Gimbe su fase 3: “Comunicazione più debole, così si alimenta falsa sicurezza”

Gimbe su fase 3: “Comunicazione più debole, così si alimenta falsa sicurezza”

Roma, 5 giugno – La Fondazione Gimbe prosegue il suo lavoro di analisi e pungolo critico, basato sulle evidenze scientifiche, in ordine alla gestione delle fasi successive all’emergenza pandemica.

“Dai dati disponibili” spiega il presidente Nino Cartabellotta (nella foto) in un comunicato diffuso ieri “emergono tre ragionevoli certezze: innanzitutto, il via libera del 3 giugno è stato deciso sulla base del monitoraggio relativo a 2-3 settimane prima; in secondo luogo l’attitudine alla strategia delle 3T  (testare, tracciare, trattare, NdR) è molto variabile tra le Regioni e non esistono dati sistematici sugli screening sierologici; infine, rispetto al battage mediatico della fase 1, la comunicazione istituzionale si è notevolmente indebolita, alimentando un senso di falsa sicurezza che può influenzare negativamente i comportamenti delle persone”.

Gimbe evidenzia che i dati relativi al periodo 18 maggio-3 giugno dimostrano come la percentuale dei tamponi diagnostici positivi, seppur in riduzione (la media nazionale è 1,48%), sia ancora elevata in Liguria (4,3%), Lombardia (3,83%) e Piemonte (2,69%).

“La Fondazione Gimbe ribadisce la necessità di non abbassare la guardia perché il Paese non può permettersi nuovi lockdown” è il monito di Cartabellotta. “Il rischio di una seconda ondata dipende, oltre che da imprevedibili fattori legati al virus, dalle strategie di tracciamento e isolamento dei casi attuate dalle Regioni e dai comportamenti individuali. Se tuttavia l’improrogabile scelta di riaprire per rilanciare l’economia si è basata solo sull’andamento dei ricoveri e delle terapie intensive – conclude il presidente della fondazione –  è giusto dichiararlo apertamente ai cittadini con un gesto di grande onestà e responsabilità politica”.

 

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