Covid, gli USA “requisiscono” l’intera produzione trimestrale di remdesivir

Covid, gli USA “requisiscono” l’intera produzione trimestrale di remdesivir

Roma, 2 luglio – La notizia, lanciata da The Guardian e dalla Bbc,  ha fatto rapidamente il giro del mondo: gli USA, il paese più colpito dall’epidemia di Covid, hanno pensato di rispondere all’emergenza facendo incetta del farmaco remdesivir, l’antivirale  prodotto dalla società statunitense Gilead Sciences, del quale ha acquistato l’intera produzione trimestrale. E se mai qualche altro Paese ne avesse bisogno, si arrangi: sono problemi suoi, non dell’amministrazione americana.
Come è noto, l’antivirale era stato studiato inizialmente contro Ebola, ma il suo uso è già stato approvato dalle autorità americane per il trattamento contro Covid-19 e la settimana scorsa anche l’Agenzia europea delfarmaco (Ema) ha dato il proprio assenso, che dovrà essere ora ratificato dalla Commissione europea.
Il presidente Donald Trump ha firmato un accordo “straordinario” con la Gilead per 500.000 dosi di remdesivir, ha reso noto in un comunicato il dipartimento della Sanità. Si tratta dell’intera produzione della Gilead per il mese di luglio, del 90% della produzione di agosto e del 90% di quella di settembre. Un ciclo di trattamento con questo farmaco richiede in media 6,25 fiale.

Va ricordato, per chi fosse sorpreso dalla decisione, che l’amministrazione statunitense non è nuova a queste prove muscolari:  nello scorso aprile, quando imperversava la battaglia internazionale per le mascherine, Berlino denunciò che gli Stati Uniti avevano dirottato un cargo di mascherine destinate alla polizia berlinese. Anche i francesi hanno denunciato un fatto analogo: un cargo di mascherine sarebbe stato dirottato verso gli Stati Uniti mentre stava partendo da un aeroporto cinese per raggiungere la Francia. Washington pagava il triplo, pur di averle.

Viene in mente la macchietta ovviamente grottesca del bauscia milanese interpretata in tanti film dall’attore Guido Nicheli, e in particolare uno dei suoi tormentoni più riusciti, quel “Lavoro guadagno pago pretendo” che, a pensarci, è la sintesi perfetta di ogni stolida arroganza predatoria. Se Trump lo conoscesse, c’è da giurarci, ne farebbe il claim della prossima campagna per le presidenziali, altro che Make America great again

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