Gimbe, monitoraggio sui contagi Covid: “Vanno resi pubblici tutti i dati delle Regioni”

Gimbe, monitoraggio sui contagi Covid: “Vanno resi pubblici tutti i dati delle Regioni”

Roma, 19 giugno – La Fondazione Gimbe, nel quadro della sua attività di analisi indipendente dell’andamento dei contagi da coronavirus in Italia, ha diffuso ieri i nuovi dati relativi all’ultimo monitoraggio settimanale della pandemia di Covid-19. Secondo Gimbe,  sono “2.294 i nuovi casi, rispetto ai 1.927 della settimana precedente, in 11 Regioni di cui l’83% in Lombardia, dove si registra un modesto potenziamento dell’attività di testing”.

Nella settimana 11-17 giugno,spiega il presidente Nino Cartabellotta (nella foto),si conferma la costante riduzione dei pazienti ricoverati con sintomi e in terapia intensiva e l’ulteriore rallentamento sul fronte dei decessi“.

Dall’analisi di Gimbe, che nei giorni scorsi aveva già lanciato l’allarme sul numero dei tamponi effettuati, è emerso che, nell’ultima settimana, “i tamponi per diagnosticare nuovi casi sono aumentati solo in Emilia Romagna (+7.819), Lombardia (+1.821), Lazio (+1.389), Campania (+1.087), Provincia autonoma di Trento (+834) e Valle D’Aosta (+76)”. Nelle rimanenti Regioni sono invece diminuiti, auspicabilmente per la situazione epidemiologica e per l’utilizzo sempre più esteso di test sierologici di screening.

“Abbiamo verificato che dei 21 indicatori che le Regioni dovrebbero trasmettere secondo quanto previsto dal ministero della Salute”  sottolinea poi il presidente della Fondazione “nessuno dei 12 indicatori di processo, 6 relativi alla capacità di monitoraggio e 6 a quella di accertamento diagnostico, indagine e di gestione dei contatti, è pubblicamente disponibile per cittadini e ricercatori. Dei 9 indicatori di esito solo 3 vengono pubblicati”.

“Considerato che le fonti ufficiali riportano solo tre dei 21 indicatori previsti dal sistema di monitoraggio nazionale” conclude Cartabellotta “è indispensabile che le Regioni trasmettano tutti i dati richiesti e che il ministero della Salute li renda pubblici, sia in formato open per i ricercatori, sia in un formato di facile comprensione per i cittadini”.

Fonte: Fondazione Gimbe
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