Sinasfa: “Un fondo di solidarietà per i farmacisti in difficoltà e senza altri sostegni”

Sinasfa: “Un fondo di solidarietà per i farmacisti in difficoltà e senza altri sostegni”

Roma, 9 maggio – Istituire un “Fondo di solidarietà” a cui possano accedere tutti i farmacisti senza distinzione alcuna i farmacisti iscritti agli albi professionali dell’Ordine, quale che sia la loro condizione lavorativa: ospedalieri, titolari e collaboratori di farmacia privata, collaboratori di farmacia comunale o del capitale, disoccupati,  collaboratori e titolari di esercizi di vicinato, collaboratori degli esercizi di vicinato della grande distribuzione, direttori  e collaboratori di aziende e di grossisti.

Questa la proposta avanzata da Sinasfa, il Sindacato nazionale dei farmacisti non titolari presieduto da Francesco Imperadrice (nella foto), come risposta solidale della categoria alle situazioni di grande difficoltà economica generate dall’emergenza Covid, che ha prodotto ripercussioni gravi anche all’interno della professione farmaceutica, Il Fondo di solidarietà dovrebbe essere aperto a chiunque si trovi in stato di bisogno, con l’esclusione di coloro che rientrano già nelle casistiche previste dal regolamento di assistenza dell’Enpaf  o che percepiscano altre forme concrete di sostegno al reddito derivanti  dai vari provvedimenti governativi e regionali che in verità hanno lasciato quasi sempre fuori  i farmacisti.

“Lo scopo della proposta” spiega Imperadrice “è quello di includere gli esclusi  in quanto ogni provvedimento a sostegno dei colleghi in difficoltà, da qualsiasi istituzione sia stato emanato,  probabilmente per motivi di esiguità dei fondi, tende sempre a fissare delle norme limitative, (ad esempio l’anzianità contributiva di cinque o di otto anni che da il diritto di accedere a determinate prestazioni assistenziali dell’Enpaf)  che inevitabilmente escludono  parte dei colleghi in palese difficoltà.

Sinasfa chiede che sia lo stesso Enpaf, l’Ente di previdenza e di assistenza di categoria, a gestire il  Fondo di solidarietà,  “in quanto unica istituzione di categoria già organizzata e competente in materia di assistenza”.

Secondo la proposta del sindacato dei non titolari, una volta istituito il Fondo di solidarietà e stabilite le sue modalità operative, una commissione appositamente costituita esaminerà  le richieste che perverranno dai farmacisti, valutando lo stato di bisogno del richiedente e chiedendo caso per caso la documentazione necessaria per comprovare la richiesta effettuata.

Secondo il sindacato dei non titolari, l’iniziativa sarebbe una probante dimostrazione che la categoria sa esprimere coesione e solidarietà, collaborando per fare sì che ogni collega in difficoltà non si senta lasciato solo “ma  integrato e ‘protetto’  all’interno della propria categoria,  dando così un reale e concreto  significato al ‘senso di appartenenza’ della professione del farmacista”.

In ordine all’alimentazione del fondo di solidarietà, Sinasfa avanza tre proposte sinergiche: il versamento, da parte della Fofi, di una quota percentuale dei 41,80 euro che incassa per ognuno dei  circa 102 mila  colleghi iscritti agli Ordini provinciali dei Farmacisti (con introiti annuali largamente superiori ai quattro milioni di euro); l’erogazione da parte degli stessi Ordini provinciali, in base alle proprie possibilità, di una quota percentuale per ogni singolo iscritto e, infine, le donazioni provenienti  da chiunque (società di capitale, grossisti, distributori, aziende farmaceutiche e altri) voglia meritoriamente contribuire all’iniziativa solidale.

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