Arcuri: “Mascherine anche dai tabaccai”. Continua la tensione con i distributori farmaceutici

Arcuri: “Mascherine anche dai tabaccai”. Continua la tensione con i distributori farmaceutici

Roma, 13 maggio – Mascherine chirurgiche a prezzo calmierato presto in vendita anche dai tabaccai, in confezioni da venti, come le sigarette. E cartolerie e ferramenta che fiutano l’aria, pronte a scendere in campo, mentre i supermercati annunciano nuovi arrivi e già 19 milioni di dispositivi venduti. Sono solo alcune delle novità emerse dalla conferenza stampa tenuta ieri nella sede della Protezione civile dal commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri (nella foto).

Che, dopo le polemiche dei giorni passato con le sigle delle farmacie e dei distributori farmaceutici a  proposito della carenza di mascherine nella filiera, ha tenuto con piglio da primattore la scena mediatica, respingendo le accuse a suo carico, formulando le sue con addebiti precisi e  impietosi e ipotizzando e annunciando scenari alternativi per garantire agli italiani l’acquisto senza problemi delle mascherine a prezzo calmierato.

Prosegue, in ogni caso il confronto tra il commissario e la filiera distributiva del farmaco, anche se è emerse con chiarezza una situazione di tensione nel rapporto, in particolare con i grossisti. Per Arcuri, in ogni caso, un punto è fuori discussione: il prezzo delle mascherine chirurgiche, che non cambia e resta fissato a 61 centesimi di euro, almeno fino a quando l’abolizione dell’Iva non consentirà di portarlo al prezzo fissato fin da subito del commissario: “50 centesimi, il prezzo resterà quello. Purtroppo gli speculatori e altre categorie simili se ne dovranno fare una ragione” ha affermato Arcuri.

Arcuri, tornando alla querelle con farmacisti e grossisti, ha sottolineato che se ci sono problemi non dipendono dal prezzo imposto o dalle scelte del commissario, ma da responsabilità che vanno cercate altrove. Per il commissario, c’è una rete di distribuzione, quella dei supermercati,  che ha sottoscritto un accordo, ne rispetta i contenuti  (a partire dal prezzo) e funziona: compra le mascherine sul mercato e le rivende alle condizioni stabilite. Poi c’è un’altra rete, quella che approvvigiona le farmacie, che invece non funziona. “I cittadini vanno al supermercato e le mascherine le trovano” ha precisato il commissario, dando quasi la sensazione di voler calcare la mano e di volersi definitivamente scrollare di dosso le accuse di essere egli stesso uno dei responsabili del mancato arrivo di mascherine. “Non è il commissario a dover rifornire le farmacie, né tanto meno i loro distributori, così come non è il commissario a dover rifornire gli associati della Confcommercio o quelli di Federdistribuzione”  ha chiarito Arcuri. “Ma mi sono impegnato in tutti e due i casi a integrare, ove possibile, le forniture che queste categorie si riescono a procurare attraverso le loro reti di approvvigionamento. Se le mascherine ci sono nei supermercati e non ci sono nelle farmacie, evidentemente c’è un difetto di una rete di approvvigionamento rispetto all’altra. Il prezzo non c’entra nulla. Né c’entrano i farmacisti che, sono certo, continueranno a vendere tutte le mascherine di cui riusciranno ad approvvigionarsi. Detto questo ieri ho emanato un’ordinanza che accelera le procedure per lo sdoganamento delle forniture che i distributori potranno acquisire dall’estero con il cosiddetto “svincolo diretto” e ringrazio per questo l’Agenzia per le dogane”  ha detto ancora il commissario, ricordando anche di aver distribuito nell’ultima settimana  36,2 milioni di mascherine alle Regioni e dall’inizio dell’emergenza 208,8 milioni. “Le Regioni ne hanno 55 milioni nei loro magazzini, sono una quantità sufficiente”  ha aggiunto Arcuri. “Noi continuiamo a distribuirle agli ospedali, al personale sanitario e parasanitario, alle forze dell’ordine, ai settori della pubblica amministrazione centrale e locale più esposti. A questi abbiamo aggiunto tre altre categorie: i trasporti pubblici locali, le Rsa pubbliche e private e le polizie locali. Certamente abbiamo rafforzato il sistema sanitario nazionale che dopo tanti anni ne aveva bisogno”.

Il commissario ha voluto assolutamente smentire anche un’altra (a suo giudizio) fake new, quella che mette in relazione il prezzo di 61 centesimi (ritenuto troppo basso e tale da portare produttori e importatori di mascherine verso Paesi che offrono condizioni più remunerative) alle carenze di questi prodotti in farmacia. Anche in questo caso, Arcuri ha messo a diretto confronto farmacie e supermercati, osservando che i secondi, al contrario delle prime, riescono ad approvvigionarsi e a vendere le mascherine chirurgiche a 61 centesimi, mentre le farmacie no. Al riguardo, il commissario ha anche  ricordato che “per la distribuzione nelle farmacie è stato stipulato un accordo con la possibilità che il prezzo venga parzialmente supportato dal commissario, affinché i cittadini possano acquistare le mascherine al prezzo giusto”.

