Indagine Doxa, l’impatto Covid sulle spese per il benessere: persi 6 miliardi rispetto al 2018

Indagine Doxa, l’impatto Covid sulle spese per il benessere: persi 6 miliardi rispetto al 2018

Roma, 30 settembre – Gli italiani continuano a sentirsi bene e, in larga parte, a essere attenti alla cura di sé e della propria immagine, ma la crisi Covid-19 ha inevitabilmente fatto sentire i propri effetti, con ripercussioni sugli acquisti di prodotti e servizi per il benessere, scesi nell’ultimo anno a 37 miliardi di euro, contro i 43 miliardi del 2018 (rilevazione: ottobre 2018).

Questo il dato principale che emerge dal Rapporto sull’Economia del benessere 2020, seconda edizione dell’indagine voluta da Philips e realizzata da Doxa per analizzare stili di vita, abitudini e tendenze di consumo degli italiani. Per quanto resti sostanzialmente invariata la quota di italiani che valutano positivamente il proprio stato di salute (81%), dall’indagine emerge un mutato orientamento nei confronti della prevenzione. Nel corso del 2020 si registra infatti un calo della frequenza delle visite al medico di famiglia e dello svolgimento di esami e accertamenti. Si è parzialmente supplito con consulti a distanza e online, al quale ha fatto ricorso il 56% degli italiani per quanto riguarda i medici di famiglia e il 35% per gli specialisti. 

Il rapporto evidenzia come l’emergenza Covid-19 abbia generato contraccolpi significativi sulle pratiche e gli acquisti orientate alla prevenzione, alla sana alimentazione e alla componente edonistica del benessere. Sebbene la ripartizione del paniere di spesa sia in linea con quanto rilevato nella prima edizione della ricerca (40% della spesa riservato alla sana alimentazione, contro il 41% del 2018, 23% per la  cura del corpo vs il  24% 2018  e 19% per l’ attività fisica a fronte del  20% del 2018)  sono i numeri in termini assoluti a far emergere un quadro sostanzialmente diverso.

La spesa in sana alimentazione ammonta infatti quest’anno a 14,9 miliardi di euro, registrando una contrazione del -15% rispetto ai 17,5 miliardi del 20; quella per la cura del corpo è scesa a 8,6 miliardi dai 10,2 miliardi della scorsa rilevazione (-15%), mentre quella per l’attività fisica è pari a 7,1 miliardi, segnando un decremento del -17% dagli 8,6 miliardi del 2018.

“Dopo mesi di lockdown” spiega una nota alla stampa “in cui i cittadini italiani sono stati soggetti a elevati livelli di tensione e incertezza, non e’ casuale che a reggere il confronto con la rilevazione precedente siano proprio la spesa per la gestione dello stress (4,8 miliardi  vs 4,9 miliardi 2018 pari a -2%) e per il sonno. Quest’ultima va addirittura in controtendenza, raggiungendo i 2,1 miliardi: una crescita del +16% rispetto agli 1,8 miliardi del 2018”.

Sostanzialmente in linea con quelli nazionali i dati registrati nel Lazio, dove la spesa per il benessere ammonta a 3,8 miliardi di euro, dei quali il 39% è riservato alla sana alimentazione, il 23% alla cura del corpo e il 20% all’attività fisica.  Gli abitanti della nostra Regione sono tra quelli che più hanno ridotto la propria spesa per il benessere, una diminuzione di circa 900 milioni di euro rispetto al 2018, per un calo percentuale del 19% (significativamente più alto del  14% della media nazionale). Contrazioni si sono registrate in tutti i settori, dalla sana alimentazione alla cura del corpo, dall’attività fisica alla gestione dello stress. In controtendenza solo la spesa per la qualità del sonno, cresciuta a quasi 230 milioni di euro dai 170 milioni del 2018 (+33%).

Quella sul versante della spesa sembra pero’ una delle poche conseguenze che il lockdown dovuto al Covid-19 ha avuto sugli abitanti della Regione. L’82% dei cittadini laziali valuta infatti positivamente il proprio stato di salute anche oggi, un dato in linea con la media nazionale e nettamente superiore a quello del 2018 (77%). Scende addirittura al 27% (contro il 31% del 2018) il numero di ‘stressati cronici’. In aumento solo la percentuale di quanti lamentano problemi di insonnia (59% vs 50% del 2018), una crescita comunque inferiore a quelle della media nazionale (salita al 59% dal 47% del 2018).

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