Arcuri alla Camera sulla crisi. “Avrà durata imprevedibile”, il punto sulle mascherine

Arcuri alla Camera sulla crisi. “Avrà durata imprevedibile”, il punto sulle mascherine

Roma, 3o aprile – Un Domenico Arcuri a tutto campo, quello che ieri mattina è stato “videoaudito” dalle Commissioni Economia e finanze e Attività produttive della Camera, sull’emergenza coronavirus e, in particolare, sul suo impatto e i suoi riflessi di natura economico-finanziaria.

A  fornire un ampio resoconto dell’intervento del commissario straordinario, dal quale si ricava uno spaccato della situazione e delle sue prospettive e alcune importanti indicazioni relative alle misure riguardanti la gestione della fornitura di dispositivi di protezione individuale, a partire dalle mascherine,  è l’agenzia Ansa.

La situazione economico finanziaria è conosciuta, la crisi (da coronavirus, NdR) ha anzitutto caratteristiche, dimensione e durata del tutto imprevedibile, comuni a quelle di altre vissute nei decenni scorsi”   ha detto Arcuri. “La sua specificità è la ‘disordinata durata’: non riusciamo a prevedere per quanto tempo le attività economiche e sociali saranno condizionate e dovranno essere limitate”.

Quanto all’evoluzione della malattia, Arcuri ha affermato che con i ventilatori e le terapie intensive “siamo attrezzati a reggere picchi anche superiori a quelli della prima fase dell’emergenza; l’apocalisse non la regge nessuno, ma siamo tutti convinti che non ci sarà”.

“Abbiamo ora circa 1.980 posti occupati in terapia intensiva su una disponibilità di 9 mila, abbiamo distribuito 4.200 ventilatori e potremmo raddoppiare il numero in pochi giorni” ha aggiunto il commissario “ma non solo per ora non servono, ma non sappiamo dove saranno gli eventuali maggiori focolai” nella fase 2.  La previsione di distribuzione dei ventilatori è già messa in conto e gli stessi ventilatori sono già disponibili nei magazzini ma saranno distribuiti alle Regioni quando, dopo l’allentamento delle misure del lockdown, dovesse registrarsi una non auspicata ripresa dei contagi. “La quantità di ventilatori ci rassicura per una eventuale ripresa non clamorosa del virus” ha detto Arcuri, che ha rassicurato anche in materia di posti in terapia intensiva. “Erano circa 5.200 a inizio crisi, ora sono oltre 9 mila; i posti nei reparti di malattie infettive e pneumologiche da circa 30 mila che erano si sono moltiplicati per sei. Tutto ciò è compatibile con un andamento dell’epidemia che resta nei picchi che ha avuto all’inizio della tragedia” ha concluso sul punto il commissario. “Se assumesse, come nessuno pensa, dimensioni apocalittiche, nessun sistema sanitario al mondo potrebbe reggere”.

Il commissario ha poi spiegato che “l’Italia sta gestendo l’emergenza in paragone ad altri Paesi con modalità e strumenti largamente sufficienti a fronteggiarla, purtroppo non c’è alcuno strumento in grado di sconfiggerla”. Arcuri ha quindi elencato quelle che a suo giudizio sono la seconda e la terza caratteristica dell’epidemia di Covid dal punto di vista economico-finanziario:  “La seconda è la sua natura, perché limita ma non azzera le attività economiche quando va bene, impedisce le stesse attività quando va male, impedisce la mobilità delle merci e delle persone. La terza caratteristica è che la crisi è globale, ha un impatto sulle relazioni economiche tra i Paesi. L’Italia ha approcciato alla crisi con i pregi ma anche i difetti strutturali che ha, con la sua dimensione del debito ma anche del risparmio” ha detto ancora il commissario. “La crisi è assolutamente eccezionale quanto a durata e caratteristiche globali. Lo strumento messo in campo dal governo è di grande significato quanto a dimensioni, valutare se sufficiente o necessiti di altri interventi ha a che fare con una valutazione impossibile, ossia sapere quanto durerà ancora l’epidemia”.

