Cefalea cronica, approvata la legge che la riconosce come malattia sociale

Cefalea cronica, approvata la legge che la riconosce come malattia sociale

Roma, 16 luglio – La cefalea cronica è una malattia sociale. A riconoscerla così è stata l’Aula del Senato che ha approvato in via definitiva e praticamente all’unanimità (due soltanto i voti contrari) il disegno di legge sulla malattia.
“Grande soddisfazione e un pizzico d’orgoglio per questa battaglia intrapresa nel 2011 da consigliere della Regione Veneto e ora vinta in Parlamento” ha commentato la deputata della Lega Arianna Lazzarini (nella foto), prima firmataria della proposta di legge approvata. “L’Italia diventa così il primo Paese in Europa ad adottare un provvedimento come questo – continua nella nota – Un primo punto di partenza e di attenzione verso i circa sette milioni di italiani che ne soffrono, con una prevalenza netta di donne e nella fascia 20-50 anni. Un segnale concreto che accende i riflettori su questa malattia, affinché i soggetti che ne soffrono non siano più abbandonati a loro stessi e possano finalmente avere una speranza e una nuova dignità di vita. Questa è una malattia invisibile che oggi esce finalmente dal cono d’ombra in cui è sempre stata. Non parliamo del semplice ‘mal di testa’ passeggero, ma di una malattia cronica e invalidante vera e propria, molto più diffusa di quanto si possa immaginare, che purtroppo ha già portato alcuni pazienti a compiere anche gesti estremi”.

A intestarsi il merito della legge, con buone ragioni, è anche la deputata Pd Giuditta Pini: “Appena arrivata in Parlamento, nel 2013, depositai una legge per il riconoscimento della cefalea primaria cronica e per l’emicrania come malattia sociale. Una malattia molto diffusa, spesso mal diagnostica; una malattia invalidante, spesso curata in modo inappropriato, che colpisce soprattutto le donne che lavorano, spesso declassata ad un banale mal di testa. Non riuscii a farla approvare” ha dichiarato la parlamentare commentando l’aprovazione del provvedimento. “Riprovai nel 2018, questa volta all’opposizione, e mi trovai insieme alla collega della Lega Lazzarini, all’epoca in maggioranza, a portare avanti questa battaglia. Ieri, finalmente, la legge è stata approvata in via definitiva. La cefalea primaria cronica e l’emicrania sono riconosciute, i centri cefalee sono riconosciuti, i pazienti e i medici avranno più strumenti per combattere questa malattia silenziosa”.

Gli “addetti ai lavori”, pur accogliendo con grandissimo favore il provvedimento, evidenziano come esso sia in realtà solo un primo passo, che ora ” deve avere una sua traslazione sul paziente: non deve essere solo un doveroso seppur tardivo riconoscimento, ma la pietra angolare di un’assistenza cucita sulle esigenze del paziente stesso”, come  evidenzia il direttore del Centro regionale del Lazio per le Cefalee dell’Università Sapienza presso l’Ospedale Sant’Andrea di Roma, Paolo Martelletti.

La legge è un passaggio culturalmente  importante, evidenzia l’esperto, ma “ora bisogna passare alla parte pratica: con tutele sanitarie dedicate e ‘cucite’ sui pazienti”. Ricordando che il provvedimento interessa almeno tre milioni di persone, solo secondo le stime sull’emicrania ad alta frequenza e cronica, Martelletti parla di “un lungo cammino durato oltre 10 anni, la cui importanza risiede nel fatto che è cambiata la percezione sociale di una malattia che è molto diffusa, ma è stata spesso non valutata per il suo reale impatto”. Ora questo è cambiato, anche grazie a nuovi farmaci specifici.

“Con gli anni – aggiunge lo specialista – è migliorata la capacità diagnostica, abbiamo formato nuove generazioni di medici esperti e le diagnosi sono diventate sempre più precise. Il passaggio ancor più importante si è avuto con farmaci specifici: dieci anni fa la tossina botulinica per l’emicrania cronica e adesso gli anticorpi monoclonali. Anche un medico non esperto oggi non si azzarderebbe più a definire la cefalea una cosa banale perché vi sono farmaci estraneamente importanti che la curano”.

I due processi hanno portato a considerare sempre più l’emicrania per quella che è: “una patologia fortemente invalidante che, secondo gli ultimi studi, nella fascia di età al di sotto dei 50 anni è la prima causa di disabilità al mondo. Prima di ogni altra malattia, contando gli anni di vita vissuti con disabilità”.

Ora, a legge approvata, per Martelletti occorre aumentare i centri di eccellenza, troppo pochi rispetto all’alto numero di pazienti, lavorare sull’importanza della prevenzione ed evitare gli errori diagnostici e i ritardi, che portano a un ricorso alle cure quando la patologia è ormai cronicizzata (anche se con le nuove cure si può agire ugualmente).

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