Covid 19, studio USA: in Italia il traguardo zero morti sarà raggiunto il 19 maggio

Covid 19, studio USA: in Italia il traguardo zero morti sarà raggiunto il 19 maggio

Roma, 9 aprile – Salvo un allentamento delle misure di distanziamento sociale o un rimbalzo dei contagi,  l’Italia  raggiungerà il traguardo “zero decessi” il prossimo 19 maggio, avendo già  superato la fase di picco di Covid-19. E l’epidemia, alla data del 4 agosto prossimo, avrà lasciato sul campo più di ventimila morti (20.300, per l’esattezza).

Sono le stime dell’Institute for health metrics and evaluation (Ihme), centro di ricerca indipendente della School of Medicine dell’Università di Washington, che ha analizzato l’andamento di Covid-19  in Europa e due giorni fa ha pubblicato il rapporto con  le sue previsioni sull’evoluzione della pandemia da questa parte dell’Oceano.

Dal lavoro dell’istituto (che è diretto da Christopher Murray, nella foto, e ha raggiunto fama e autorevolezza mondiali per i suoi decisivi contributi al Global burden of disease, il più grande studio epidemiologico osservazionale al mondo),  emerge che la maggior parte delle regioni di Italia e Spagna hanno superato i loro picchi di mortalità (con andamenti disuguali: per quanto riguarda il nostro Paese, ad esempio, il picco in Puglia verrà raggiunto solo il 16 aprile), mentre altri Paesi sono in fase di avvicinamento ai loro picchi e altri ancora lo raggiungeranno soltanto nelle prossime settimane del mese.

Tra i Paesi che stanno per raggiungere il picco o che vi si stanno avvicinando rapidamente ci sono l’Olanda, l’Irlanda e l’Austria. La Repubblica Ceca e la Romania sono a metà delle curve previste. In altre nazioni, tra cui Regno Unito, Germania,  Norvegia e Grecia, il percorso della pandemia è ancora all’inizio e i picchi di mortalità si registreranno prevedibilmente nelle ultime settimane di aprile.

“È di inequivocabile evidenza che la distanza sociale, se ben attuata e mantenuta, può controllare l’epidemia, portando a un calo dei tassi di mortalità”  afferma  Murray. “Quelle nazioni hanno subìto un duro colpo all’inizio dell’attuazione degli ordini di allontanamento sociale e potrebbero avere il peggio alle spalle, visto che stanno vedendo importanti progressi nella riduzione dei loro tassi di mortalità. Tuttavia la traiettoria di ogni nazione cambierà – e in senso negativo – se la gente non seguirà le indicazioni di distanza sociale o le altre precauzioni”.  Affermazione, questa, del tutto coincidente con il contenuto dei molti appelli che la comunità scientifica italiana sta rivolgendo in questi giorni al nostro Governo affinché  l’allentamento delle misure emergenziali assunte nel mese di marzo scorso avvenga a tempo debito e con estrema cautela e gradualità.

Il rischio sono infatti nuovi cicli di infezioni, ospedalizzazioni e morti. Murray definisce la fine di questa “ondata” come un rapporto di 0,3 morti per 1 milione di persone.

“Per diminuire il rischio di una seconda ondata nei luoghi in cui la prima ondata è controllata da una forte distanziamento sociale” ha concluso il direttore dell’Ihme, “i governi dovrebbero prendere in considerazione test di massa, tracciamento dei contatti e quarantene per le persone infette fino a quando non sarà disponibile una vaccinazione, prodotta in massa e ampiamente distribuita”.

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