Boccia: “Passaporto sanitario? In Italia non esiste, ma c’è l’art. 120 della Costituzione”

Boccia: “Passaporto sanitario? In Italia non esiste, ma c’è l’art. 120 della Costituzione”

Roma, 29 maggio – La libera circolazione delle persone, dei mezzi e delle cose sul territorio nazionale è garantita dalla Costituzione e le Regioni non hanno il potere di limitarla. E dunque non possono chiedere ai turisti, come condizione per l’ingresso nel territorio regionale, l’esibizione di un “passaporto sanitario” che attesti la salute del singolo cittadino, per il semplice motivo che in Italia questo tipo di documento non esiste.

Francesco Boccia (nella foto),  ministro per gli Affari regionali, durante l’audizione davanti alla Commissione parlamentare sul federalismo fiscale e l’autonomia differenziata regionale a palazzo San Macuto, nel corso della quale si è molto parlato anche della gestione dell’emergenza per la pandemia da coronavirus, ha voluto chiarire la posizione del governo rispetto a sortite come quella del presidente della Regione Sardegna Christian Solinas, balzato agli onori della cronaca (con sua viva e dichiarata soddisfazione, quasi che alla fine solo questo fosse il suo obiettivo) per la  proposta di consentire l’ingresso nell’isola soltanto a cittadini in possesso di un test che certifichi la negatività al coronavirus, idea poi ripresa anche dal “governatore” della Sicilia Nello Musumeci.

“Invito tutti a rileggere l’articolo 120 della Costituzione italiana, che chiarisce molto bene la disciplina: la Regione non può istituire e adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose, né limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale” ha detto subito Boccia. “Se la comunità scientifica dice che non ci sono passaporti sanitari, non ci sono: altrimenti, li avremmo tutti noi, qui, assieme alla tradizionale carta di identità”.

“Nei prossimi giorni, nelle prossime ore” ha affermato ancora il ministro “l’ultimo ‘clic’ che riporterà il Paese a muoversi dovrà essere quello del buonsenso. Se tutte le Regioni ripartono, ripartono senza distinzione sul profilo dei cittadini residenti in una Regione o in un’altra, se le autorità sanitarie e il Governo decideranno che il Paese è pronto per la ripartenza”.

Boccia ha anche ribadito che “la distinzione fra cittadini che provengono da una città o da un’altra non è prevista dalla nostra Costituzione: se siamo tutti sani, ci muoviamo nel Paese come abbiamo sempre fatto. Diversa è la valutazione che porti a prevedere una fase di quarantena: ma non siamo in quella situazione e in ogni caso occorre un accordo fra le parti, fra tutte le Regioni”.

Per quanto riguarda la Lombardia, Boccia ha precisato che “il commissariamento della sanità lombarda non è mai stato all’ordine del giorno e non ci sono elementi per valutare un provvedimento di questa natura”.

“Questa esperienza” ha però aggiunto il ministro “deve indurci a rafforzare ancora di più la prevenzione territoriale pubblica. Il problema della fragilità è legato al numero delle persone disponibili; nessuno mette in discussione il mix pubblico-privato, ma il nodo vero è la quota di pubblico: dove era bassa, il sistema non ha retto. Non sempre il sistema privato, anche quando è una eccellenza europea, può trasformarsi in tempi rapidi“.

Dunque, ha concluso Boccia, “l’insegnamento ci porta a dire che va rafforzato come non mai il sistema di prevenzione territoriale pubblico, il che significa rafforzare i medici di base. In molte Regioni va rafforzato e anche di tanto: e questo sforzo, senza precedenti, può farlo soltanto lo Stato”.

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