Arcuri ha quindi aperto il controverso capitolo delle  forniture dei dispositivi di protezione individuale. La prima affermazione importante è che l’Italia, alla fine dell’estate,  potrà liberarsi del fardello di approvvigionarsi  all’estero e disporre di dispositivi di protezione individuale per il 100% prodotti in Italia, contro l’attuale 25% circa. “Penso che in 40 giorni non io, ma gli italiani abbiamo fatto un buon lavoro” ha detto al riguardo il commissario, annunciando che dal 4 maggio, data di inizio della fase 2, “se serviranno possiamo distribuire 12 milioni di mascherine al giorno, da giugno 18 milioni, da agosto 24 milioni al giorno. Le distribuiamo gratis a sanità, pubblica amministrazione, forze dell’ordine e servizi essenziali, da lunedì anche ai trasporti pubblici locali e alle Rsa pubbliche e private”.

Diverso il discorso per i cittadini, ai quali il commissario non è tenuto a distribuire le mascherine ai cittadini, ma “a metterli in condizione di comprarle a un prezzo più conveniente possibile, di qui il prezzo calmierato a 0,50 centesimi. La gente dice che non ha mascherine? Io più che darle alle categorie indicate e alle farmacie non posso fare” ha sottolineato Arcuri. “L’obiettivo del prezzo calmierato delle mascherine è annientare una speculazione vergognosa, con il prezzo a 0,50 un genitore va in farmacia e con un euro compra due mascherine. Ho chiesto sanzioni per chi nonostante la norma tenta di vendere a un prezzo più alto. Io vorrei leggere una norma in cui queste speculazioni vengono non solo annullate, ma sanzionate. Io ho potere di confiscare e lo sto facendo“.

“Durante i primi giorni della crisi il prezzo delle mascherine, di 8 centesimi prima dell’emergenza, era arrivato almeno a 5 euro” ha continuato sul punto Arcuri. “Non esisteva una produzione nazionale di beni considerati marginali e diventati di consumo primario”.

Sulle proteste per il  prezzo calmierato a 0,50 centesimi, il commissario ha affermato che  “gli strepiti arrivano dai pochi danneggiati e il silenzio dai tanti cittadini avvantaggiati, ma che non hanno voce mediatica al contrario dei primi. Il costo di produzione della mascherina è di 5 centesimi secondo le nostre analisi, capite qual era lo spazio di profitto, bisognava limitarlo, tanto più che le aziende non erano tutte italiane. Le aziende ora ce le danno a 38 centesimi”.

“Per le mascherine abbiamo fissato un prezzo massimo di vendita, non di acquisto” ha quindi ribadito Arcuri,  rassicurando che l’obiettivo di calmierare il prezzo non è ostile all’obiettivo di attrezzare una filiera italiana e sostituire con essa prodotti che attualmente il Paese è costretto a importare. “Stiamo ragionando che per le mascherine in magazzino le aziende non abbiano a rimetterci, pensando a forme di ristoro se hanno comprato a un prezzo più alto (prima del prezzo calmierato, NdR)”. Chiaro però l’ammonimento successivo: “Da domani però non potranno comprare a un prezzo più alto, altrimenti avranno a rimetterci”.

Sui test sierologici Arcuri ha detto che “nel mondo nessun test garantisce una assoluta sicurezza del risultato. Per il requisito della specificità (ovvero la capacità di identificare i soggetti sani, quindi la probabilità che un soggetto sano risulti negativo al test, NdR) il test della Abbott garantisce al 99%. La possibilità di farne 300 mila (prima 150 mila, poi altrettanti) riguarda la necessità di sapere andamento e mobilità del contagio. “I poteri straordinari mi consentivano di acquisire test a trattativa privata, ma non ho inteso usare questa facoltà. Ho ritenuto più civile fare una gara, seppure accelerata”  ha aggiunto il commissario. “Il prezzo dell’offerta era l’ultima variabile, subordinata ad 8 criteri qualitativi. L’azienda che ha vinto ha deciso di offrire i test a titolo gratuito ai cittadini, ma il prezzo non è stata la nona variabile considerata”.

“Il settore più sofferente dell’economia è il commercio, non l’industria, che in gran parte non ha mai chiuso”  ha proseguito Arcuri “ma dobbiamo contemperare le esigenze di riapertura con la salute dei cittadini. Nel commercio si concentra il maggiore problema, ma ho inteso che la progressiva riapertura anche di questi settori inizia il 18 maggio”.

 

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