Emergenza Covid, Gimbe: “Rischioso allentare le misure prima di fine maggio”

Emergenza Covid, Gimbe: “Rischioso allentare le misure prima di fine maggio”

Roma, 8 aprile – “Rischioso allentare le misure prima di fine maggio”. Ad affermarl, in decisa controtendenza con le molte pressioni per passare il prima possibile alla cosiddetta fase 2 e alla progressiva riapertura del Paese in lockdown a a causa dell’epidemia di Covid 19,  è la Fondazione Gimbe. In piena adesione alla sua mission di concorrere a scelte fondate sui principi dell’evidenza scientifica, l’associazione indipendente ha diffuso ieri un suo parere basato su un proprio modello predittivo elaborato con l’analisi della regressione dei casi utilizzando le variabili dell’incremento percentuale dei nuovi casi e del tempo espresso in giorni.

Dalle analisi indipendenti di Gimbe emerge un deciso invito alla cautela: i dati, spiegano gli esperti della Fondazione, suggeriscono che “la curva del contagio è rallentata, ma l’aumento dei nuovi casi è ancora rilevante e che le misure di distanziamento sociale hanno alleggerito il carico sugli ospedali, ma il loro effetto sul numero totale dei casi è ancora modesto”. 

Dunque, l’allentamento delle misure “dovrà essere graduale e differenziato per tipologia di intervento e, ove possibile, ‘personalizzato’ nelle varie Regioni monitorando strettamente l’insorgenza di nuovi focolai”. Se nelle prossime settimane sarà confermato il rallentamento dei nuovi casi, “con una certa dose di spavalderia la fase 2  potrebbe essere avviata tra fine aprile e inizio maggio, accettando il rischio di una nuova impennata dei contagi” spiega la Fondazione.

Ma se al contrario la linea vuole essere quella della gradualità e della prudenza, “qualsiasi riapertura prima di fine maggio non si basa sulle dinamiche del contagio in Italia”. Il Governo, afferma il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta (nella foto),  “è chiamato a prendere una delle decisioni più difficili della storia della Repubblica, con effetti determinanti sulla nostra salute, sulle nostre libertà individuali e sull’economia del Paese. Guardando ai numeri è fondamentale conoscere quale indicatore guiderà la politica per l’attuazione della Fase 2: sarà, auspicabilmente, la riduzione dei contagi al di sotto di una soglia più bassa possibile? Oppure, ci si limiterà a contenere il verosimile aumento dei ricoveri e dei decessi, per il timore che la popolazione e l’economia non sono in grado di reggere un rigoroso prolungamento del lockdown?”. 

Nell’impossibilità di prevedere il giorno in cui non ci sarà alcun nuovo caso, chiarisce ancora Gimbe, “il modello prevede che il 16 aprile l’aumento dei casi scenderà al 2%, il 27 aprile all’1%, il 7 maggio allo 0,5% e il 2 giugno allo 0,1%, soglia utilizzata nello Hubei in Cina per allentare le misure”. 

Il modello, spiega Cartabellotta, “viene aggiornato quotidianamente e deve sempre essere maneggiato con cautela perché l’andamento dei contagi potrebbe essere influenzato da variabili non considerate, spesso differenti nelle varie Regioni: insorgenza di nuovi focolai, numero di tamponi effettuati, aderenza alle misure di distanziamento sociale, sovraccarico degli ospedali”.

 

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