“Ristoro” mascherine chirurgiche, chiarimenti e indicazioni operative da Federfarma

“Ristoro” mascherine chirurgiche, chiarimenti e indicazioni operative da Federfarma

Roma, 12 maggio – Federfarma prova a fare chiarezza in ordine ai contenuti del protocollo siglato con il commissario straordinario all’emergenza Covid Domenico Arcuri per disciplinare il rimborso e la liquidazione delle mascherine chirurgiche a favore delle farmacie, fornendo alle farmacie associate alcune precisazioni relative ad aspetti piuttosto nebulosi dell’accordo, come peraltro subito rilevato da Federfarma Lombardia, in particolare relativamente all’ammissibilità al “ristoro” di alcune tipologie di mascherine, in particolare quelle sub codice  EN 149:2001+A1:2009.

Rispetto alle quali, scrive Federfarma in una sua circolare,  “è stato possibile appurare che tale tipologia di mascherine non risulterebbe integralmente coerente con le previsioni del Protocollo d’intesa che prevedono il riferimento allo standard UNI EN 14683 oppure alla documentazione di cui all’art. 15 del dl 18/2020 (autocertificazione accompagnata dalla rispondenza dell’Istituto Superiore di Sanità); ne consegue che non è possibile chiedere il rimborso per mascherine la cui documentazione fa riferimento allo standard 149:2001+A1:2009 perché ritenuto corrispondente ai soli Dpi e che pertanto risultano vendibili a prezzo libero”.

Con l’occasione, Federfarma ribadisce che, in base all’Ordinanza del Commissario straordinario n. 11 del 26 aprile 2020 il prezzo finale di vendita al consumo di euro 0,50 più Iva, si applica:
1) alle mascherine chirurgiche facciali – standard Uni En 14683 del Tipo I, II, IIR;
2) alle mascherine chirurgiche facciali parificate ai sensi dell’art. 15, comma 2, del d.l. 18/2020, e quindi munite di autocertificazione da parte del produttore, importatore e da colui che le immette in commercio, accompagnata dalla rispondenza dell’Istituto Superiore di Sanità.

Per quanto riguarda la dichiarazione resa dal legale rappresentante della farmacia circa il diritto al rimborso, in aderenza con il testo del Protocollo, che prevede una “asseverazione degli importi indicati”, “tale dichiarazione – precisa ancora Federfarma nella sua nota – sarà accompagnata da una dichiarazione asseverata da parte del commercialista iscritto all’albo o del revisore legale iscritto nel registro. Tale asseverazione, per la quale non è richiesto il giuramento, comporta da parte del professionista che assiste la farmacia la attestazione, sotto la propria responsabilità, di aver verificato che le fatture indicate dalla farmacia come base di calcolo del costo delle mascherine siano effettivamente esistenti e risultino regolarmente registrate in contabilità e che il relativo costo sia stato correttamente contabilizzato tra gli acquisti di merce”.

L’asseverazione del professionista, pertanto, è circoscritta ai suddetti aspetti contabili legati ai costi, giacché la consistenza e la corretta inventariazione e movimentazione delle giacenze non è oggetto di registrazione contabile per la quasi totalità delle farmacie, che non sono obbligate alla tenuta delle scritture ausiliarie di magazzino.
“In ordine agli aspetti legati alla fatturazione, si ribadisce che il Protocollo fa riferimento a ‘fattura intestata a Promofarma’. Si rammenta, al riguardo, che, essendo vigente l’obbligo di fatturazione elettronica, veicolata attraverso il SdI, tale fattura dovrà essere indirizzata e trasmessa telematicamente attraverso tale mezzo al destinatario, vale a dire a Promofarma” spiega ancora Federfarma. “Verrà a breve inoltrato un modello di fatturazione, in corso di elaborazione da parte degli Uffici di Promofarma. Alle Associazioni Provinciali perverrà copia della fattura, indifferentemente a mezzo posta elettronica o cartacea, con allegata la documentazione, per consentire ad esse di riscontrarne la completezza”.
Per agevolare operativamente tali attività, Federfarma suggerisce alle organizzazioni territoriali, nelle realtà in cui operano società di servizi di loro emanazione, di valutare con la doverosa attenzione l’opportunità che le farmacie possano emettere fattura, ovviamente elettronica, direttamente a tali società di servizi.

Negli altri contesti territoriali dove non ci sono società di servizi riconducibili alle articolazioni organizzative della categoria a livello locale, potrà essere opportunamente seguita la procedura descritta più volte da Federfarma, lasciando alle organizzazioni territoriali il compito di supporto amministrativo che consentirà a Promofarma di fatturare nei confronti del Commissario sStraordinario.

Per quanto riguarda i tempi cui fare riferimento per il rimborso, si ritiene necessario chiarire che i casi di mascherine fatturate a marzo 2020 non sono ammessi al rimborso, tenendo conto di quanto stabilito dall’art.3 del Protocollo d’intesa.

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