmacie di otto città

Quanto costano le mascherine? Inchiesta Altroconsumo nelle farmacie di otto città

Roma, 8 aprile – Come tutte quelle che conduce Altroconsumo, si tratta di un’indagine che non fornisce (né del resto pretende di farlo) indicazioni statistiche probanti, né fa carotaggi di profondità sui fenomeni che indaga. Oltre tutto, questa volta la rilevazione non è nemmeno avvenuta con la consueta modalità utilizzata dalla sigla consumerista (l’acquisto diretto nei punti vendita da parte di acquirenti in incognito), ma si è necessariamente dovuta limitare, stanti i limiti imposti dalle restrizioni anti-Covid, a ricavare informazioni per via telefonica. Ma, come accade sempre o quasi, i risultati del lavoro di Altroconsumo non hanno mancato di ottenere l’attenzione e la conseguente visibilità sul sistema mediale nazionale, probabilmente dovuta all’assoluta attualità del prodotto oggetto dell’indagine: le mascherine  protettive, definite con pertinenza “il nuovo oggetto del desiderio degli italiani”, anche in ragione della loro difficile reperibilità sul mercato, almeno nelle scorse settimane.

L’indagine, dunque, è stata condotta telefonando nei primi giorni di aprile abbiamo telefonato a 122 esercizi, tra farmacie e parafarmacie,  di otto città italiane (Bari, Bologna, Firenze, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma) chiedendo la disponibilità di mascherine, il prezzo e il tipo di dispositivo disponibile. Il primo dato emerso è stata la grande disponibilità dei farmacisti  nel dare informazioni al telefono, Atteggiamento che Altroconsumo valuta positivamente, perché “così la gente non deve uscire”.

Dsetto questo, la rilevazione ha confermato le molte difficoltà quotidianamente registrate e riportate dalle cronache: la fornitura di questi prodotti è ancora ben lontana dall’essere capillare e la situazione sul territorio non è omogenea. E questo, annota la sigla consumerista, nonostante  il decreto Cura Italia abbia permesso,  in deroga alle normative esistenti per lo stato di emergenza, la produzione e la vendita di dispositivi in autocertificazione, cioè di prodotti che non hanno l’obbligo di passare i test di efficacia protettiva. Anche in questa situazione di scarsa tutela, “in cui si trovano in vendita mascherine che si propongono ‘anti coronavirus’ ma che sono equiparabili alla barriera che può fare un fazzoletto davanti alla bocca” scrive Altroconsumo “si fa comunque fatica a trovarle”.

Ma veniamo ai numeri, per quello che contano: nel 43% dei punti vendita non ci sono mascherine, che è come dire che quattro tra farmacie e parafarmacie su 10 non sono in condizione di venderle alle persone che le richiedono. Una situazione che, però, è tutt’altro che omogenea, secondo quanto emerge dal test di Altroconsumo: “ci sono città come Padova nelle quali le abbiamo trovate sempre e città come Roma e Palermo nelle quali sono risultate difficili da reperire” si legge infatti nell’inchiesta. “A Milano, capoluogo della Lombardia, Regione in cui dal 5 aprile è vietato uscire senza, quasi una farmacia su due ne è priva (…). Alcune farmacie ci hanno comunicato che sono in arrivo, ma in quasi nessun caso sono stati in grado di dare date certe o dare la possibilità al cliente di prenotarle in anticipo”. 

Per quanto riguarda i tipi di mascherine disponibili, si tratta quasi sempre di dispositivi  chirurgici o simil-chirurgici (cioè di mascherine concepite per proteggere gli altri da chi le indossa e non viceversa). Ovviamente, trattandosi di un’indagine telefonica, Altroconsumo spiega di  non aver potuto verificare di persona le caratteristiche dei prodotti venduti: “I farmacisti contattati hanno detto di avere per lo più mascherine in carta, cotone, lavabili, a tre strati. Per i veri e propri dispositivi di protezione individuale, quelli dotati di filtro Ffp2 e Ffp3, la disponibilità è minore se non addirittura inesistente (per le Ffp3)” scrive l’associazione.

Il punto più critico (come peraltro più volte denunciato dalla stampa nelle ultime settimane, in ogni zona del Paese) sono i prezzi di vendita, che risultano davvero fuori da ogni controllo e ogni logica.  “Si va da episodi chiaramente speculativi a farmacisti che, al contrario, le danno contingentate ma in regalo” scrive Altroconsumo. “Le differenze sono apparentemente ingiustificabili: in una farmacia di Napoli (abbiamo chiamato due volte per essere sicuri) una mascherina da loro definita “chirurgica” viene venduta a 6 euro e 50 al pezzo, ben il 1200% in più rispetto ai 50 centesimi del minimo venduto a Milano. In media, una mascherina chirurgica è venduta a circa 2 euro al pezzo, una Ffp2 a quasi 10 euro e una Ffp3 (l’abbiamo trovata in un solo punto vendita) a 35 euro”.

 

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