Federfarma Verona: “Basta attacchi ai farmacisti, non siamo speculatori”

Federfarma Verona: “Basta attacchi ai farmacisti, non siamo speculatori”

Roma, 14 maggio – Anche Federfarma Verona leva gli scudi e chiede rispetto per il farmacisti, che molto hanno dato e danno e ben poco stanno ricevendo, anche in termini di considerazione, dalle istituzioni, fino addirittura ad essere “insultati senza motivo”.

A protestare, in un comunicato stampa diffuso ieri, è la presidente del sindacato provinciale Elena Vecchioni (nella foto), che ripercorre l’affaire mascherine fin dai suoi esordi per evidenziare come farmacie e farmacisti siano stati vittime e non certamente colpevoli delle criticità di mercato che hanno scatenato confusione e sconcerto tra i cittadini, con il risultato di esporre alle loro comprensibili ire e rimostranze gli incolpevoli farmacisti, il cui unico torto è quello di essere i soli con cui gli utenti possono prendersela direttamente. Dure le critiche all’operato delle autorità, e in particolare del commissario straordinario all’emergenza Domenico Arcuri, al quale non sono bastate le recenti dichiarazioni sulla assoluta estraneità dei farmacisti in merito all’emergenza mascherine per guadagnarsi l’assoluzione della categoria, ancora costretta  – per una cascata di eventi per la maggior parte riconducibili a sue decisioni dell’ultimo mese – a “subire le illazioni della gente su comportamenti scorretti e su guadagni illeciti, quando anche i controlli delle Forze dell’Ordine hanno registrato comportamenti non conformi nello 0,19% dei controlli (secondo i dati nazionali una trentina a fronte di 19.000 farmacie territoriali)”.

Vecchioni, in particolare, critica le decisioni (assunte senza alcuna consultazione con le categorie) sulla misura del prezzo fisso delle mascherine e la data della sua entrata in vigore, senza che i sistemi produttivo e distributivo fossero minimamente pronti. Stigmatizzata, in particolare, la scelta di vendere le mascherine a 0,61 centesimi, quando “Vi sono nazioni come la Spagna che vendono le mascherine a 0,96 centesimi e risultano quindi economicamente più appetibili per gli importatori”,  che preferiscono rifornire quei Paesi rispetto al nostro, “così noi rimaniamo sforniti quando dobbiamo invece soddisfare la richiesta di protezione dal virus dell’utente”.

Altro elemento che produce inevitabilmente una rarefazione del prodotto sul mercato sono i lunghi iter di certificazione. che impediscono agli importatori di immettere sul mercato legale i  dispositivi. “Non è colpa nostra se non arrivano in farmacia i famosi 55 milioni di mascherine citati dal Commissario straordinario, ma le accuse molto pesanti del cittadino le riceviamo noi perché siamo sempre aperti e siamo l’ultimo anello di una catena sanitaria pubblica che ha mantenuto giorno e notte il contatto diretto con pazienti molto disorientati e preoccupati, come lo siamo noi”  afferma con comprensibile disappunto Vecchioni. “Noi abbiamo sempre cercato di supportare e aiutare i nostri pazienti nella loro richiesta di farmaci e di consulenza andando anche di casa in casa, finito il lavoro in farmacia, recandoci nei luoghi più disparati dalla città agli estremi confini della provincia, lago e monti inclusi, per consegnare non solo un farmaco, ma il più delle volte per dare una parola di conforto a chi si trovava e si trova tuttora in difficoltà, come gli anziani o gli ammalati spesso soli e impossibilitati a muoversi e a uscire di casa”.

“Tutelare la nostra dignità professionale e umana”  conclude la presidente del sindacato delle farmacie veronesi “significa anche ristabilire i giusti rapporti con il cittadino, per il suo bene, spiegandogli nel dettaglio quali sono i complessi e anche per noi deleteri meccanismi che regolano un mercato sicuramente alterato, ma sicuramente non dai farmacisti che mentre la normativa continua a cambiare, continuano a morire contando oggi a livello nazionale 17 decessi e 1.000 contagiati nell’assolvimento del proprio dovere“.

 

 

 

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