Covid, vaccino anglo-italiano in studio a Oxford, forse 100 milioni di dosi a dicembre

Covid, vaccino anglo-italiano in studio a Oxford, forse 100 milioni di dosi a dicembre

Roma, 2 maggio – Si accelerano i tempi per il vaccino anti-Covid al quale sta lavorando lo Jenner Institute della Oxford University, in un programma al quale partecipa fin dall’avvio l’azienda italiana Advent-Irbm di Pomezia. Nella squadra al lavoro per la definitiva messa a punto del vaccino è entrata infatti la multinazionale farmaceutica AstraZeneca, stringendo un accordo con l’Università di Oxford in base al quale sarà responsabile dello sviluppo, della produzione e distribuzione del vaccino a livello mondiale.  Un primo stock del vaccino, secondo quanto riferisce l’agenzia Ansa, potrebbe essere disponibile già a dicembre.

“Vogliamo essere pronti con 100 milioni di dosi entro la fine dell’anno e poi ampliare” ha annunciato al Financial Times il chief executive dell’azienda Pascal Soriot.

Imporre un’accelerazione ulteriore al candidato vaccino (contrassegnato dalla impronunciabile sigla “ChAdOx1 nCoV-19”) è l’obiettivo della partnership italo-inglese, che per la durata della pandemia ha già lasciato intendere di voler  adottare per l’immissione del vaccino sul mercato un modello not for profit, ovvero senza margini di profitto.

La sperimentazione clinica sull’uomo, dopo i risultati positivi già ottenuti in laboratorio e sulle scimmie, è partita in 5 centri in Inghilterra lo scorso 23 aprile su 550 volontari sani e su altri 500 cui verrà somministrata una soluzione placebo.

Al momento, risulta che il vaccino sia stato somministrato ad oltre 320 volontari sani evidenziando di essere “sicuro e ben tollerato” e i risultati di questa prima fase sono attesi, come già riferito dal nostro giornale“entro maggio”. Poi, già a partire da giugno, la sperimentazione sarà allargata ad un campione più ampio di 5.000 soggetti.

Il vaccino anglo-italiano  parte da expertice consolidate. Quella della Advent-Irbm riguarda l’utilizzo dell’adenovirus, un virus influenzale, impiegato depotenziato per trasportare il gene Spike sintetizzato del SarsCov2 nell’organismo umano. Come se fosse un ‘cavallo di Troia’, quando l’adenovirus ‘trasportatore’ entra nell’organismo, quest’ultimo reagisce e crea anticorpi. Quella dello Jenner Institute della Oxford University deriva invece dal fatto di aver già testato e utilizzato sull’uomo in Arabia Saudita un vaccino simile anti-Mers.

“Se la sperimentazione clinica darà esiti positivi, come lasciano sperare i test di laboratorio e su animali” ha dichiarato all’agenzia Ansa il presidente di Advent-Irbm Piero Di Lorenzo (nella foto) “entro fine anno avremo la disponibilità di un primo stock. Basterà per iniziare la vaccinazione su fasce più fragili della popolazione. Per produrre miliardi di dosi per la popolazione generale saranno necessari ovviamente tempi più lunghi, ma l’ingresso del colosso AstraZeneca accelererà sicuramente la capacità produttiva”.

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