Mascherine, è polemica, i titolari lombardi ai vertici di Federfarma: “Avete sbagliato tutto”

Mascherine, è polemica, i titolari lombardi ai vertici di Federfarma: “Avete sbagliato tutto”

Roma, 29 aprile – È un vero e proprio j’accuse, quello partito ieri dalla sede di Federfarma Lombardia a Milano e arrivato in tempo reale, grazie alle tecnologie moderne, alla sede nazionale di Federfarma a Roma. Un j’accuse che, senza concedere alcuna attenuante, mette in fila una serie di capi di imputazione su  come è stata gestita la questione della vendita delle mascherine, sia a livello comunicativo sia a livello normativo, tranquillamente sintetizzabili, per comodità, in un’unica frase: avete sbagliato tutto quello che c’era da sbagliare.

Come in un ogni requisitoria  che si rispetti, il Comitato esecutivo del sindacato lombardo presieduto da Annarosa Racca (nella foto)  parte dalla esposizione dei fatti, che hanno visto Federfarma nazionale, appena iniziata l’emergenza, premurarsi di “organizzare un’inconsueta caccia alle streghe dei colleghi che avrebbero lucrato sulla cessione delle mascherine, dando all’opinione pubblica una cattiva immagine della categoria; infatti, i ripetuti controlli da parte delle forze di polizia poi, nella stragrande maggioranza dei casi, si sono risolti senza sanzioni per le farmacie”.
Il passo successivo, continua il documento dell’accusa,  “è stato quello di interpretare estensivamente la possibilità di sconfezionare le mascherine, salvo poi accorgersi, dopo le contestazioni elevate alle farmacie, che la norma non prevedeva quanto scritto da Federfarma.  Infatti, è stato necessario un tanto invocato provvedimento normativo che ha creato una situazione paradossale. Le farmacie possono ora sconfezionare le mascherine solo adottando procedure lunghe e complesse; i colleghi invece vedono le edicole, le parafarmacie e tanti altri esercizi commerciali che le vendono sfuse senza alcun problema”.
Sul punto, il sindacato lombardo ricorda anche,  en passant, che “per prime le istituzioni pubbliche hanno chiesto alle farmacie di sconfezionare le mascherine senza adottare particolari procedure”.
Ma è solo l’inizio della puntuta ricostruzione dei presunti errori che Federfarma Lombardia addebita alla dirigenza nazionale: “Ottenuto questo brillante risultato, Federfarma non ha pensato di chiedere insistentemente agli enti centrali di poter vendere anche mascherine prive delle indicazioni in italiano” accusa infatti il Comitato esecutivo del sindacato lombardo “e da qui altre multe e penalizzazioni per la categoria, ma ha invece invocato il capolavoro: la previsione di un prezzo massimo di cessione”.

Che, per i lombardi, sembra essere l’imputazione più grave, la colpa decisiva e inemendabile. “Federfarma anche questa volta è stata accontentata con la previsione di un prezzo di cessione fuori mercato con una ventilata compensazione in merce, inattuabile a livello pratico e con innumerevoli problematiche fiscali! Ora tutti i colleghi si chiedono giustamente, alla luce di questa brillante gestione, se i vertici di Federfarma lavorano mai in farmacia!”
L’arringa dell’accusa – oltre al registro del sarcasmo – non rinuncia ad avvalersi di una figura retorica piuttosto abituale in frangenti di questo tipo, la preterizione, ovvero l’annuncio dell’intenzione esplicita di omettere la trattazione di un argomento nel momento stesso in cui lo si dice: “Non vogliamo qui dilungarci sugli altri brillanti risultati ottenuti da Federfarma in questa emergenza, quale il numero verde con la Croce rossa italiana che ha funzionato talmente bene che tutti hanno dovuto stringere nuovi accordi a livello locale per sopperire al malfunzionamento di tale servizio” scrive infatti Federfarma Lombardia. E ancora: “Non vogliamo neanche soffermarci sul fatto che si sia spinta la distribuzione del Plaquenil in dpc o con altre forme singolari di sconfezionamento, senza citare nella circolare che in Lombardia il farmaco rimane in convenzionata, come da noi comunicato”.

Affermato che “alle farmacie italiane può far piacere sapere che sono stati sequestrati dei siti di vendita irregolari online di mascherine, ma hanno bisogno di avere regole chiare e ricevere indicazioni precise e non delle generiche indicazioni su dei supposti reati se sospendono la vendita di mascherine”), la lettera dello stato maggiore di Federfarma Lombardia entra nel vivo concreto e corposo delle criticità i che la vicenda mascherina, così come gestita da Federfarma, ha lasciato del tutto irrisolte, se non addirittura generato, e lo fa girando al sindacato  nazionale una serie di quesiti posti da Federfarma Pavia. Si tratta, più precisamente, di una richiesta di chiarimenti su:
• l’esistenza di una riconducibilità di codici Uni En diversi (e di quali codici) a quelli dell’ordinanza con annesse implicazioni (prezzo di vendita imposto, rimborsi, ecc.);
• le mascherine chirurgiche (FfpP1?) con codici Uni En non riconducibili possono essere ancora vendute e, in caso di risposta affermativa, il farmacista può applicare un prezzo di vendita congruo e diverso da quello imposto?
• quando verranno rese disponibili alle farmacie le mascherine distribuite dalla parte pubblica a costi contenuti?
• che tipo di certificazioni (o di documentazione) devono essere acquisite (o accompagnare) le mascherine “sartoriali” che dichiarano esplicitamente di non avere la funzione di dispositivi medici?
“Se le farmacie devono essere messe in guardia, serve indicare con precisione la norma che rischiano di violare e la sanzione correlata” afferma Federfarma Lombardia, che distilla la sua valutazione politica degli avvenimenti nella frase finale della lettera:  “Federfarma sta dimostrando in questi giorni, una volta di più, che non ha nessuna interlocuzione fattiva con il Governo e le altre istituzioni centrali e fa subire alle farmacie tutti questi provvedimenti farraginosi e pochi chiari”.

In cauda venenum, è il caso di dirlo. Questa, dunque, l’arringa dell’accusa. Ora è vivissima, com’è facilmente comprensibile, l’attesa per sentire le risposte della difesa e le sue ragioni.

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