Violenza sulle donne, nessun messaggio in codice per l’aiuto in farmacia, Fofi chiarisce

Violenza sulle donne, nessun messaggio in codice per l’aiuto in farmacia, Fofi chiarisce

Roma, 6 maggio – Non v’è alcuna necessità che le donne vittime di violenza domestica o stalking per ricevere aiuto dal farmacista debbano usare una parola d’ordine o messaggio in codice. La notizia, circolata in questi giorni, è frutto di un fraintendimento che sarebbe nato da  una dichiarazione del presidente della Regione Emilia Romagna, ampiamente riportata dalla stampa locale e nazionale e che la Fofi, con una nota diramata ieri, si è subito preoccupata di chiarire.

Il protocollo sottoscritto da Fofi,  Federfarma e Assofarm con la ministra per le Pari opportunità e la famiglia Elena Bonetti (nella foto) per potenziare l’informazione per le donne vittime di violenza domestica e stalking durante l’emergenza coronavirus prevede, invece, che le donne oggetto di queste vessazioni possano chiedere esplicitamente al farmacista le indicazioni necessarie a rivolgersi alla rete dei centri antiviolenza, e che nelle farmacie sia visibile il vademecum che il Dipartimento ha preparato per fronteggiare queste evenienze.

In questo momento l’uso di “messaggi in codice”, soprattutto nella forma “mascherina 1522”, può causare per evidenti ragioni confusione e incomprensioni. “Da sempre le farmaciste e i farmacisti sono un riferimento anche sul piano personale per le loro comunità” afferma il presidente della Fofi, Andrea Mandelli. “E non credo ci possano essere difficoltà a rivolgersi esplicitamente a loro anche in situazioni drammatiche come quelle di cui stiamo parlando”.

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