Decreto rilancio, non passano emendamenti su potenziamento farmacie e specializzandi

Decreto rilancio, non passano emendamenti su potenziamento farmacie e specializzandi

Roma, 19 giugno – Fin qui piuttosto avaro di soddisfazioni, almeno per la farmacia, il dibattito svoltosi in settimana in Commissione Bilancio della Camera per la conversione il legge del Decreto Rilancio. Strada sbarrata, infatti, dai parte dei relatori (Carmelo Massimo Misiti del M5s, Luigi  Marattin di Italia Viva e Fabio Melilli del Pd) per diversi emendamenti di diretto interesse della categoria, a partire da quelli di Marcello Gemmato (rubricato con il n. 4.10) e Andrea Mandelli (4.11) volti a potenziare la rete territoriale delle farmacie “come risposta concreta per una sanità sempre più efficiente e vicina ai cittadini”. Analoga proposta correttiva era stata avanzata anche dal deputato M5S Giorgio Trizzino, circostanza che lasciava pensare che anche all’interno della maggioranza vi fosse almeno una parte favorevole alla misura di rafforzare il presidio sanitario territoriale rappresentato dalle farmacie.

Proprio su questa misura si è registrato un vivace dibattito, conclusosi però con la bocciatura degli emendamenti Gemmato e Mandelli, dopo il ritiro da parte del deputato Trizzino dell’emendamento n. 4.7  a sua firma, con la spiegazione che esso non era segnalato dal gruppo Movimento 5 Stelle ma compariva nel fascicolo di seduta solo in quanto identico all’emendamento Mandelli 4.11, segnalato da un altro gruppo.  A niente sono serviti gli interventi in corso di dibattito degli stessi Mandelli, Gemmato e di altri esponenti dell’opposizione (Paolo Trancassini e Ylenia Lucaselli di Fdi, Paolo Russo di Forza Italia e Alessandro Colucci del Gruppo misto isto-Noi con l’Italia-USEI-Cambiamo!-Alleanza di Centro), tutti concordi nel sottolineare il ruolo essenziale svolto dalle farmacie, soprattutto nei centri più piccoli, e sulla necessità di riorganizzare la cosiddetta medicina dei territori valorizzando anche questi fondamentali presidi.

Mandelli, in particolare, ha affermato la sua difficoltà a comprendere le ragioni del parere contrario espresso da relatori e Governo sull’emendamento a sua prima firma, auspicando solo che la stessa non sia stata dettata dal  fatto che la proposta correttiva provenisse  da un gruppo di minoranza. Rilievo al quale ha risposto, in rappresentanza del Governo, il sottosegretario del Mes Antonio Misiani, precisando  che la contrarietà dell’esecutivo sugli emendamenti Gemmato 4.10 e Mandelli 4.11 “deriva essenzialmente da criticità di carattere finanziario, dal momento che, in assenza di relazione tecnica, non risulta allo stato possibile procedere a una corretta quantificazione dei relativi oneri nonché alla verifica circa la disponibilità delle risorse utilizzate a copertura”.

La discussione non ha in ogni caso cambiato la sorte dei due emendamenti, che sono stati respinti dalla Commissione.

Non ha avuto miglior fortuna un’altra proposta correttiva sulle borse di studio per i farmacisti specializzandi, sempre a prima firma di Mandelli, contenente una misura  volta a riconoscere, con l’introduzione di un articolo aggiuntivo al testo di legge, il finanziamento di borse di studio anche in favore dei farmacisti specializzandi, come avviene per i medici specializzandi, colmando così una incomprensibile disparità di trattamento.

Mandelli, in sede di dibattito, aveva chiesto l’accantonamento del suo emendamento per consentire ai relatori e al Governo di svolgere ulteriori approfondimenti, incassando anche l’appoggio di Elena Carnevali (Pd), deputata della maggioranza, a giudizio della quale “è necessario investire risorse per favorire la formazione di tutto il personale sanitario”. Un endorsement significativo, ma che non è bastato a impedire che la Commissione Bilancio bocciasse anche questa proposta emendativa.
In precedenza, si era registrata una discussione molto accesa anche su un altro importante emendamento proposto da Mandelli, il n. 1.64, finalizzato a esentare dal ticket sanitario  i pazienti guariti da Covid-19 che, in molti casi, registrano danni permanenti ad alcuni organi, quali i polmoni. Sul punto, si è segnalata una singolare sortita del relatore Misiti che, nell’esprimere la sua contrarietà alla proposta correttiva, ha sostenuto come i danni derivanti da polmoniti interstiziali a seguito di infezione da Covid-19 “non siano permanenti“.  Affermazione che gli ha guadagnato la replica ironica dello stesso Mandelli, che si è detto lieto di apprendere da Misiti che, “contrariamente a quanto afferma la Società italiana di pneumologia, i danni polmonari derivanti dal contagio da Covid-19 non abbiamo carattere permanente”.
Dopo altri interventi autorevoli (su tutti quelli di Massimo Garavaglia della Lega) che chiedevano l’accantonamento dell’emendamento Mandelli “al fine di svolgere i necessari approfondimenti”, la proposta ha incassato un’apertura da parte della sottosegretaria all’Economia Laura Castelli che – sia pure evidenziando che la misura proposta dal deputato di Forza Italia presenta “alcune difficoltà di quantificazione degli oneri legate all’esatta individuazione della platea dei beneficiari della misura proposta” – ritiene  che la questione “possa essere affrontata nella prossima legge di bilancio”, ha acconsentito al suo accantonamento.

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