Integratori, FederSalus: “Covid, impatto negativo su fatturato per il 60% delle aziende”

Integratori, FederSalus: “Covid, impatto negativo su fatturato per il 60% delle aziende”

Roma, 21 aprile – A più di un mese dall’avvio delle misure di lockdown imposte dal Governo per contenere l’epidemia di Covid-19, anche il settore degli integratori alimentari, riconosciuto come essenziale dai provvedimenti che in questa fase hanno regolamentato la prosecuzione di alcune attività produttive, registra un impatto negativo. Per verificare lo stato di salute del settore, FederSalus, l’associazione nazionale delle aziende produttrici e distributrici di prodotti salutistici, ha condotto una survey per ascoltare le imprese e valutare l’impatto della crisi, le misure di contrasto e il sentiment. 

Dalla rilevazione – alla quale hanno aderito 87 aziende rappresentative dell’intera filiera industriale (aziende a marchio, materie prime e produzione in conto terzi) –  scaturisce un quadro di generale preoccupazione. In generale, secondo quanto riporto un comunicato stampa diffuso dalla stessa FederSalus,  l’emergenza sanitaria ha conseguenze su quasi tutte le aziende rispondenti, generando ritardi nella produzione e nella consegna dei prodotti per oltre tre aziende su quattro, ma anche rallentamenti nella domanda/fatturato che interessano quasi il 60% del totale. In particolare, le aziende a marchio soffrono il blocco della circolazione delle proprie reti di vendita e informazione medica, peculiare nella promozione dei prodotti presso il medico e il farmacista.

L’impatto negativo sul fatturato riguarda in media il 59% delle aziende, mentre circa 1/3 rileva un effetto positivo. In particolare, la crisi sembra avere impatto nullo o positivo sul fatturato del 60% delle aziende di materie prime e del 50% delle aziende di medie e grandi dimensioni, mentre ha un impatto negativo per il 62% delle aziende a marchio e di piccole o piccolissime dimensioni.

Il 22% delle aziende dichiara di aver già fatto ricorso attivo alla cassa integrazione, in particolare le aziende più piccole, a marchio e di materie prime. Il ricorso a tale misura potrà aumentare in futuro in funzione della durata dell’emergenza. Problemi di liquidità sono dichiarati dal 20% delle aziende.

Circa il 34% del campione dichiara ordini inevasi in media del 21%. Tra le altre criticità, il 26% delle le aziende dichiara anche un aumento del tasso di assenteismo per vari motivi (ferie/malattia) che riguarda soprattutto le aziende di produzione e quelle di dimensione media e grande.

Per il futuro c’è grande preoccupazione, anche rispetto alla ripresa dei rapporti internazionali e per l’impatto della crisi globale sull’export. La mancata partecipazione e/o la cancellazione di fiere o eventi promozionali in Italia e/o all’estero ha già causato importanti danni per le aziende del settore. Circa la metà del campione registra perdite legate all’emergenza e le incognite circa la sua durata ed evoluzione generano un’aspettativa negativa per il futuro.

“In questa nuova situazione, di crisi dei redditi e rallentamento dei rapporti commerciali con l’estero,  l’Associazione ha messo sotto osservazione le problematiche che le nostre aziende stanno affrontando per intervenire a tutela del comparto con misure modulate e coerenti” afferma il presidente di Federsalus Marco Fiorani (nella foto). “Raccogliendo i primi segnali, abbiamo incontrato  la Direzione generale per la Promozione del Sistema Paese del Maeci e Ice Agenzia per rimodulare il piano di interventi a supporto dell’internazionalizzazione in uno scenario a mobilità ridotta e proporre di lavorare congiuntamente a piattaforme digitali che consentano di gestire efficacemente la promozione dell’offerta italiana all’estero sia a livello di singola impresa che collettivo, e intese internazionali per semplificare le procedure degli scambi commerciali”.

Le aziende hanno manifestato una reazione immediata all’emergenza. In particolare, il 48% ha attivato misure di prevenzione per future crisi di liquidità. L’89% delle aziende applica il lavoro da remoto/smart working al 67% del personale in media, con punte del 76% nelle aziende a marchio e del 22% nelle aziende di produzione. Il 70% delle aziende prevede di adottare tale modalità di lavoro anche post emergenza, in particolare le aziende a marchio.

L’indagine appena realizzata evidenzia l’atteggiamento prevalente delle nostre imprese verso il futuro” conclude Fiorani ” che è nella direzione di un ripensamento dei modelli organizzativi per raccogliere le sfide dell’innovazione offerte dai nuovi strumenti digitali”.

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