Terapie anti-Covid, semaforo verde del Chmp Ema per redemsivir

Terapie anti-Covid, semaforo verde del Chmp Ema per redemsivir

Roma, 27 giugno – Redemsivir, molecola inizialmente studiata e messa a punto per combattere Ebola, è il primo farmaco indicato in Europa per curare i pazienti colpiti da Covid-19 in gravi condizioni. Il via libera ufficiale del Chmp, il Comitato per i medicinali per uso umano dell’Ema  alla terapia è arrivato 1l 25 giugno. La decisione dovrà essere ora ratificata dalla Commissione europea, cui spetta l’ultima parola per l’immissione in commercio.

La raccomandazione all’uso di redemsivir per il trattamento di Covid-19 in adulti e adolescenti dai 12 anni di età con polmonite che richieda il supporto respiratorio è arrivata da parte dell’agenzia regolatoria europea dopo l’analisi dei dati iniziata lo scorso 30 aprile, molto prima della richiesta ufficiale di Gilead, l’azienda che lo ha sviluppato, arrivata solo lo scorso  5 giugno.

Il sì del Chmp Ema si basa soprattutto sui dati di uno studio sponsorizzato dal National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) su mille pazienti ricoverati con Covid-19. “Il remdesivir è stato confrontato con un placebo – si legge nel comunicato dell’Ema – e la prima misura di efficacia è stato il tempo di guarigione dei pazienti. Complessivamente  lo studio mostra che i pazienti trattati con il remdesivir guariscono in circa 11 giorni, mentre quelli con il placebo in 15. Questo effetto non è osservato invece in pazienti con malattie lieve o moderata, che in entrambi i casi hanno un tempo di guarigione di cinque giorni. Per il 90% dei pazienti studiati con malattia grave invece, il tempo di guarigione è risultato di 12 giorni contro 18. Tuttavia non sono state viste differenze in quelli che hanno iniziato il trattamento mentre erano già sotto ventilazione meccanica. I dati di mortalità sono ancora in corso di analisi”.

Il remdesivir, rifersice un lancio Ansa,  è stato tra i primi trattamenti indicati come possibili terapie per il Covid-19, ed è quello che finora è arrivato più avanti nell’iter, mentre altri farmaci sui quali erano state inizialmente riposte molte aspettative, come la clorochina, non sembrano avere un’efficacia sufficiente.

Recentemente invece è il desametasone, uno steroide, ad aver dato risultati preliminari promettenti nel ridurre la mortalità, tanto da attirare l’attenzione dell’Oms. Ancora attesa, invece, per i dati sul plasma dei guariti, altra terapia considerata promettente.In generale sono oltre 30 i farmaci e i vaccini in sperimentazione nel mondo contro il Covid-19 in questo momento. Secondo il progetto “Trial Clinici” dell’Istituto superiore di sanità, che esegue la mappatura e il monitoraggio periodico, al 18 giugno erano 54 gli studi in Italia con 15100 pazienti previsti. Il 33% degli studi è in fase 3, l’ultima prima della richiesta di approvazione. E il 70% è in fase random, prevede cioè un gruppo trattato con il candidato farmaco e uno con il placebo. Il 93% degli studi ha uno scopo terapeutico mentre il 7% preventivo.

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