Monito Gimbe: “Rischioso riaprire sulla base di dati parziali, possibile nuova ondata di contagi”

Monito Gimbe: “Rischioso riaprire sulla base di dati parziali, possibile nuova ondata di contagi”

Roma, 15 maggio – Decidere di riaprire sulla base di  dati parziali aumenta il rischio nuova ondata epidemica da Sars CoV 2 a inizio estate: l’avvertenza arriva dalla Fondazione Gimbe, il Gruppo italiano per la medicina basata sull’evidenza. Per decidere sulle riaperture differenziate annunciate per il 18 maggio, sono attesi, infatti, i dati del monitoraggio del ministero della Salute: tasso dei nuovi contagi, stima aggiornata del valore di Rt, che misura la velocità di trasmissione del virus, tasso di occupazione dei posti letto in terapia intensiva e in area medica, e gli altri parametri definiti dal decreto del 30 aprile.

Il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe nella settimana 7-13 maggio conferma sia il costante alleggerimento di ospedali e terapie intensive, sia il rallentamento di contagi e decessi. In sintesi: i casi totali segnano +7.647 (+3,6%), i decessi +1.422 (+4,8%), i ricoverati con sintomi -3.597 (-22,8%), in terapia intensiva -440 (-33,0%).

Quindi “se da un lato questi numeri alimentano l’ottimismo e invitano ad anticipare riaperture di attività e servizi, dall’altro bisogna essere consapevoli che l’epidemia è ancora attiva, che in Italia si stimano 3-4 milioni di persone contagiate e che i soggetti asintomatici rappresentano una fonte certa di contagio” spiega il presidente di Gimbe Nino Cartabellotta (nella foto). “Tuttavia nel dibattito pubblico delle ultime settimane la vertiginosa rincorsa alle riaperture ha preso il sopravvento rispetto ad una scrupolosa programmazione sanitaria della fase 2 su cui non mancano criticità” ammonisce l’esperto. “Dall’assenza di una strategia di sistema ai problemi di approvvigionamento di mascherine e reagenti per i tamponi; dalla mancata applicazione di misure per spezzare la catena dei contagi alle autonome interpretazioni regionali delle evidenze scientifiche su test diagnostici e trattamenti”.

Per la Fondazione Gimbe è essenziale riportare al centro del dibattito (spostatosi sulle problematiche economiche)  la gestione sanitaria della fase 2 e al riguardo fa un appello “alla massima prudenza nelle riaperture”. Appello che, ovviamente, si fonda come sempre sull’evidenza di alcuni dati scaturiti dalle analisi indipendenti della Fondazione. Tre  i  punti da tenere ben presenti: innanzitutto “il tempo medio tra il contagio e la comparsa dei sintomi è di cinque giorni, con un range dadue2 a 14 giorni”; in secondo luogo “i tempi per la conferma della diagnosi dipendono da: richiesta del test, esecuzione del tampone, analisi di laboratorio e refertazione. Secondo i dati forniti dall’Istituto superiore di sanità (Iss), il tempo mediano tra insorgenza dei sintomi e conferma diagnostica è stato di 10 giorni nel periodo 21-30 aprile e di nove giorni nel periodo 1-6 maggio”. Inoltre “la comunicazione dei nuovi casi dalle Regioni alla Protezione civile non è immediata: i frequenti ricalcoli testimoniano ritardi non quantificabili in assenza di maggiori dettagli”.

“Sulla base di tali tempistiche l’impatto dell’allentamento del lockdown avvenuto lo scorso 4 maggio potrà essere valutato solo tra il 18 maggio e la fine del mese” argomenta  Gimbe “peraltro presupponendo che la comunicazione dalle Regioni alla Protezione civile avvenga in tempo reale”.

La valutazione di Gimbe è che i dati sull’andamento dei contagi che informeranno le eventuali riaperture del 18 maggio fotografano ancora la fase di lockdown e anche il valore di Rt viene calcolato sui dati delle due settimane precedenti come precisato dall’Iss: “Poiché la diagnosi di infezione da coronavirus Sars-CoV-2 che può avvenire anche due o tre settimane dopo l’infezione per via del tempo di incubazione (fino a 14 giorni) e dei tempi intercorsi tra l’inizio dei sintomi, la ricerca di assistenza medica e il completamento dei test di laboratorio, il valore di Rt può essere stimato solo fino a circa 15 giorni nel passato” spiega Cartabellotta. E dunque “se lo scorso 8 maggio l’Iss ha reso noti i valori di Rt riferiti al 20 aprile, domani potrà comunicare quelli riferiti al 27 aprile e solo tra due settimane conosceremo gli Rt conseguenti all’allentamento del 4 maggio”.

Da tutto questo, la fondazione presieduta da Cartabellotta conclude che “se le riaperture annunciate per il 18 maggio si basano esclusivamente sul tasso di occupazione di posti letto in terapia intensiva e in area medica, tutte le Regioni sono pronte perché il dato è molto affidabile e soprattutto disponibile in tempo reale. Se al contrario entrano in gioco i casi notificati alla Protezione Civile e il valore di Rt, bisogna essere consapevoli che le decisioni in questo momento non possono per definizione essere informate dai dati perché l’impatto dell’allentamento del lockdown sarà misurabile solo a partire dalla prossima settimana”. A significare, ove ancora non fosse chiaro, che sulla base di dati ancora parziali e non del tutto certi anticipare e allargare le riaperture dopo il lockdown potrebbe produrre effetti esiziali.

“Il contagioso entusiasmo per la fase 2 sta generando un pericoloso effetto domino sulle riaperture rischiando di vanificare i sacrifici degli italiani” conclude infatti Cartabellotta, sottolineando come decidere la ripresa di attività e servizi sulla base di dati che, occupazione di posti letto a parte, riflettono ancora il periodo del lockdown, “aumenta il rischio di una seconda ondata all’inizio dell’estate”.

Il monitoraggio Gimbe dell’epidemia di Covid-19 è disponibile sul sito della Fondazione nella pagina dedicata all’epidemia coronavirus (coronavirus.gimbe.org).

 

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