Misasi: “Ricetta dematerializzata, proviamo a usare il buon senso”

Misasi: “Ricetta dematerializzata, proviamo a usare il buon senso”

Roma, 22 maggio – L’obiettivo era chiaro e  a esplicitarlo, fin dal varo dell’Ordinanza n. 651 del 19 marzo 2020 firmata dal capo del Dipartimento della Protezione civile, fu lo lo stesso ministro della Salute Roberto Speranza che, in piena emergenza, rappresentò la necessità di “puntare con forza sulla ricetta medica via email o con messaggio sul telefono” per consentire ai cittadini di ottenere dal proprio medico il Numero di ricetta elettronica (Nre) senza più la necessità di ritirare fisicamente, e portare in farmacia, il promemoria cartaceo. Un’ulteriore misura – spiegava il ministro – per andare incontro “alla necessità di limitare la circolazione dei cittadini e di arrestare i contagi del nuovo coronavirus”.

Semplice la disposizione fondamentale del provvedimento, volto a lasciare nelle mani del cittadino l’opzione sul tipo di strumento di cui avvalersi per accedere al farmaco prescritto: “Al momento della generazione della ricetta elettronica da parte del medico prescrittore” è scritto infatti nell’ordinanza “l’assistito può chiedere al medico il rilascio del promemoria dematerializzato ovvero l’acquisizione del Numero di ricetta elettronica».

Superate le criticità dell’esordio, lamentate soprattutto dai medici di medicina generale per alcune difficoltà logistiche dovute alla necessità di adeguare i gestionali, la misura emergenziale era sembrata del tutto in linea con il suo obiettivo principale, quello di un’effettiva semplificazione della procedura prevista per il prelievo di farmaci nell’interesse prioritario di tutela del malato in una situazione di emergenza. E pressoché tutte le Regioni si erano subito affrettate a recepire la novità. illustrandola con proprie note.

Con il tempo, però, soprattutto all’interno della categoria dei farmacisti si sono andati infittendo i dubbi e le perplessità relativi ad alcuni presunti effetti distorsivi dell’ordinanza, che produrrebbe addirittura comportamenti tali da configurare ipotesi di reato.

Sulla questione ha ritenuto opportuno intervenire il presidente di Federfarma Cosenza Alfonso Misasi (nella foto), con una nota inviata ieri, eloquente fin dal titolo:  Ricetta dem: proviamo ad usare il buon senso.

Richiamando preliminarmente (e ovviamente)  il generale rispetto delle norme in materia anche da parte del medico prescrittore nel rapporto con il proprio paziente, Misasi confessa un certo smarrimento di fronte ai “contenuti di articoli apparsi su riviste specializzate che offrono ardite letture restrittive, decontestualizzate e che si spingono a configurare generiche ipotesi delittuose laddove un medico, su espressa volontà del paziente, inoltri la prescrizione sulla mail di una farmacia”.
Secondo il presidente di Federfarma Cosenza, si tratta di posizioni che potrebbero essere originate, oltre che da “una sommaria lettura delle norme presuntivamente violate, completamente avulsa dagli elementi tipici e costitutivi di tali disposizioni”, dal non tenere nella dovuta considerazione “ciò che di fatto è il fine ultimo dell’ordinanza sopracitata e il sacrosanto diritto del malato di richiedere il rilascio del promemoria via posta elettronica e di indicare, in presenza di proprie carenze tecnologiche (si veda caso tipico dell’ammalato anziano e affetto da patologie croniche e gravi), proprio l’indirizzo della farmacia”.
L’ordinanza, al primo comma dell’art. 1, evidenzia il presidente dei titolari di Cosenza, non prevede del resto alcun espresso limite alla richiesta dell’assistito,  “il quale può quindi richiedere al proprio medico la trasmissione del promemoria con messaggio di posta elettronica laddove lo stesso indichi una Pec o una Peo. Dunque senza preclusione alcuna”.

Una lettura suffragata dallo stesso garante della Privacy, “che ha inteso rilasciare un parere sollecitato dal ministero dell’Economia proprio su tale punto” ricorda Misasi “giungendo a chiarire che l’assistito possa delegare anche per telefono il proprio medico all’invio del promemoria alla farmacia a lui più vicina per la durata del periodo di emergenza e quindi fino al 31 luglio 2020”.
Il tutto in perfetta coerenza con i due indispensabili fattori dei quali si è tenuto conto e si deve tenere conto nella fase attuativa della norma e nella sua corretta interpretazione: la tutela della salute e lo stato emergenziale. Dal che, secondo il presidente di Federfarma Cosenza, “appare oltremodo illegittimo limitare diritti costituzionalmente garantiti e ‘dimenticare’ di contestualizzare le esigenze di reperimento in sicurezza dei farmaci nell’attuale stato emergenziale”.
“In conclusione, nel periodo corrente e fino al 31 luglio 2020 non può condividersi un divieto per il medico di famiglia di inoltro sull’email del farmacista nell’ipotesi di richiesta da parte dell’assistito” è la considerazione finale di Misasi. “Tale posizione e lettura delle norme vengono dall’esigenza di andare incontro al malato agevolando i suoi diritti e facilitando le forme che più rispondono alle relative esigenze per un pronto e sicuro reperimento dei farmaci”.

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