Cambio di vertice a Federfarma Napoli, Di Iorio: “Una congiura di palazzo”

Cambio di vertice a Federfarma Napoli, Di Iorio: “Una congiura di palazzo”

Roma, 26 maggio – A nemmeno una settimana di distanza dal consiglio direttivo di Federfarma Napoli che, il 20 maggio scorso, ha presentato e approvato a maggioranza una mozione di sfiducia nei suoi confronti, costringendolo a lasciare la carica di presidente (poi affidata, come riferito ieri dal nostro giornale, a Riccardo Maria Iorio), l’ormai ex presidente Michele Di Iorio (nella foto) ha indirizzato una lettera aperta ai titolari di farmacia partenopei per raccontare la sua verità sulla vicenda che lo ha visto protagonista.

Dopo le veloci rassicurazioni sul suo stato di salute (“ottimo, al momento”), necessarie per smentire alcune voci circolate “all’indomani della presentazione della mozione di sfiducia da parte di 17 consiglieri appartenenti alla mia ex maggioranza in Federfarma Napoli”,  Di Iorio passa subito al punto che meggiormente gli interessa, quello delle “motivazioni che hanno condizionato la mozione di sfiducia nei miei confronti”.

“La lista Insieme con Michele Di Iorio nel luglio del 2019 ha vinto le elezioni individuando obiettivi comuni da perseguire” scrive Di Iorio nella sua lettera ai colleghi, riandando al clamroso successo riportato alle ultime consultazioni sindacali che, appena 11 mesi fa, lo videro sbaragliare la lista avversaria capeggiata da Nicola Stabile. “Ben presto, purtroppo, si sono determinate incrinature, in quanto io ho sempre ritenuto che le ‘guerre’, quando dichiarate vadano combattute e possibilmente vinte. La vittoria serve, però, nella mia cultura politico-sindacale, a realizzare una pace giusta e duratura senza cedere a rappresaglie nei confronti dei colleghi sconfitti”.

Con i quali – questo il sottotesto implicito – Di Iorio si è preoccupato di ritessere i rapporti, generando però nel resto della sua maggioranza quei sospetti di “intelligenza con il nemico” che sono poi stati evidentemente decisivi nel venir meno della fiducia nei suoi confronti.

“Altro appunto che mi è stato mosso è determinato dalla pregiudiziale dei miei detrattori nei confronti di argomenti non discussi, non approvati e men che mai da me sottoscritti, ma semplicemente posti all’ordine del giorno per un approfondimento”  chiarisce ancora Di Iorio. “Ho sempre considerato il Consiglio, infatti, unico luogo deputato alla condivisione e ratifica di qualsiasi decisione; quest’ultimo, convocato il 20 maggio u.s., si è invece trasformato in un’imboscata, tipica congiura di palazzo, che evidentemente ha motivazioni sottaciute, ben diverse da quelle esposte nella mozione di sfiducia, contribuendo a realizzare una realtà surreale”.

“Chi mi conosce sa che non ho mai evitato i confronti né dialettici né istituzionali, guardando gli interlocutori in viso” insiste sul punto Di Iorio. “Mai però avrei pensato di soccombere per mano amica da parte di colleghi buona parte dei quali ha condiviso con me 14 anni di attività sindacale. Dal fuoco amico, purtroppo, non ci si può difendere: tanto perché colpisce alle spalle, quanto perché inatteso”.

Dopo la sua versione dei fatti, dalla quale emerge un giudizio tagliente sul comportamento tenuto nell’occasione dai colleghi del direttivo, Di Iorio  si accomiata dai titolari napoletanti ringraziando quanti gli  hanno “manifestato solidarietà e affetto”  e invitandoli a continuare sempre a svolgere il loro lavoro “come atto d’amore nei confronti della nostra professione, non influenzati da una pagina triste della storia della farmacia napoletana. Una storia che grazie all’impegno di tutti voi troverà riscatto, una storia che non finisce qui”.

Conclusione che, comunque la si voglia leggere, suona inevitabilmente bellicosa.

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