Carenze farmaci, diktat del Parlamento Ue alla Commissione: “Servono ricette urgenti”

Carenze farmaci, diktat del Parlamento Ue alla Commissione: “Servono ricette urgenti”

Roma, 18 settembre – “Assicurare gli approvvigionamenti nell’interesse del paziente, garantire l’accesso ai trattamenti medici per tutti i pazienti dell’Unione europea e ripristinare l’indipendenza sanitaria europea”. 

È questo il diktat contenuto nella risoluzione approvata ieri dal Parlamento europeo sulle carenze di medicinali che prende le mosse dal Rapporto approvato a metà luglio dalla commissione del Parlamento europeo per l’Ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (Envi). Nel mirino dei parlamentari europei le cause profonde del fenomeno ricorrente delle carenze di medicinali notoriamente aggravato dalla crisi sanitaria determinata dalla pandemia di Covid-19.

“La carenza di medicinali è una grave minaccia per il diritto alle cure mediche essenziali per i pazienti nella Ue, in quanto provoca disuguaglianze tra i pazienti in base al Paese di residenza e può creare perturbazioni del mercato unico” sottolinea la risoluzione, riaccendendo i riflettori sulla necessità di riportare ripristinata la disponibilità e accessibilità dei farmaci riportandone la produzione in Europa.

“La risoluzione del Parlamento Ue arriva nel momento giusto” commenta Enrique Häusermann, presidente di Assogenerici (nella foto). “Siamo già al lavoro con l’Aifa per garantire un sistema di gestione del fenomeno delle carenze e delle indisponibilità sempre efficace nel tutelare la continuità di cura per i pazienti e nel garantire un sistema di controlli e monitoraggio più preciso, evitando appesantimenti burocratici ma avendo come faro la soluzione alle cause reali dell’indisponibilità di farmaci in talune aree terapeutiche. È anche attraverso questa collaborazione istituzionale”  conclude Häusermann “che potremo affrontare efficacemente il fenomeno, per fortuna molto limitato nel nostro Paese”.

Nel documento approvato ieri a Bruxelles si legge che  “il 40 % dei medicinali finiti commercializzati nell’Unione proviene da Paesi terzi, il che si traduce in una perdita di indipendenza dell’Europa sul piano sanitario. Sebbene l’Europa abbia una solida impronta produttiva, la catena di approvvigionamento fa ricorso massiccio a subappaltatori all’esterno della Ue per la produzione delle materie prime in considerazione del costo del lavoro inferiore e della presenza di norme ambientali meno rigorose, facendo sì che dal 60 all’80% dei principi attivi dei medicinali venga fabbricato al di fuori dell’Unione, segnatamente in Cina e in India”. Per dare un’idea di quanto sia alto il grado di dipendenza del mercato europeo da questi Paesi, basterà dire che essi producono oggi il 60 % del paracetamolo, il 90 % della penicillina e il 50 % dell’ibuprofene di tutto il mondo.

La risoluzione sottolinea anche il fatto che ad oggi “l’accesso limitato ai principi attivi necessari per la produzione di medicinali generici pone una sfida particolare” e che “la perturbazione della catena di approvvigionamento globale derivante dalla pandemia di Covid-19 ha messo ancor più in risalto la dipendenza della Ue dai Paesi terzi nel settore della sanità”

Di qui il pressante invito al governo dell’Unione ad “adottare rapidamente le misure necessarie ridurre la dipendenza della Ue nei confronti dei Paesi terzi”  e a elaborare una mappatura dei siti di produzione dell’Unione europea nei Paesi terzi, ma anche una mappatura in evoluzione, da utilizzare come riferimento, dei siti di produzione esistenti e potenziali nel territorio dell’Unione, “per poter sostenere, modernizzare e rafforzare le loro capacità”.

Quella che suggeriscono i parlamentari europei è dunque una decisa inversione di rotta: bisogna riportare “a casa” la produzione, e farlo con decisione e nel più breve tempo possibile. Ma viene anche rilanciato l’invito all’adozione di un linguaggio comune: la risoluzione insiste infatti sull’importanza di una definizione armonizzata a livello Ue di “carenze”, “tensioni”, “interruzioni della fornitura”, “esaurimento delle scorte” e “costituzione di scorte eccessive”, termini sui quali non è infrequente registrare “incomprensioni” tra i Paesi membri. Inevitabile anche l’invito alla Commissione europea  e l’invito alla Commissione a garantire che la propria strategia per il settore farmaceutico sia effettivamente volta a “contrastare le pratiche commerciali inammissibili in qualunque fase del circuito dei medicinali” e a mantenere accesi i riflettori sul differenziale dei prezzi tra Stati membri, che “favorisce le esportazioni parallele verso i Paesi nei quali i medicinali sono venduti a un prezzo maggiore”.

Il primo obiettivo nella ridefinizione  non più rinviabile di una politica di settore europea deve essere quello, per il Parlamento comunitario, di  “rafforzare il mercato europeo dei medicinali al fine di accelerare l’accesso dei pazienti ai medicinali, rendere l’assistenza sanitaria economicamente più accessibile, ottimizzare il risparmio nei bilanci dei sistemi sanitari nazionali ed evitare oneri amministrativi alle aziende farmaceutiche”.

La risoluzione non dimentica ovviamente il tema dei generici e dei biosimilari, che – scrivono i parlamentari –  “consentono di rafforzare la concorrenza, ridurre i prezzi e realizzare risparmi a vantaggio dei sistemi sanitari, contribuendo così a migliorare l’accesso dei pazienti ai medicinali”.  Da qui la raccomandazione ad “analizzare il valore aggiunto e l’impatto economico dei medicinali biosimilari”, valutando anche “misure atte a sostenere la loro introduzione sul mercato”, e il sollecito alla Commissione di interventi finalizzati a stroncare le controversie tese a ritardare l’ingresso sul mercato dei medicinali generici garantendo “il rispetto della fine del periodo di esclusiva commerciale dell’innovatore”.

 

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