Ricerca università Trento: “Una fase 2 senza tamponi può portare a 70 mila morti”

Ricerca università Trento: “Una fase 2 senza tamponi può portare a 70 mila morti”

Roma, 29 aprile – L’allentamento delle misure di distanziamento sociale e di confinamento prese in Italia e l’apertura della fase 2 potrebbero far salire il numero dei decessi fino a settantamila persone entro il primo anno di epidemia e cioè, febbraio 2021, con un ulteriore strascico anche per l’anno prossimo. Questo l’esito choc di uno studio realizzato dall’Università di Trento, dall’Università di Trento, in collaborazione con l’Università e il Policlinico San Matteo di Pavia, l’Università di Udine, il Politecnico di Milano e l’Istituto di elettronica e di ingegneria dell’informazione e delle telecomunicazioni (Ieiit) del Consiglio nazionale delle ricerche, pubblicato recentemente su Nature Medicine

In vista dell’ormai imminente  allentamento dei provvedimenti di lockdown e dell’avvio della fase 2, lo studio è una vera e propria doccia fredda, che però, secondo quando ha spiegato all’Agi la coordinatrice della ricerca Giulia Giordano, può essere attenuata “a patto di una campagna a tappeto di tipo diagnostico (tamponi e test sierologici) in grado di individuare tempestivamente l’insorgenza di ogni nuovo focolaio”.

Questo modello, riferisce Agi nella sua sintesi,  considera otto fasi di infezione e differenzia le persone diagnosticate da quelle non diagnosticate e potrebbe fornire ai responsabili politici in Italia e altrove uno strumento con cui valutare le conseguenze di possibili strategie, tra cui blocco e distanziamento sociale, nonché test e tracciamento dei contatti. Lo studio mostra che le misure di distanziamento sociale adottate sono necessarie ed efficaci e dovrebbero essere prontamente applicate nella fase iniziale.

Le misure di blocco possono essere alleviate in sicurezza solo in presenza di test diffusi e tracciabilità dei contatti, suggeriscono i risultati. La fine della pandemia globale Covid-19 richiede l’implementazione di strategie multiple a livello di popolazione, ma l’efficacia di tali strategie e la loro capacità di “appiattire la curva” rimane incerta.

Il nuovo modello epidemiologico per la pandemia di Covid-19, è chiamato Sidarthe, e distingue tra casi rilevati (diagnosticati) e casi non rilevati (non diagnosticati) e tra diverse gravità della malattia. I ricercatori hanno diviso la popolazione in otto fasi della malattia: suscettibile (non infetto); infetto (asintomatico o con pochi sintomi, infetto, non rilevato); diagnosticato (infetto asintomatico, rilevato); malato (sintomatico infetto, non rilevato); riconosciuto (infetto sintomatico, rilevato); minacciato (infetto da sintomi potenzialmente letali, rilevato); guarito (recuperato); ed estinto (morto).

Gli autori hanno utilizzato i dati provenienti dall’Italia dal 20 febbraio 2020 (giorno 1) al 5 aprile 2020 (giorno 46) per mostrare come le restrizioni progressive, incluso il blocco più recente applicato dal 9 marzo 2020, abbiano influenzato la diffusione della pandemia in Italia. “Da un lato abbiamo cercato di riprodurre quello che è già successo”  ha spiegato Giordano. “Utilizzando i dati fino ai primi di aprile, ci aspettavamo di arrivare al picco degli infetti effettivi – perché noi distinguiamo tra gli infetti che ci sono veramente e quelli che sono stati diagnosticati – intorno al 9-10 aprile. Come ci aspettavamo e poi è quello che sta succedendo in questi giorni, il picco degli infetti diagnosticati è arrivato in ritardo, una decina di giorni dopo, tra il 15 e il 20 aprile”.

La ricercatrice e il suo team sono andati oltre. “Abbiamo pensato a possibili scenari futuri” dice Giordano “sulla base delle misure adottate. Dallo scenario in cui il lockdown viene reso ancora più draconiano – alla ‘cinese’, con limitazioni più severe degli spostamenti – fino all’epidemia il nostro modello ci suggerisce un numero di morti vicino a quello a cui siamo arrivati adesso. Continuare con il lockdown consentirebbe lo spegnimento dell’epidemia nel giro di qualche mese. Invece allentando le misure di lockdown ci possiamo aspettare circa 70 mila morti solo nel primo anno”.

Numero  che potrebbe aumentare anche l’anno successivo, stando allo studio. “Il nostro modello ci dice che le misure adottate erano indispensabili e che allentarle potrebbe portare a una situazione disastrosa” chiarisce infatti la ricercatrice. Ma dallo studio emerge anche un’altra suggestione che potrebbe rivelarsi utile a capire come sia meglio approcciare la fase che verrà.  “In realtà, non abbiamo solo il lockdown come possibile contromisura. Un’altra” spiega Giordano “potrebbe essere quella di effettuare test sierologici e tamponi a tappeto sull’intera popolazione e un tracciamento accurato dei contatti, in modo da poter isolare qualunque focolaio emergente dal principio. Isolare infetti, fornire cure e arrestare la diffusione. Questa è l’unica possibilità se si vuole allentare il lockdown ed evitare la ripartenza dei focolai. Ma – conclude la ricercatrice – nel caso in cui non si faccia una campagna massiccia di test e le contromisure vengano allentate nel giro di un anno saremmo ancora nel pieno dell’epidemia”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi