Tobia: “Carenza mascherine, le farmacie non c’entrano, pretendiamo rispetto”

Tobia: “Carenza mascherine, le farmacie non c’entrano, pretendiamo rispetto”

Roma, 7  maggio – Con l’inizio della fase 2 e il ritorno al lavoro di milioni di cittadini cresceranno, e di molto, il fabbisogno e il consumo di mascherine protettive. Ma le mascherine non ci sono, per colpe  varie e diffuse  che certamente non possono essere imputate alle farmacie, che sono anzi le prime vittime della situazione, maledettamente difficile e da risolvere subito, se non si vuole assistere a una ripresa dei contagi di Covid 19 in tutta Italia. Perciò basta con le polemiche e le ricerche di capri espiatori (peraltro, come nel caso dei farmacisti, sbagliando grossolanamente la mira) e piuttosto si pensi a darsi tutti da fare per dare risposte al bisogno di tutela dei cittadini.

Ridotti all’essenziale, sono i concetti che Roberto Tobia (nella foto), segretario nazionale di Federfarma, ha espresso in ogni possibile occasione di interlocuzione con i media in questi giorni di roventi polemiche, nate dalle carenze riscontrate un po’ in tutta Italia di mascherine, su tutte quella chirurgiche a prezzo calmierato  frutto del  recente accordo (forse troppo enfatizzato) tra il commissario straordinario Domenico Arcuri e le sigle della filiera distributiva del farmaco, con Federfarma in testa.

Le reiterate e visibilmente compiaciute dichiarazioni di Arcuri, che aveva annunciato la disponibilità di milioni di mascherine al costo di 0,50 € (quando il costo finale, comprensivo di quell’Iva che il Governo ancora non è riuscito, nonostante le promesse, a eliminare o ridurre, è in realtà di 0,61 €) in decine di migliaia di esercizi  a partire dal 4 maggio, si è alla fine rivelata un boomerang, come quasi sempre accade quando si dice gatto senza averlo nel sacco. Era abbastanza comprensibile, infatti, che la macchina ancora non oliata finisse per incepparsi da qualche parte (nel caso di specie, ritardi nelle certificazioni e prevedibilissima messa a punto di

Di fatto i cittadini, quelle mascherine,  il 4 maggio non le hanno trovate nella maggior parte delle farmacie del Paese, così come non le hanno trovate nei giorni successivi, con comprensibili disappunto e irritazione. Sentimenti negativi che, tanto per cambiare, hanno dovuto fronteggiare gli incolpevoli farmacisti: il boomerang, purtroppo, non sempre torna in faccia a chi lo ha lanciato. E così professionisti che tirano la carretta fin dall’inizio dell’epidemia, mantenendo sempre aperti i loro esercizi, anche quando le misure protettive personali scarseggiavano  (pagando anche un drammatico tributo in termini di vite umane), non soltanto sono i soli a “subire le comprensibili reazioni dei cittadini, che giustamente pretendono di trovare le protezioni individuali,  esposti in prima linea”, come afferma il segretario di Federfarma, ma debbono anche subire il violento oltraggio di essere additati come approfittatori.

Tobia, ovviamente, non ci sta:  “Siamo stanchi  di essere mandati allo sbaraglio senza alcun supporto concreto sin dall’inizio della pandemia” afferma. “Non ci siamo mai sottratti al dovere di restare aperti, anche senza mascherine né altre protezioni, al servizio dei cittadini, dai quali raccogliamo continue attestazioni di stima per il nostro operato. Il servizio di dispensazione dei farmaci è stato sempre garantito, soprattutto nelle zone rosse, anche a Villafrati, in provincia di Palermo. Risultato? Ben sedici nostri colleghi sono morti a causa del contagio. Un prezzo altissimo pagato dalla nostra categoria” sottolinea il segretario del sindacato nazionale.  “Eppure qualcuno cerca di far passare nell’opinione pubblica l’idea che siamo speculatori. Bisogna bonificare il dibattito politico dalla questione del prezzo di un prodotto che non c’è, e darsi tutti da fare per dare risposte al bisogno di tutela dei cittadini”.

“Non è consentito a nessuno mettere in dubbio la serietà e l’etica dei farmacisti”  conclude  Tobia “che sono professionisti, difensori della salute allo stesso modo di tutto il personale sanitario coinvolto in questa emergenza. Non vogliamo essere considerati eroi, ma quanto meno rispettati per il lavoro che svolgiamo per il Servizio sanitario nazionale con totale dedizione in risposta ai bisogni di salute dei cittadini. Respingiamo gli attacchi e ci aspettiamo di essere protetti, sostenuti e messi nelle condizioni di continuare il nostro servizio quanto mai indispensabile in questa emergenza e alla quale tutti i farmacisti e i loro collaboratori hanno risposto in maniera efficace, efficiente e generosa”.

Print Friendly, PDF & Email
Condividi