Veneto, prescrizione digitale della fascia C, Ordini chiedono intervento della Regione

Veneto, prescrizione digitale della fascia C, Ordini chiedono intervento della Regione

Roma, 4 giugno – Mettere ordine, e subito, nelle norme che regolano l’emissione di ricette mediche ripetibili e non ripetibili per farmaci non concessi dal Ssn (quelli della cosiddetta fascia C), , che nella Regione Veneto i medici di medicina generale iscritti al portale Atlas Medica rilasciano  con firma digitale. A chiederlo è la Consulta degli Ordini dei farmacisti del Veneto, con una nota indirizzata al presidente della Regione Luca Zaia, alla  Consulta  regionale degli Ordini dei Medici, alla Fimmg Veneto, al direttore generale della Sanità regionale Domenico Mantoan e alla responsabile del Servizio farmaceutico regionale Giovanna Scroccaro.
“Non si contesta la validità della firma digitale, ma l’impossibilità per il farmacista di verificare l’autenticità della firma stessa” scrivono i presdienti degli Ordini dei farmacisti. “Non si può chiedere a dei professionisti di verificare l’autenticità di un atto certificativo dello stato di salute del paziente bisognoso di determinata terapia farmacologica quale è la ricetta medica tramite l’iscrizione ad un portale privato. Allo stesso modo non è possibile per il farmacista controllare il numero di confezioni esitate con la stessa ricetta. Il paziente può fotocopiare la ricetta più volte e rivolgersi a più farmacie o più volte alla stessa farmacia ottenendo grandi quantità di medicinali, anche psicotropi ed ormonali, che possono provocare fenomeni di abuso”.
La prassi, insomma, sarà pure animata dal lodevole e condivisibile intento di semplificare l’accesso alle terapie dei pazienti, ma espone in tutta evidenza a troppo rischi- E non a caso la  stessa Regione Veneto – ricordano i farmacisti – “ha ribadito che la ricetta medica per farmaci di fascia C va compilata su carta con apposizione di firma autografa e consegna al paziente. Allo stesso modo la ricetta non può essere trasmessa tramite mezzi telematici (email whatsapp o altro)”.
Invece, lamentano i preidenti dei farmacisti, “assistiamo a un aumento di queste ricette e a comportamenti sgradevoli da parte dei medici che, al rifiuto del farmacista di dispensare, invece di regolarizzare la ricetta suggeriscono al paziente di rivolgersi ad altre farmacie che ‘non fanno storie’. Questi sono palesi tentativi di forzare la mano al farmacista timoroso di perdere il paziente, gravissimi ed inaccettabili in quanto banalizzano il nostro lavoro, minano alle fondamenta la nostra credibilità di professionisti ed il rapporto di collaborazione con i medici e con il servizio sanitario in generale”.
“Comprendiamo l’emergenza sanitaria e la necessità di limitare i contatti permettendo al paziente di mantenere l’accesso al farmaco” conclude la nota della Consulta degli Ordini veneti, firmata da tutti i presidenti (Federico Realdon, Verona, nella foto; Alessandro Somacal, Belluno;  Alberto Melloncelli, Rovigo; Emma Piumelli, Venezia; Giovanni Cirilli, Padova; Florindo Cracco, Vicenza e Giuseppe Losego, Treviso)  “ma questo non può avvenire contro la normativa e su iniziativa privata di una software house”.

Gli Ordini dei farmacisti veneti attendono ora un “sollecito riscontro” dalle autorità regionali.

 

Print Friendly, PDF & Email
Condividi