La colpa non è delle farmacie, ha comunque voluto ribadire con molta nettezza il commissario, che “non c’entrano niente”, ma dei loro distributori, peraltro anche colpevoli di aver mentito, in sede di stipula dell’accordo, in ordine alla reale disponibilità di dispositivi nei loro magazzini. Il confronto tra le parti, come già detto, continua, anche se ieri è chiaramente emerso come soprattutto i grossisti si trovino in una situazione molto difficile. Che, ovviamente, in ricaduta crea difficoltà anche alle farmacie e lasciato ovviamente ampio spazio ad altri soggetti, tabaccai in testa,  che vantano una diffusione capillare in tutto il Paese e sono presenti con 50mila negozi in oltre il 90% dei Comuni italiani.

Un accordo con la categoria – ha annunciato Arcuri – potrebbe essere perfezionato nelle prossime settimane. Per la Federazione italiana Tabaccai “l’idea è quella di vendere le mascherine a prezzo calmierato in pacchi da dieci o venti, come si fa con le sigarette. Contiamo di affidarci ai distributori di tabacco”. Ma ora arrivano anche segnali di interesse anche da cartolerie e ferramenta, che sarebbero intenzionate a rivolgersi ad associazioni come Confcommercio per entrare nella vendita.

Intanto, si profila la possibilità  che a partire da settembre le mascherine  vengano rese obbligatorie  in tutte le scuole italiane. È una delle ipotesi sul tavolo degli esperti che stanno lavorando al piano per consentire di tornare sui banchi a settembre. Oltre al distanziamento sociale nelle classi – con i banchi separati di almeno un metro e mezzo – l’altra ipotesi è appunto che la mascherina sia obbligatoria per tutti gli studenti sopra i sei anni, i docenti e tutto il personale della scuola.

Per i farmacisti, sono arrivate le repliche del preidente della Fofi Andrea Mandelli  (ne diamo conto qui) e quella del presidente di Federfarma Roma Vittorio Contarina, assente da qualche tempo dalle cronache di categoria, alle quali si è riproposto ieri con un comunicato dai toni forti nel quale, affermando di voler fare “chiarezza, una volta per tutte” sulla questione mascherine, “anche a seguito delle pesanti accuse da parte del commissario Domenico Arcuri che ha incolpato farmacie e distributori della mancanza di mascherine”, propone una lunga contro-narrazione della vicenda che rendiamo integralmente disponibile qui per completezza di informazione. Lo stesso Contarina suggerisce peraltro di stampare ed esporre la nota nelle  farmacie, sostenendo che in questo modo “finalmente la cittadinanza sarà meglio informata della situazione delle mascherine e dei comportamenti assunti da un importante esponente delle istituzioni come il Commissario per l’emergenza”.

“A due settimane dall’accordo le famose mascherine della Protezione civile, se arrivano, arrivano col contagocce” scrive Contarina nella sua nota (Arcuri, al riguardo, ha però chiarito che non rientra tra i suoi compiti quello di assicurare la fornitura di mascherine a farmacie e distributori farmaceutici). “Il motivo è semplice. Troppi controlli, troppe regole, margini troppo bassi per chi le produce e per chi le importa, che ovviamente preferisce – per guadagnare di più – ‘dirottarle’ verso altri Paesi come la Spagna, dove il prezzo finale delle mascherine è stato fissato a circa 1 euro. Il risultato: in questi Paesi hanno le mascherine, noi no. E in tutto questo qualcuno ha anche il coraggio di dare la colpa ai farmacisti italiani accusandoli addirittura di nasconderle per motivi economici”.

Queste accuse sono ingiuriose e vergognose e chiedo ufficialmente le scuse e la solidarietà da parte delle istituzioni ai farmacisti italiani, che ancora una volta hanno dimostrato il loro valore, la loro professionalità e la loro abnegazione, mettendo a rischio la loro salute” conclude il presidente dei titolari romani. “Pretendiamo rispetto da parte dello Stato, se non altro per i colleghi che si sono sacrificati dando la vita per il proprio Paese”.

In attese di eventuali risposte delle istituzioni al suo appello, Contarina può in ogni caso registrare con soddisfazione i primi commenti del mondo politico sulla querelle, arrivati dal responsabile nazionale del Dipartimento Sanità di Fratelli d’Italia Marcello Gemmato, dal leader di Azione Carlo Calenda e dal presidente dei senatori di Italia Viva Davide Faraone, delle cui prese di posizione riferiamo diffusamente qui.

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