Covid, mascherine e disinfettanti, ancora sequestri di Nas e Guardia di Finanza

Covid, mascherine e disinfettanti, ancora sequestri di Nas e Guardia di Finanza

Roma, 8 giugno – Continuano i controlli del Nas finalizzati a reprimere gli illeciti commessi nell’ambito dell’emergenza epidemiologica di Covid-19. Rilevanti gli esiti di un’ispezione condotta dal Nas di Milano presso una ditta lombarda di produzione di cosmetici. All’interno della struttura, infatti, i militari hanno rinvenuto e sequestrato 23 tonnellate e mezzo di un disinfettante realizzato in Gran Bretagna, la cui etichetta presentava diverse discordanze sulla reale composizione chimica del prodotto. Altre 7.532 confezioni della medesima merce, già commercializzate, sono state recuperate presso un supermercato della provincia milanese.

Il Nas di Parma, invece, ha denunciato in stato di libertà il titolare di una ditta in provincia di Piacenza, ove erano state rinvenute circa 2 tonnellate di perossido di idrogeno, pronte per essere commercializzate nonostante fossero prive dell’autorizzazione richiesta dalla legge.

Oltre 60.000 le mascherine irregolari sequestrate negli ultimi giorni a seguito di una serie di accertamenti effettuati dai Nas di Milano, Udine, Napoli, Parma, Livorno e Treviso che hanno permesso di togliere dal mercato dei dispositivi irregolari, e di denunciare tre persone all’autorità giudiziaria per frode.

Il sindaco di un comune in provincia di Brindisi, infine, su segnalazione del Nas di Taranto, ha disposto l’immediata sospensione di test sierologici a pagamento che venivano effettuati da un laboratorio privato sprovvisto della preventiva autorizzazione dell’autorità competente.

Risultati importati arrivano anche dall’attività ispettiva della Guardia di Finanza, che ha portato al sequestro di oltre 620mila le mascherine nelle province di Firenze, Roma, Milano, Verona e Rovigo per un valore complessivo di un milione e centomila euro. I dpi erano stati importati dalla Cina ed erano stati distribuiti nel territorio nazionale da un’azienda veneta.

Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Firenze e condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria del capoluogo toscano, hanno permesso di accertare che le mascherine o riportavano una marchio Ce falsificato o erano provviste di  attestazioni di conformità inidonee a garantire le caratteristiche tecniche o di sicurezza previste dalla legge.

Le mascherine sarebbero state immesse nel circuito distributivo come dispositivi medici di tipo chirurgico, pur senza esserlo perché  prive di effettive capacità di filtraggio e dunque non affidabili.   Due dirigenti di un’azienda del Polesine sono stati denunciati per frode nell’esercizio del commercio.

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