Bonaccini: “Ricentralizzare la sanità? Quella della mia Regione non si tocca”

Bonaccini: “Ricentralizzare la sanità? Quella della mia Regione non si tocca”

Roma, 20 maggio – Tra gli effetti collaterali dell’epidemia di Covid va compreso anche il rilancio dell’annoso dibattito relativo alla gestione della sanità pubblica nazionale. Significative, al riguardo, le sortite pubbliche dei due principali partiti della maggioranza: il Pd, con il suo vicesegretario Andrea Orlando, a inizio aprile aveva voluto evidenziare come, in una situazione di emergenza  nazionale come l’epidemia provocata dal coronavirus, la regionalizzazione delle competenze in materia sanitaria avesse definitivamente rivelato tutti i suoi limiti e le sue inadeguatezze, peraltro già ben note:  “Con 20 Regioni che parlano 20 lingue diverse  credo sia necessario riconsiderare l’ipotesi della clausole di supremazia previste dalla riforma del 2016, ovvero di un ritorno delle competenze sanitarie allo Stato centrale” aveva detto l’autorevole esponente dem, ritenendo  inaccettabile che “a seconda della qualità del sistema regionale che trovi, rischi di avere una speranza di vita differenziata. Ciò crea seri problemi di carattere costituzionale, il principio di eguaglianza salta”.

Sulla stessa lunghezza d’onda il Movimento Cinque Stelle, che negli stessi giorni ha tradotto il pensiero in un’iniziativa parlamentare,  presentando un disegno di legge per modificare il Titolo V della Costituzione, prima firmataria la senatrice Paola Taverna.

Sull’altro fronte, era arrivato subito il fuoco di sbarramento del fronte contrario, al quale si è fin da subito iscritto il segretario della Lega Matteo Salvini, per il quale l’autonomia dei poteri locali non si tocca, e anzi i sindaci e i governatori devono essere lasciati liberi di fare il proprio lavoro. “Quando il vicesegretario del Partito democratico dice la prima riforma che faremo dopo il virus è ricentralizzare tutta la sanità nelle mani dello Stato, non sa quello che dice” aveva tagliato corto il leader del Carroccio, secondo il quale la verità è che se gli ospedali di tutta Italia, durante l’emergenza Covid,  “avessero dovuto aspettare o dovessero aspettare le forniture, i materiali, il supporto dello Stato, staremmo parlando di qualcosa di molto, molto, molto peggiore“.

Reazioni in ordine sparso erano ovviamente arrivate anche da diversi esponenti delle Regioni, come il presidente delle Marche Luca Ceriscioli delle Marche, per il quale “il vero problema della sanità pubblica non è la centralizzazione delle competenze, ma il definanziamento a cui è  sottoposta anno dopo anno”.

A distanza di qualche settimana, a tornare sulla questione è ora Stefano Bonaccini (nella foto), presidente dell’Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni, mettendo subito in chiaro di no voler sentire nemmeno parlare di un ritorno a una sanità “centralista” guidata da Roma.

“Se qualcuno vuole venire a spiegare in Emilia-Romagna che la sanità in futuro dovrà essere gestita da Roma e basta, non troverà l’opposizione di Bonaccini” ha affermato Bonaccini ieri intervenendo alla trasmissione  Quante storie su Raitre “ma troverà quella quella degli emiliani e dei romagnoli. Perché non vorranno rinunciare alla qualità del sistema regionale pubblico”. Bonaccini continua a difendere non solo le ragioni dell’attuale autonomia, ma anche quelle che hanno portato la sua Regione a estenderla anche in altri campi oltre alla sanità. ragioni a suo giudizio tutte confermate anche dopo l’epidemia di coronavirus. “Ci siamo trovati tutti quanti impreparati ad affrontare una pandemia del genere” ha ammesso Bonaccini in un passaggio dell’intervista, evidenziando come alcuni Paesi con impianti di governo più autoritari e quindi in teoria più capaci di decidere velocemente “si sono invece rivelati quelli dove la gestione è più disastrosa”.

Il presidente emiliano ha espressamente citato il Brasile e gli Usa, “dove Trump rischia di perdere le elezioni per una gestione sciagurata di questa pandemia”, ma anche il Regno Unito. Invece, ha detto Bonaccini  passando all’Italia, “a me pare che la fase dell’emergenza sia stata affrontata bene dal Governo. Certo, avrà fatto errori come ne ho fatti io e ne abbiamo fatti nelle Regioni”. 

Non sono ovviamente mancate le discussioni e le tensioni, anche negli ultimi giorni, in occasione della riapertura delle attività dopo il lockdown: “Dal comitato tecnico scientifico” ha detto al riguardo il presidente della Conferenza  “erano arrivati pareri che avrebbero reso i protocolli in alcune casi praticamente inapplicabili. Li abbiamo modificati per la verità solo in parte e lievemente e si ètrovato un accordo tra tutti”.

Bonaccini ha quindi concluso ribadendo l’invito alla massima prudenza: “Non abbiamo ancora sconfitto il virus, attenti ai rimbalzi di ritorno. Se la curva dovesse rimbalzare in maniera drammatica verso l’alto” ha avvisato  “chiuderemmo quello che abbiamo riaperto”.

 

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