Federfarma si corregge: mascherine en 149:2001+A1:2009 fuori dall’accordo Arcuri

Federfarma si corregge: mascherine en 149:2001+A1:2009 fuori dall’accordo Arcuri

Roma, 8 maggio – Il succo della questione è che, alla fine, aveva ragione Federfarma Lombardia a sollevare la questione e chiedere subito precisazioni:  tutte le mascherine facciali che, in quanto dpi, riportano il codice en 149:2001+A1:2009 “sono estranee al Protocollo d’intesa sottoscritto con il commissario straordinario di Governo e, pertanto, nulla hanno a che vedere con le disposizioni riguardanti il rimborso”.

Lo scrive Federfarma nella lettera di risposta al sindacato dei titolari lombardi, nella risposta  alla richiesta di chiarimenti firmata dal segretario regionale Luigi Zocchi e inviata il 5 maggio alla sede nazionale del sindacato. dove venivano espressi dubbi circostanziati su un paio di passaggi  della circolare diffusa dalla Federazione il 1° maggio per spiegare agli associati i contenuti dell’accordo siglato con Arcuri.

la prima questione tutt’altro  che  chiara sollevata da Federfarma Lombardia riguardava appunto i modelli di mascherine sui quali applicare il prezzo amministrato di 0,61 euro (e come tali possibile oggetto dei futuri “ristori”). Federfarma nazionale, nella sua circolare, ricomprendeva tra questi anche “tutte le mascherine chirurgiche che hanno codice en 149:2001+A1:2009″ (sigla non contemplata invece  nel protocollo d’intesa) ed  escludeva “i dispositivi di protezione individuale (dpi), quali Ffp2 e Ffp3”.

Federfarma Lombardia avanzava invece il dubbio che l’ordinanza n. 11 di Arcuri (che riguarda in origine soltanto le en 14683), si riferisca appunto alle sole maschere dalle caratteristiche compatibili con il documento uni en 14863 (tipo I, II e IIR): “Sono sicuramente tali” questo il ragionamento di Federfarma Lombardia “i prodotti importati in deroga che hanno ottenuto parere favorevole dall’Istituto superiore di sanità a seguito di autocertificazione“, come previsto dall’art. 15, comma 2, del decreto legge 18/2020. “Non lo sono di sicuro” proseguiva  la richiesta di chiarimenti “i prodotti che ricadono sotto l’articolo 16 dello stesso decreto” e “non lo sono nemmeno i dpi identificati dal ministero della Salute sul proprio sito come facciali filtranti rispondenti alla norma en149:2001+A1:2009“, ossia il modello ammesso dalla circolare della Federazione nazionale.

Nella risposta inviata ieri a Federfarma Lombardia, secondo quanto riferisce la newsletter di riferimento dello stesso sindacato lombardo F-Press in un suo articolo, il sindacato nazionale  ammette che l’estensione è frutto di una propria “autonoma valutazione“, a sua volta suggerita da “segnalazioni pervenute a ridosso della trattativa con il Commissario”. Le richieste di chiarimento giunte dal territorio successivamente alla circolare (come, appunto, quella lombarda) hanno però “indotto la Federazione ad attivare urgenti interlocuzioni” con le amministrazioni competenti. In ogni caso, prosegue Federfarma nazionale nella sua risposta a Federfarma Lombardia, si conferma che “tutti i dpi (che in quanto tali presentano, correttamente, il codice en 149:2001+A1:2009) sono comunque estranei al Protocollo d’intesa e, pertanto, nulla hanno a che vedere con le disposizioni riguardanti il rimborso”.

A commentare su F-Press il chiarimento arrivato dal sindacato nazionale è  Giampiero Toselli, segretario di Federfarma Milano: “Anche se non lo ammette esplicitamente, Roma ci dà ragione” afferma. “Le mascherine che recano il codice en 149:2001+A1:2009 non rientrano nell’accordo con il commissario Arcuri e quindi non c’è l’obbligo di venderle al prezzo imposto, perché non verranno ristorate”.

C’era però anche un’altra questione sulla quale i titolari lombardi chiedevano spiegazioni, riguardante la documentazione che le farmacie devono esibire per ottenere il “ristoro” delle mascherine vendute a prezzo inferiore di quello alle quali sono state acquistate: in caso di prodotti importati dai Paesi extra-Ue, vanno conservate l’autocertificazione del produttore (o dell’importatore o di colui che le ha immesse in commercio) e la dichiarazione di conformità dell’Istituto superiore di sanità, non dell’Inail, perché quest’ultima riguarda soltanto le ffp.

“Il chiarimento ricevuto dalla Federazione è estremamente importante e abbiamo già provveduto a rigirarlo alle farmacie associate”  conclude Toselli su  F-Pressperché l’equivoco generato dalla circolare potrebbe aver indotto in questi giorni molti farmacisti ad applicare il prezzo di 0,50 euro non solo alle en 14683 ma anche alle ffp. Al momento lo sanno le associazioni titolari delle province lombarde, forse ancora non lo sanno le associazioni provinciali del resto d’Italia. Spero che Federfarma corregga al più presto con una nuova circolare, perché ogni ora che passa potrebbe essere un danno per migliaia di farmacie”.

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