Farmaci, il futuro è nell’intelligenza artificiale per la ricerca e nei robot per la produzione

Farmaci, il futuro è nell’intelligenza artificiale per la ricerca e nei robot per la produzione

Roma, 10 giugno – La strada era già stata imboccata, ma a imprimere una robusta spinta a percorrerla con maggiore decisione e velocità è stata l’epidemia di Covid:  il futuro dell’industria del farmaco girerà sempre di più intorno a due cardini,  l’intelligenza artificiale per la ricerca e i robot  per la produzione.

A confermarlo, i primi dati dell’Osservatorio Innovazione digitale in Sanità della School of Management del Politecnico di Milano, che hanno evidenziato come l’emergenza epidemica abbia concorso ad accelerare la trasformazione digitale e organizzativa verso un modello di connected care, sottolineando l’urgenza di un sistema connesso, di precisione, orientato al territorio e alla continuità di cura (un ampio resoconto della ricerca è pubblicato oggi da Firstonline)

“Stiamo assistendo a un’accelerazione della digital transformation del sistema salute impressa dalla pandemia”  spiega Massimo Scaccabarozzi (nella foto), presidente di Farmindustria (che ieri è stato eletto con voto unanime anche alla presidente della Sezione Farmaceutica e Biomedicali di Unindustria, l’Unione degli industriali e delle imprese di Roma, Frosinone, Latina, Rieti, Viterbo),  commentando  il quadro emerso dalla ricerca dell’Osservatorio del Politecnico e mettendolo in relazione a quanto accade nel mondo delle aziende del farmaco.

Per Covid-19,  in tempi record è stato lanciato un consorzio europeo a guida italiana (Exscalate4CoV) per la ricerca di molecole utili a combattere il virus grazie all’intelligenza artificiale e a una banca dati di 500 miliardi di molecole” ricorda ad esempio Scaccabarozzi. “E non basta: è stato accelerato l’utilizzo dello smart working e l’uso di piattaforme che in questo periodo hanno permesso di dare continuità al rapporto con medici e strutture del Servizio sanitario nazionale”.

Nella  “nuova normalità” seguita a Covid, che è stato in qualche modo uno spartiacque,  l’organizzazione sanitaria dovrà fare affidamento sull’uso del digitale, per migliorare sempre di più l’accesso alle terapie e rendere più semplice e gestibile il percorso di cura. Secondo Scaccabarozzi è “un passaggio fondamentale per costruire un’efficace rete integrata tra ospedali e territorio, che – come mostra anche l’esperienza Covid – è necessaria per la qualità di tutto il sistema”. Inoltre, “bisognerà usare il digitale per rafforzare la capacità di misurare gli effetti delle terapie per i pazienti“.

Saranno sempre i professionisti della salute, a partire dai medici e dagli altri operatori sanitari” ha detto ancora il presidente degli industriali “a essere i principali protagonisti, ma credo che sia importante puntare ad esempio ad abilitare servizi da remoto quali la teleassistenza, la telediagnosi e il telemonitoraggio, servizi di home care, anche per recuperare i volumi significativi di visite rinviate nell’emergenza e permettere la continuità terapeutica ai pazienti. Così come ritengo siano importanti nuove modalità di interazione digitale per snellire i processi burocratici e nuove competenze digitali“.

“Viviamo una fase di grandi cambiamenti, con grandi opportunità. Nei prossimi cinque anni saranno investiti in ricerca e sviluppo 1.000 miliardi di dollari a livello mondiale. Il nostro Sistema Paese ha molte eccellenze su cui poter contare e una massa critica costituita da professionisti, strutture del Ssn, centri clinici e di ricerca, imprese, università: una realtà che in rete può dare vita a un hub internazionale per la ricerca sanitaria. La digitalizzazione”  ha quindi concluso Scaccabarozzi “rappresenta una tecnologia abilitante per questo processo virtuoso e con un balzo in avanti avremo certamente un asso in più nella manica e potrà essere ancor più competitivo e attrattivo”.

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