Mascherine, Cossolo: “I ringraziamenti di Arcuri alle farmacie motivo di orgoglio”

Mascherine, Cossolo: “I ringraziamenti di Arcuri alle farmacie motivo di orgoglio”

Roma, 25 maggio – “Accolgo con vera soddisfazione le dichiarazioni odierne del commissario Arcuri, che ringrazio per aver  esplicitamente riservato ai farmacisti e al personale medico le prime forniture di mascherine prodotte dalla filiera italiana. L’iniziativa attesta, ancora una volta, il riconoscimento delle istituzioni per il fondamentale ruolo svolto dalla farmacia italiana nel contesto emergenziale”.

È quanto dichiara, con una nota alla stampa, il presidente di Federfarma Marco Cossolo (nella foto) dopo le dichiarazioni rese dal commissario straordinario per l’emergenza Covid Domenico Arcuri nella conferenza stampa di sabato scorso.

“I ringraziamenti rivolti alla mia persona da parte del commissario Arcuri nel corso della conferenza stampa odierna – e che sono per Federfarma motivo di orgoglio – li giro immediatamente a tutti i farmacisti, nessuno escluso, che sul campo, con professionalità e dedizione, hanno dato riprova, senza retorica alcuna, di essere essenziale baluardo della salute della collettività” afferma il presdeinte dei titolari, auspicando che – come dichiarato da Arcuri –  “la vicenda delle mascherine sia definitivamente alle nostre spalle: altri sono gli obiettivi della Federazione e su altri campi verrà ancora una volta dimostrata la capacità dei farmacisti”.

“L’ultima parola vorrei però spenderla per evidenziare che alla fine di un percorso, anche aspro e travagliato, dove non sono mancati vivaci confronti, si è giunti a quell’obiettivo rivendicato con forza da Federfarma tre mesi orsono” continua Cossolo: “rendere disponibile il maggior numero di mascherine a un prezzo imposto, privo di IvaA e con un margine di guadagno predefinito; il tutto all’unico scopo di preservare la salute della cittadinanza.

“Ancora una volta il senso di responsabilità istituzionale e, soprattutto, la forza del dialogo dimostrate dalla Federazione hanno prevalso sulle sterili polemiche e sugli improduttivi isterismi”.
Riferimento invero vago e criptico, quest’ultimo, anche se è ragionevole pensare che sia riferito ai  “mal di pancia” che, con la velocità di un’epidemia, si sono diffusi all’interno della categoria dei titolari, che si sono trovati ad essere bersaglio continuo di critiche quasi sempre infondate e ingenerose e che in molti casi si sono sentiti lasciati soli a fronteggiare la pressione di cittadini comprensibilmente irritati (è un eufemismo) per l’impossibilità di trovare mascherine a prezzo calmierato in farmacia.

Quei mal di pancia, come è ben noto, si sono tradotti in un profluvio di proteste e critiche per la gestione della “crisi mascherine” da parte del sindacato. A crisi risolta, fare dell’erba di quelle proteste un unico fascio, riducendole tutte alla stregua di “sterili polemiche e improduttivi isterismi”, non sembra davvero un’idea particolarmente brillante, né rispettosa della dignità di migliaia e migliaia di associati che a quelle proteste (non potendo, ahiloro!, fare altro) hanno dato vita.

Ecco perché la frase finale del comunicato suona in qualche modo stonata, come se fosse dettata da una comprensibile (ma davvero non giustificabile) voglia di revanche dei vertici sindacali nei confronti di chi, esprimendo il proprio disagio e dissenso, ha ritenuto suo legittimo diritto protestare. Come peraltro, ai tempi in cui i vertici sindacali erano altri, protestavano, polemizzavano e criticavano – molto, e in ogni possibile occasione – proprio coloro che oggi la federazione la guidano, e che in questo come in altri casi hanno dato la sensazione di essersene dimenticati.

Per quanto l’urgenza di dover sempre dire di “aver fatto bene, anzi benissimo”, giustificando sempre e a prescindere ogni proprio atto e decisione, possa certamente albergare nella categoria dell’umano, troppo umano  e trovi magari un’ulteriore spinta nelle particolari circostanze del momento (si avvicinano infatti le elezioni per il rinnovo dei vertici del sindacato), arrivare a suggerire una specie di equazione “protesta=isteria” è come ammettere che sì, forse qualche isterismo serpeggia all’interno della categoria. Converrebbe però chiedersi da che parte.

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