La Spezia, si dimette presidente dell’Ordine: positivo a Covid, lavorava nello studio della farmacia

La Spezia, si dimette presidente dell’Ordine: positivo a Covid, lavorava nello studio della farmacia

Roma, 24 aprile –  Un errore grave, che ha già cominciato a pagare caro, quello commesso da Pierangelo Usberti, presidente dell’Ordine dei Farmacisti di La Spezia.  Positivo al Covid-19 e per questo sottoposto da circa un mese allo stretto regime restrittivo previsto dai protocolli di cura e dalle norme emergenziali, Usberti è stato infatti sorpreso all’interno della sua farmacia dagli agenti della polizia locale impegnati nelle attività di controllo sul rispetto delle misure di sicurezza negli esercizi commerciali, in accordo con la direzione dell’Asl 5 competente per territorio. Si trovava in uno studiolo appartato, dove stava lavorando al computer.

La circostanza che il professionista non stesse al bancone non è però in alcun modo un’esimente: Usberti non doveva in ogni caso trovarsi all’interno dell’esercizio, per il semplice motivo che – risultando in quarantena perché ancora positivo al Covid (anche se l’ultimo tampone, effettuato ieri, sembrerebbe aver accertato la negatività al Sars-CoV2) – doveva restare in isolamento a casa. Un regola ferrea, da rispettare con il massimo rigore e che un professionista della salute come lui, per di più impegnato in ruoli apicali di rappresentanza, conoscendola meglio di altri non poteva né doveva violare.

Cosa che invece ha fatto, per ragioni che il professionista – sentito brevemente dal nostro giornale – non riesce ancora a mettere a fuoco: un misto di grande stanchezza, di sollievo per la fine ormai prossima di un incubo (il farmacista era passato già attraverso cinque tamponi dagli esiti contrastanti), di ansia per le infinite cose da fare in farmacia a causa della forzata assenza, di frustrazione per dover ancora rimanere fermo un giro, di voglia insopprimibile di ricominciare, respirando l’aria del proprio posto di lavoro. Un coacervo indefinibile di sentimenti, insomma, reso micidiale con ogni probabilità dai famosi “cinque minuti di stupidità” nei quali ognuno di noi incappa almeno una volta nella vita: un cocktail  fatale, contro il quale nulla ha potuto l’imperativo morale del rispetto assoluto della regola, portando Usberti a commettere la sua fatale imprudenza.

Vogliamo essere chiari: non ci può essere nessuna giustificazione per il gravissimo errore commesso dal farmacista spezzino, con la pesante aggravante di indossare i gradi di rappresentante della professione e delle stesse farmacie (rivestiva infatti anche la carica di vicepresidente di Federfarma La Spezia) e di dover dunque irreprensibilmente onorare il supplemento di responsabilità che deriva dall’essere a un tempo esponente e testimonial di una professione importante e particolarmente esposta qual è quella farmaceutica.

Ma se da una parte non si può né deve indulgere in atteggiamenti anche solo vagamente assolutori, dall’altra non può né deve mancare la comprensione che sempre si deve avere, sul piano umano, anche nei confronti di chi sbaglia. E,  da questo punto di vista, se sono del tutto condivisibili gli unanimi giudizi di condanna espressi sui social da moltissimi farmacisti nei confronti del gravissimo comportamento di Usberti, non lo sono certamente  le parole di chi è andato molto oltre, non limitandosi a stigmatizzare il comportamento del farmacista spezzino – colpevole oltre ogni ragionevole dubbio – ma preoccupandosi quasi esclusivamente di offenderlo e augurargli ogni possibile male. Parole esecrabili, che tradiscono una totale mancanza di rispetto dell’altro, se non addirittura una preoccupante attitudine all’odio e che (quale che sia la circostanza che le scatena) non possono avere diritto di cittadinanza all’interno di una civile comunità professionale.

Usberti ha annunciato ai suoi colleghi dell’Ordine e del sindacato, praticamente pochi minuti dopo il fatto che lo ha visto protagonista e della cui gravità ha subito avuto piena contezza, la decisione di dimettersi immediatamente dalle sue cariche, cosa che ha fatto prima con una breve lettera ai colleghi del consiglio direttivo dell’Ordine e quindi con un comunicazione a quelli dell’associazione titolari. Lontana da noi l’idea di elevare la decisione a gesto nobile o chissà che altro: si tratta di un atto dovuto, niente di più né di meno. Usberti ha sbagliato,  sa di dover pagare e ha già cominciato a farlo rinunciando a rimanere anche solo un minuto di più dentro gli organismi di una categoria che in tutta evidenza ha dimostrato di non poter rappresentare.

Gli va però almeno riconosciuto di andare incontro al destino al quale lo condanna il suo errore con compostezza e dignità, senza trincerarsi dietro “se” e “ma” di sorta.

Non avrà davanti giorni facili, ed è inevitabile e giusto che sia così: la sua farmacia è stata intanto chiusa in attesa della sanificazione e la violazione che ha commesso può costargli l’arresto da tre a 18 mesi e una sanzione da 500 a 5mila euro. A certi leoni da tastiera e professionisti dell’odio un tanto al chilo,  c’è da scommetterci, ogni possibile punizione sembrerà sempre insufficiente.

Noi, al contrario, pensiamo che Usberti – in procinto di uscire dall’incubo del Covid – stia per entrare, per l’imperdonabile errore di un momento, in un altro e forse peggiore inferno, che sarà davvero penoso e difficile affrontare,  sapendo che con ogni probabilità non finirà mai.

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