Unaftisp: “Rischio ripresa contagi, la fase 2 comincia senza mascherine e altri prodotti”

Unaftisp: “Rischio ripresa contagi, la fase 2 comincia senza mascherine e altri prodotti”

Roma, 4 maggio – Mascherine, guanti, termoscanner e test rapidi introvabili, anche e soprattutto perché bloccati nelle dogane o nei magazzini della Protezione civile: con buona pace delle rassicurazioni delle autorità all’opinione pubblica (e al netto degli accordi, come quello del 1° maggio tra commissario straordinario all’emergenza Covid e farmacie, parafarmacie e distributori sulle mascherine chirurgiche da vendere a prezzo fisso), la tanto attesa “fase 2” che comincia oggi  si apre con il rischio reale che i cittadini non possano approvvigionarsi – per l’impossibilità a trovarli – di quei dispositivi che pure i decreti emergenziali chiedono giustamente di usare.

Tra quanti denunciano una situazione che non è quella illustrata nelle dichiarazioni pubbliche delle autorità si è aggiunta sabato scorso Unaftisp, l’associazione dei farmacisti titolari di sola parafarmacia presieduta da Daniele Viti (nella foto),  fresca reduce dalla firma del protocollo d’intesa con Arcuri, che in una nota afferma – riferendosi in primo luogo alle mascherine – di non avere ancora contezza delle quantità disponibili e delle modalità di approvvigionamento. “Da lunedì 4 maggio (…) la popolazione richiederà questi presidi senza trovarli. Riteniamo che, data
l’organizzazione attuale, prima dei primi di giugno non si riuscirà ad andare a regime, con un elevato rischio di aumento del contagio”. 
Introvabili anche i termoscanner, richiesti soprattutto dalle aziende: “Anche questo prodotto è introvabile, e sebbene ordinato da parafarmacie e farmacie ormai da settimane, le aziende comunicano che sono bloccati in dogana e che quindi non garantiscono nessuna consegna”.  Il rischio di non poter distribuire questi prodotti a causa dell’elevato rischio di confisca, sta inoltre facendo orientare molti operatori a smettere di ordinarli e importarli, per non correre rischi economici.
Unaftisp denuncia una situazione pressoché analoga per i test sierologici rapidi, anch’essi ordinati e mai consegnati. Secondo l’associazione, la distribuzione capillare di farmacie e parafarmacie sul territorio consentirebbe – ove questi test fossero disponibili in questi esercizi – di mappare in pochissimo tempo “i contagi anche di grandi città“: “Un kit rapido da affidabilità del 96%, ha un costo di 35 € alla distribuzione e contiene 25  strisce (25 test per 25 persone). Il test potrebbe essere fatto anche in parafarmacia e in farmacia (la macchina che legge i test ha un costo accettabile) oppure presso il domicilio dei clienti” e gli esiti potrebbero essere facilmente trasmessi alle istituzioni, “che avrebbero finalmente dati finalmente dati affidabili ed aggregabili in poco tempo”.
Anche sulla disponibilità dei guanti monouso si cominciano a segnalare le prime criticità e potrebbero presto cominciare nuovamente a scarseggiare, aumentando i rischi. Che, oltre che sanitari, per gli esercizi trovati sprovviste dei Dpi sono anche quelli di incorrere in sanzioni per il mancato rispetto (anche se non loro volontà) delle indicazioni del Dpcm.
Unaftisp chiede quindi “un tempestivo, concreto e veloce intervento del ministero della Sanità e del Presidente del Consiglio, perché i perché i Dpi arrivino alla  distribuzione nel giro di pochi giorni”.

“In difetto, ci permettiamo esprimere la nostra preoccupazione, rispetto ad un innalzamento repentino della curva epidemiologica già a partire dal 15 maggio” conclude il comunicato di Unaftisp. “L’assenza di tamponi eseguiti nella fase 1 e l’assenza di tracciamento dei parenti e conviventi di viventi di pazienti positivi porterà per le strade delle nostre città moltissimi pazienti positivi asintomatici, che inevitabilmente verranno a contatto con soggetti sani, senza un un adeguato corredo di dispositivi di protezione individuale”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi