Sardegna, sì del Consiglio regionale alla “riforma della riforma” della sanità

Sardegna, sì del Consiglio regionale alla “riforma della riforma” della sanità

Roma, 3 settembre – “Metti la cera, leva la cera”. Senza voler essere irriverenti, sembra quasi che molti dei politici e degli amministratori degli anni 20 del Duemila siano cresciuti a pane e Karate Kid, film cult degli anni ’80 nel quale un ragazzetto bullizzato da ragazzi più grandi e grossi di lui viene introdotto ai segreti dell’arte marziale da un vecchietto giapponese,  il maestro Miyagi, attraverso un duro processo di apprendimento nel quale rientravano pratiche(come il lavaggio e la lucidatura a cera delle auto: “Devi dare la cera con la mano destra, poi  la devi togliere con la sinistra”, raccomandava Miyagi.

Un insegnamento al quale, mutatis mutandis, sembra essersi ispirato  il Consiglio regionale della Sardegna, che il 1 settembre ha approvato la riforma della sanità, azzerando dopo soli tre anni l’Ats, l’Azienda per la tutela della salute che nel 2017 aveva operato una reconductio ad unum delle competenze delle otto Asl regionali: leva la riforma, metti la riforma, appunto.

Di fatto, la sanità sarda torna a stretto giro a cambiare volto. Il Consiglio regionale ha infatti varato la riforma che dice addio alla Asl unica e torna all’antico, ripristinando le otto vecchie aziende sanitarie locali con personalità giuridica: Sassari 1, Gallura 2, Nuoro 3, Ogliastra 4, Oristano 5, Medio Campidano 6, Sulcis 7, Cagliari 8. La legge,  passata con 36 voti favorevoli, 18 contrari e un astenuto, è il primo importante provvedimento dalla maggioranza di centrodestra che sostiene la Giunta guidata da Christian Solinas (nella foto).

“Questa sulla governance è la prima di tre riforme che modificheranno la sanità”  ha dichiarato in Aula il presidente Solinas. “Le altre due riguarderanno la medicina del territorio e la rete ospedaliera”. Con questo testo, ha aggiunto, “abbiamo voluto rispondere all’esigenza di restituire la vicinanza delle prestazioni ai territori”. D’altra parte, l’obiettivo dichiarato nel testo del provvedimento è quello di  “avvicinare sensibilmente al cittadino e ai territori l’erogazione di tutte le prestazioni socio-sanitarie”.

Il posto della Ats verrà preso dall’Ares (Azienda regionale della salute), che conserverà una serie di funzioni: sarà centrale unica degli acquisti e gestirà la selezione del personale. Gli altri enti del sistema sanitario regionale sono l’Arnas (Azienda di rilievo nazionale e alta specializzazione Brotzu), le Aziende ospedaliere universitarie di Cagliari e Sassari (Aou), l’Azienda regionale dell’emergenza e urgenza della Sardegna (Areus). La riforma prevede anche diverse modifiche nell’organizzazione degli ospedali con il Microcitemico che uscirà dall’orbita del Brotzu, il più importante ospedale della Sardegna, per confluire nella Asl 8 cagliaritana, e l’Oncologico del capoluogo che in futuro dovrebbe essere separato dal Brotzu e trasferito presso l’Azienda ospedaliero universitaria di Cagliari. Il Marino di Alghero infine sarà annesso all’Aou di Sassari.

“Un passo decisivo nella direzione che abbiamo tracciato sin dall’inizio di questa legislatura” ha dichiarato l’assessore regionale della Sanità, Mario Nieddu. “Restituiamo ai territori autonomia e allo stesso tempo, con l’istituzione dell’Ares, manterremo centralizzati quegli aspetti, come gli acquisti e la gestione del personale, che consentiranno di realizzare una spesa efficiente attraverso le economie di scala, a vantaggio di tutto il sistema regionale”.

“Abbiamo importanti sfide davanti a noi. L’emergenza Covid-19  ha cambiato e sta cambiando il modo di concepire l’assistenza sanitaria in tutto il mondo” ha detto ancora l’assessore. “Puntiamo a un sistema moderno in cui sviluppare la telemedicina, potenziare le cure territoriali, realizzare integrazione socio-sanitaria e non solo. La riforma” ha concluso “è la base solida di un progetto coraggioso, di ampio respiro che riporta al centro le nostre comunità e i loro bisogni”.

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