Astrazeneca, allo studio la possibilità di una fusione con Gilead Sciences

Astrazeneca, allo studio la possibilità di una fusione con Gilead Sciences

Roma, 9 giugno – A riportare l’ipotesi  è il solitamente ben informato Bloomberg Astrazeneca, il colosso farmaceutico britannico sceso subito in pista per realizzare un vaccino sperimentale per il Covid-19, avrebbe avviato una trattativa per una possibile fusione con l’azienda biofarmaceutica statunitense Gilead Sciences, produttrice dell’unico trattamento (remdesivir)  per il coronavirus oggi approvato dagli USA.

Per il momento si tratterebbe solo di un’esplorazione, di trattative informali e l’intenzione di una possibile fusione tra le due aziende non ha trovato fin qui né conferme né smentite ufficiale. Ma, ove l’ipotesi si concretizzasse, il settore farmaceutico assisterebbe alla più importante fusione di sempre, superando l’acquisizione da 74 miliardi di dollari con cui l’anno scorso il gigante americano Bristol-Myers Squibb rilevò il gruppo Celgene.

L’operazione sarebbe di rilevanza straordinaria non solo per l’alto valore di mercato di Astrazeneca (capitalizzazione a 140 miliardi di dollari, con un fatturato 2019 di 24,38 miliardi di dollari) e di Gilead Sciences (valutazione di mercato di 96 miliardi di dollari, con un fatturato 2019 pari a  22,4 miliardi di dollari), ma anche per quelli che sono i loro attuali ambiti di ricerca e sviluppo. Entrambe le aziende sono infatti in prima linea nella ricerca di trattamenti e terapie antivirali da poter impiegare nella lotta a Covid-19.

Astrazeneca, come si ricorderà, ha stretto un accordo per la produzione e distribuzione a livello mondiale del vaccino sviluppato dalla Oxford University, a cui collabora fin dall’avvio anche l’azienda italiana Advent-Irbm di Pomezia, che al momento ha già superato la fase 1 della sperimentazione. Gilead produce invece remdesivir, il farmaco approvato dalle autorità come terapia per i pazienti affetti da coronavirus, che l’Aifa ha ammesso alla sperimentazione anche in Italia a partire dallo scorso marzo. Al riguardo, è di ieri la notizia della praesentazione all’Ema, l’agenzia regolatoria europea, della domanda di autorizzazione all’immissione in commercio del farmaco in Europa.

Ove l’operazione di fusione andasse in porto, insomma, non solo gli equilibri del panorama farmaceutico mondiale verrebbero necessariamente spostati dall’arrivo di un gigante da 236 miliardi di dollari, ma ancora di più per il ruolo da protagonista che essa finirebbe per recitare in un quadrante decisivo per la salute dell’intero pianeta qual è quello della profilassi anti-pandemia. Conseguenze subito ben chiare al mercato finanziario, che ha immediatamente reagito alle voci anticipate da Bloomberg: le quotazioni del titolo dell’azienda britannica hanno perso in Borsa circa il 2% del loro valore, mentre le azioni di Gilead hanno guadagnato oltre il 3%.

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